Dall'Italia

Napolitano a Bologna per la laurea ad honorem

31-01-2012

 

 

BOLOGNA. Insignito di una laurea honoris causa in scienze politiche, Giorgio Napolitano ha ribadito che le ragioni per cui, due mesi fa, fuori dagli "schemi ordinari", è nato il governo dei tecnici guidato da Mario Monti, sono più che mai valide e attuali, quindi deve andare avanti. La situazione, secondo il Capo dello Stato, richiede ancora senso di responsabilità delle forze politiche. Napolitano ha anche analizzato la crisi dei partiti, dicendo che hanno tante pecche da correggere ed è indispensabile che si rinnovino profondamente, ma aggiungendo che non devono essere demonizzati, perché sono essenziali.

Ha chiesto che dimostrino la volontà di rinnovarsi affrontando nei prossimi mesi le riforme più urgenti: quelle costituzionali, la legge elettorale, i regolamenti parlamentari.

Il discorso di Napolitano è stato ascoltato in religioso silenzio dagli accademici di Bologna e dai quattro ministri presenti nella solenne aula magna di Sant'Anna, e alla fine è stato salutato da un lungo applauso. Il governo Monti, ha detto il presidente della Repubblica, deve andare avanti per completare "lo sforzo appena intrapreso". Deve operare "in un clima costruttivo", con un "corretto confronto con le forze sociali", varando le misure di emergenza per le quali è stato insediato, misure necessarie per evitare "il rischio di un vero e proprio collasso finanziario pubblico" dell'Italia. E intanto, ha aggiunto, il Parlamento, le cui prerogative sono "fuori discussione", deve affrontare le altre questioni che da tempo attendono soluzione,in particolare quelle che è bene che siano risolte prima delle prossime elezioni politiche.

Il Capo dello Stato ha chiamato in causa apertamente i partiti, elencando le ragioni della loro crisi, crisi che si manifesta con una perdita di fiducia da parte dei cittadini. Da tempo, e non solo in Italia, ha detto, si manifesta un distacco della politica dalla cultura, una perdita di visione ideale, la rinuncia ad affrontare i problemi posti dalla globalizzazione (in particolare la definizione di nuove regole per arginare la finanza speculativa e i mercati globali). I partiti sono considerati inefficaci, poco persuasivi, non inclusivi, e scontano anche l'incapacità di prospettare alternative alle politiche di spesa che finora hanno garantito benessere. Sebbene ci sia adesso un governo senza rappresentati dei partiti, sebbene i partiti possano attraversare "periodi di involuzione e di decadenza, perdendo il senso del limite", "l'apporto della politica resta decisivo", e il ruolo dei partiti è insostituibile.

"Non si prenda l'abbaglio" di pensare che internet, la capacità di aggregazione e di manifestazione di consensi e dissensi sul web, possa sostituire i partiti, ha ammonito. Perciò, ha sottolineato Napolitano, "la sola strada che resta aperta è quella dell'auto-rinnovarsi dei partiti. Questo vorrei dire soprattutto ai giovani: tra il rifiutare i partiti e il rifiutare la politica, l'estraniarsi, con disgusto dalla politica, il passo non è lungo, ed è fatale, perché conduce alla fine della democrazia e quindi della libertà. Dei partiti, come della politica, bisogna avere una visione non demoniaca, ma razionale e realistica".

Ma i partiti, ha concluso Napolitano, devono abbandonare i comportamenti e le posizioni acquisite che hanno suscitato "reazioni di rifiuto devastanti", devono restituire ai cittadini elettori la possibilità di scegliere i loro rappresentati nelle istituzioni e devono selezionare i candidati a rappresentarli nelle istituzioni fra coloro che hanno "i necessari titoli di trasparenza e morale e competenza".

 

 

Scontri tra gli studenti di "Occupy Unibo" e la polizia

 

Di Michela Suglia

 

BOLOGNA. Le proteste siano rispettose della legalità e non degenerino in violenze. Così metteva in guardia il presidente della Repubblica appena laureato ad honorem a Bologna. Ma contemporaneamente, all'esterno del 'fortino' dell'aula Magna dove era in corso la cerimonia, gli studenti in corteo contestavano quella pergamena al Capo dello Stato, per loro 'Joe Napolitano'. E dopo vari tentativi di avvicinamento all'aula per incontrare il presidente (‘Te la diamo noi la laurea', era la sintesi su uno striscione), ad un lancio di uova la polizia li ha caricati. Si è conclusa così la giornata di proteste degli 'indignados' di 'Occupy Unibo', cominciata poco dopo le 10 contro un 'Re Giorgio' da smitizzare.

Accusato da poco meno di 200 ragazzi di essere "il primo responsabile di un futuro segnato dalla precarietà", oltre che "uno degli artefici del nuovo governo delle banche, il governo Monti-austerità".

Ma alle contestazioni ha fatto da contrappunto il pensiero di Napolitano: "Metto in guardia contro la pericolosità di reazioni a qualsiasi provvedimento legislativo - ha detto durante la lectio magistralis - che vadano bene al di là di richieste di ascolto e confronto, e anche di proteste nel rispetto della legalità, per sfociare nel ribellismo e in violenze inammissibili".

Il Capo dello Stato si è rivolto implicitamente alle varie categorie (tassisti, camionisti e altri) che nei giorni scorsi hanno dato vita a forti proteste contro i provvedimenti del governo. Attorno alla Aula Magna dell'Università, un centro blindato da un potente schieramento di carabinieri, polizia e finanzieri. Cordone che gli indignati hanno provato ad aggirare, ma verso mezzogiorno, dopo continui stop&go e corse nel traffico, si è arrivati allo scontro. Quasi inevitabile nella strettissima via dé Poeti. Da un lato della 'barricata' slogan e lancio di uova e pomodori, dall'altro manganellate. Alla fine due contusi tra gli 'indignados', un cronista di Repubblica colpito a testa e mano, e il questore vicario medicato sul posto.

La questura ha spiegato che sono stati usati dagli studenti anche spray urticanti e liquido corrosivo ("menzogne o allucinazioni da film" per Occupy Unibo). Non hanno 'sfondato' nemmeno i centri sociali Tpo e Sadir, la cui protesta più soft e separata si è conclusa con un blitz in Rettorato, e sacchi di spazzatura gettati verso la guardia di finanza. Netto il giudizio del presidente ieri pomeriggio ai cronisti che gli hanno chiesto un commento sulle contestazioni: "Le manifestazioni di dissenso e di protesta se sono motivate e si esprimono correttamente possono essere prese in attenta considerazione, altrimenti no. Francamente un commento sulle uova e sugli accendini non mi pare di doverlo fare".