Lettera a me stesso. I siciliani e il privilegio di morire di più
Enzo,
"Epitelioma", nome dolce come caramella. Ma cancro alla bocca restava. Così nella sua opera breve e perfetta, "L'uomo dal fiore in bocca", Luigi Pirandello.
La fonetica beffarda si ripete; altro tipo di morte... caramellata: "mesotilioma", cioè morire per amianto.
Settanta persone ogni anno muoiono per la stessa causale, dopo atroci sofferenze: intossicazione d'amianto.
Ma non è fuorilegge da un ventennio, si domanda il cittadino confuso? Sì, ma non conta; importa, invece, che si muoia.
E ciò avviene (il rischio tossicità, anche letale); avviene in una serie di siti individuati da un organismo speciale (ONA, Osservatorio nazionale amianto), in contrasto con altra perimetrazione geografica espressa dal Ministero del lavoro, che potrebbe avere interesse a restringere le zone tossiche, a fini di previdenze contributive.
L'elenco ONA si riferisce a S. Filippo del Mela (Messina), Priolo Gargallo (Siracusa), Termini Imprese (Palermo), Lampedusa e Linosa (Agrigento). Non c'è, con nostra sorpresa, riferimento a Biacavilla (Catania), dove l'amianto scorre con l'acqua per la presenza naturale della floroduenite, con un tasso d'incidenza del nove per mille; né Gela (Caltanissetta), che denuncia casi mortali, per esposizione al micidiale minerale, insidiosissimo, perché si manifesta anche dopo anni.
Ora è arrivato il bando regionale di oltre dieci milioni di euro per la bonifica dei territori inquinati, atteso che resistono installazioni di amianto in molte abitazioni (rurali, soprattutto) e in zone portuali (Palermo, guida la classifica).
Sono state specificate (ma solo per amore dell'arte, non essendovi stato sviluppo preventivo concreto) quattro categorie di ricerche: 1) impianti industriali attivi o dismessi; 2) edifici pubblici e privati: 3) presenza naturale; 4) riferimento ad attività antropica.
La mappatura non specifica un tema sensibile primario: il coinvolgimento eventuale di vecchi edifici scolastici e case di reclusione, perché conterebbero abitanti a rischio forzoso, bambini cioè meno immunizzati, e detenuti senza alternativa spaziale.
Preoccupante è altresì l'uso dell'amianto (ancora impiantato!) in mandrie e rifugi occupati stabilmente da animali, i quali, attraverso latte, uova, carni macellate e concime diventano veicoli pericolosi.
Ma i siti interessati che sono ben 23 mila (!) hanno attivato procedure di difesa, riduzione (almeno) o eliminazione del rischio?
La scienza medica è esplicita: "Ovunque ci sia un mesotelioma la parte di causa da addebitare all'esposizione all'amianto, cioè la frazione eziologia attribuibile alla esposizione all'asbesto-amianto nell'insorgenza dei tumori alla pleura è altissima, anche se non esclusiva: 70-80%" (Così il dott. Rosario Tumino, diligente medico dell'ASP 7 di Ragusa, e, quel che più conta, responsabile del (COR Registro mesoteliomi della Sicilia, in un'intervista al... socialmente utile Rosario Battiato).
Una dolorosa certezza, oltre quelle rassegnate: a Siracusa, per esempio, ci sono stati ventuno casi di asbestosi rispetto ai tredici dell'anno precedente!
Certo, il fenomeno è nazionale: basti pensare a tanti campi-nomadi, le cui baracche hanno tetti e pareti di "ondulati", autentica riserva di amianto. Ma la malattia o la morte dei nomadi non fa notizia...
Si muore ovunque, perciò.
Ma in Sicilia abbiamo il privilegio di morire di più.
Siamo nati protagonisti. Un destino.
Enzo
(enzo.trantino@alice.it)
*Catanese, avvocato e deputato al Parlamento per nove Legislature
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