Vertice Ue. La parola d'ordine nella bozza di accordo
Il vertice europeo di Bruxelles prova a smuovere il macigno dei debiti sovrani senza più trascurare, come accaduto nel recente passato, l'urgenza di avviare politiche di crescita e di occupazione. Non più solo austerità, è la parola d'ordine passata nella bozza di accordo, ma anche crescita per tagliare la strada al debito pubblico. E' il compromesso a lungo cercato da quei Paesi, come l'Italia, convinti che la sola disciplina di bilancio non fosse sufficiente per tirare l'Europa fuori dalle difficoltà. E' un successo della linea messa a punto da quanti, in primis il governo Monti, hanno sempre diffidato della ricetta tedesca basata sul rigore monetario.
La cancelliera Merkel ha accettato questa correzione, evitando così di ritrovarsi in una pericolosa condizione di isolamento politico dopo aver condotto le danze nell'ultimo anno. L'immagine simbolica dell'avvio del nuovo corso è tutta nel vertice trilaterale Monti-Sarkozy-Merkel che si è tenuto a ridosso del vertice ufficiale dei Capi di Stato e di governo.
Il direttorio Parigi-Berlino non c'è più e ha ceduto il passo a un concerto più ampio. Alla disciplina di bilancio, che rimane la stella polare, si affiancherà una politica per la crescita e l'occupazione per la quale, ha assicurato Barroso, sono spendibili quegli 82 miliardi di euro dei fondi strutturali stanziati e mai impiegati dai Paesi assegnatari.
La Merkel ha tentato fino all'ultimo un colpo di teatro, con la richiesta, mai formalizzata, di commissariare la Grecia: ipotesi liquidata come "inaccettabile" dal presidente dell'eurogruppo Juncker.
Con il Patto fiscale è tutta l'Europa che entra in una stagione nuova e su un terreno inesplorato. Per l'Italia si tratta, ad esempio, di dimezzare il proprio debito pubblico di circa 900 miliardi in venti anni, con modulazioni diverse a seconda dall'andamento del ciclo economico. E' un impegno oneroso, se è vero che Giorgio Napolitano, da Bologna, ha messo in guardia sull'uscita indolore dalla crisi. Sarà un'Italia più povera materialmente? "E' possibile", è la risposta di Napolitano.
E' quasi una certezza invece secondo un rapporto di Moody's. L'agenzia di rating ha ipotizzato per il 2012 una perdita secca per il reddito delle famiglie e una crescita negativa del Pil stimata intorno all'1%: ove mai dovessero realizzarsi queste previsioni, significa che il governo, a causa del minor gettito fiscale, dovrebbe rimettere mano ai conti per centrare l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013.
Sono difficoltà destinate a pesare a lungo e per superare le quali il capo dello Stato si è speso ancora oggi per la stabilità dell'attuale esecutivo perché "è nell'interesse comune che lo sforzo appena intrapreso con significative proiezioni in sede europea continui e si sviluppi in un clima costruttivo". Non c'è spazio, è il monito di Napolitano, per coltivare sogni elettorali perché questo esecutivo è nato dal "logoramento della maggioranza di Governo e dall'emergere di un rischio di vero e proprio collasso finanziario pubblico".
Ai partiti suggerisce, piuttosto, di verificare "la possibilità di definire o di prospettare credibilmente revisioni di norme della seconda parte della Costituzione" dando prova "del loro senso di responsabilità ". Un appello quasi accorato, vista la sostanziale impasse del quadro politico sulla materia.
Le risposte a Napolitano sono quelle note: sono tanti sì, ognuno declinato in modo differente. Il Pd, dice Anna Finocchiaro, è pronto con le sue proposte sulle riforme istituzionali "con particolare attenzione alla legge elettorale".
Non meno pronto è il PdL, chiosa Gasparri: superamento del bicameralismo, riduzione dei parlamentari e legge elettorale. Si tratta della foto di sempre che registra due diverse priorità per il centrosinistra e il centrodestra. Posizioni all'apparenza inconciliabili, ma destinate per forza di cose a trovare un comune terreno di discussione se davvero si vuole mettere un termine alla quarantena della politica.
L'immagine di Obama sui media è negativa
19-05-2012










