Processo Mills. Appesa ad un filo la sentenza che sarebbe dovuta arrivare l'11 febbraio
MILANO. Potrebbe subire ancora un colpo la sorte altalenante del processo Mills, una partita che accusa e difesa stanno giocando sul filo dei tempi della prescrizione. Dopo la richiesta da parte della Procura Generale di dichiarare inammissibile o di respingere la ricusazione del collegio proposta da Silvio Berlusconi, a mettere a rischio l'arrivo del verdetto prima che il reato, in base ai conti del Tribunale, sia prescritto, ieri è stata la prima Corte d'Appello: ha deciso di fissare entro metà febbraio una camera di consiglio per discutere nel merito l'istanza dell'ex premier la quale è così diventata automaticamente ammissibile.
È appesa dunque a un filo la sentenza del processo in cui l'ex capo del governo è imputato per aver versato 600 mila dollari al legale inglese in cambio di testimonianze reticenti nei processi All Iberian e per le tangenti alla Gdf. Sentenza che, in base alla tabella di marcia fissata dai giudici della decima sezione penale giovedì scorso, sarebbe dovuta arrivare l'11 febbraio e che ora, per via della ricusazione, potrebbe ancora slittare. Con tanto di ‘giallo' sulla prescrizione: secondo i conti degli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo, sarà oggi; per il Tribunale, tra il 15 e il 17 febbraio, per altri al più tardi tra il 18 e il 19 febbraio, mentre, stando al capo di imputazione, cadrà a maggio.
E poi ci sono da aggiungere due scuole di pensiero: chi sostiene che, per via della ricusazione, i termini della prescrizione si bloccano alla soglia della camera di consiglio (non si può emettere sentenza), e chi invece sostiene che continuano a decorrere senza alcuna sospensione.
Ma proprio la decisione del collegio Vitale-Interlandi-Lai, che cinque giorni fa ha tagliato tre testi della difesa e fissato per oggi l'esame di Berlusconi appellandosi alla ragionevole durata del processo e all'imminente prescrizione, ha portato l'ex premier a chiedere la ricusazione dei tre giudici. Le contestazioni: "anticipato giudizio", istruttoria dibattimentale "a senso unico" dovuta all'audizione dei testimoni indicati solo dal pm e, considerando inutili le prove portate dalla difesa, convinzione della "colpevolezza dell'imputato". Una istanza di ricusazione che l'avvocato generale Laura Bertolé Viale, nel suo parere, ha chiesto alla Corte d'Appello di dichiarare inammissibile o respingere: nessuna anticipazione di giudizio ma esercizio delle proprie funzioni e "dovere di portare a termine un processo" prima che venga sepolto dalla prescrizione. Ma nel pomeriggio dalla Corte d'appello è trapelato: nessuna decisione de plano, si fissa una camera di consiglio entro la metà di febbraio.
Dunque la ricusazione è, automaticamente, ammissibile e il processo rimarrebbe ‘salvo' se, come si sostiene, la prescrizione del reato scatta a maggio. Intanto oggi riprende il processo ma Berlusconi non dovrebbe essere in aula per l'esame. Dunque si sentirà solo il suo consulente tecnico. Non così ieri mattina: il leader del Pdl si è presentato per pochi minuti in udienza preliminare, davanti al gup Maria Grazia Domanico, per annunciare di voler rendere dichiarazioni spontanee e di avere intenzione di farsi interrogare per la vicenda dell'intercettazione Fassino-Consorte relativa al caso Bnl-Unipol. Tutto è stato rinviato al prossimo 7 febbraio.












