Primarie Gop. Romney stravince in Florida, ma Gingrich non getta la spugna
Mitt Romney è felice. Già a poche ore dalla chiusura dei seggi, l’ex governatore del Massachusetts sapeva di avere ormai in pugno la vittoria alle primarie della Florida.
MIAMI. "Sta arrivando il nostro momento. Da domani ogni giorno che passa andrà sempre meglio".
Mitt Romney è felice. Già a poche ore dalla chiusura dei seggi, l'ex governatore del Massachusetts sapeva di avere ormai in pugno la vittoria alle primarie della Florida. I risultati finali ancora non sono arrivati, ma gli ultimi sondaggi lo davano davanti a Newt Gingrich, l'ex speaker della Camera, con uno scarto "double digit", a due cifre, praticamente incolmabile.
Il dubbio sembra essere uno soltanto: quale sarà il vantaggio esatto di Mitt su Newt nel "Sunshine State", il primo a contare davvero in queste primarie repubblicane, con 50 delegati offerti al vincitore (in altri Stati c'è una distribuzione proporzionale, in Florida chi vince prende tutto).
Lo stesso Gingrich già ieri mattina parlava da perdente in Florida, senza citare il voto della Florida e rimanendo convinto di farcela in una gara che secondo lui sarà all'ultimo sangue. Prima di andare in un seggio allestito in una chiesa battista di Orlando, Gingrich ha detto ai giornalisti: "Siamo lungi dall'essere alla fine della gara, il cammino è ancora molto molto lungo", cioè fino alla Convention finale di agosto.
Per ottenere la nomination ed affrontare l'inquilino della Casa Bianca Barack Obama occorre l'appoggio di almeno 1.144 delegati. Secondo i dati forniti dalla Quinnipac University, Romney si aggira in Florida attorno al 43%, Newt appena al 29. Una vittoria netta, che dopo il capitombolo della South Carolina ovviamente lo rilancia nella corsa verso la nomination, che secondo la maggior parte degli esperti americani difficilmente potrà sfuggirgli. Salvo colpi di scena.
Tuttavia, la macchina elettorale dell'ex Speaker tiene botta e assicura che darà filo da torcere sino alla fine: "Malgrado il messaggio che lo staff di Romney vuole lanciare al Paese e ai media, siamo appena all'inizio della partita", osserva minaccioso Martin Baker, il direttore della campagna nazionale di Gingrich.
"Quando speri che la partita duri molto - ribatte Romney - è il segnale che stai perdendo terreno".
In palio ci sono 50 delegati alla convention che quest'anno si terrà proprio a Tampa, al Convention Center, tra il 27 e il 30 agosto, nello stesso luogo dove ieri sera Mitt Romney aveva dato appuntamento ai suoi fan e ai media di tutto il mondo per l'ennesima festa elettorale.
Ma Gingrich continua a sperare: ad aiutarlo sono le nuove regole che prevedono spesso una redistribuzione proporzionale dei delegati e sono pochi gli Stati in cui, come in Florida, chi vince si prende tutto. In più, lo staff dell'ex Speaker punta a rifarsi già il mese prossimo negli Stati del West: il 4 febbraio si voterà in Nevada, il 7 in Colorado e in Minnesota e il 28 in Arizona.
Ma sempre il 28 anche in Michigan, lo Stato di cui il padre di Romney è stato Governatore negli anni Sessanta. Poi si passerà al ‘Super Tuesday' il 6 marzo, il super martedì con 12 primarie.
Quelle in Ohio, Massachusetts e Virginia, tre Stati popolosi e fondamentali, non dovrebbero sfuggire a Romney, anche perchè Gingrich non è riuscito a far inserire il suo nome sulla scheda elettorale in Virginia ed occorre scriverlo a mano per scegliere l'ex Speaker. Ma forse a questo punto avrà già capitolato.












