La città

Ha aperto i battenti la fiera FFNY che promuove l'eccellenza italiana. Torna di moda la qualità

Di Riccardo Chioni

02-02-2012

NEW YORK. Negli ambienti della moda italiana gli americani vengono stimati come "fashion addicted", attenti alle nuove tendenze e ieri non hanno disatteso l'appuntamento al primo giorno di esposizione delle collezioni autunno-inverno 2012 delle calzature Made in Italy.

L'edizione della fiera FFANY presso l'hotel Hilton che chiude domani è allestita dall'Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani (Anci) in collaborazione con l'Ice di New York per promuovere l'eccellenza italiana con una collettiva di calzature proposta da 23 aziende, di cui la metà al battesimo con il pianeta America.

Il console generale Natalia Quintavalle e il direttore dell'Ice Aniello Musella ieri hanno visitato gli alle-stimenti accompagnati dal presidente dell'Anci Cleto Sagripanti, titolare dell'azienda calzaturiera Manas, assieme a Diego Rossetti dell'omonimo calzaturificio e vice presidente dell'Associazione con delega per gli Usa.

Il mercato a stelle e strisce non ha deluso gli espositori desiderosi di trasformare questo appuntamento del FFANY in un'opportunità da cogliere in momento timidamente positivo per le vendite in America.Il mercato Usa è il terzo nella graduatoria italiana di destinazione con oltre 516 milioni di euro e 9.2 milioni di paia di scarpe importati dall'Italia nei primi nove mesi del 2011.

Si lascia alle spalle un 2010 che aveva già fatto registrare una crescita del 24.8 per cento in valore e del 13.3 per cento in volume rispetto al 2009.

"Abbiamo aumentato gli investimenti come Anci - riferisce il presidente - e portato più aziende perché crediamo che il 2012 possa essere un anno in cui si esce dalla crisi. Sono 23 le aziende e rappresentano un po' tutto il territorio con i distretti più importanti come Veneto, Marche, Toscana, Campania e Lombardia".

Alla collettiva per la presentazione della calzatura che si colloca nel segmento medio-alto all'Hilton partecipa anche un discreto numero di aziende che s'affacciano per la prima volta sul mercato Usa.

"È nella mission della Associazione - prosegue Sagripanti - portare aziende nuove sul mercato. Una buona metà partecipa per la prima volta al FFANY e questo è un dato positivo, perché in un momento comunque di crisi, assistere le nuove aziende ad investire nel nuovo mercato è positivo".

È tornata di moda la qualità al FFANY, che si presenta con il biglietto da visita Made in Italy, a garanzia.

"Il mercato statunitense - sostiene Diego dell'azienda Fratelli Rossetti - per noi italiani sta vivendo un momento molto favorevole, perché dopo la crisi è veramente un po' cambiata la percezione del consumatore americano rispetto ai prodotti di alta gamma. Quindi - sottolinea il vice presidente dell'Anci - oggi la cosa importante non è solo lo stile, è tornata di moda la qualità. Il consumatore è disposto sempre a spendere anche cifre importanti per le scarpe, però vuole essere assicurato sul fronte della qualità e il fatto che una cosa sia fatta in Italia, di per sè è una garanzia in questo senso".

Durante il suo tour, immersa nell'esposizione di centinaia di calzature sobrie, eleganti, sandali, strivali e anche qualche curiosità come la scarpa ispirata a Michael Jackson, quelle sportive tricolori col logo Maserati e ancora, bastoni da passeggio, borse, ombrelli e calzascarpe, Natalia Quintavalle ha riscontrato il particolare interesse degli americani all'eccellenza italiana.

"Gli espositori che ho visto e con cui ho parlato sembravano già aver avuto rapporti, qualcuno li ha consolidati e altri che li hanno avviati. Spero veramente - sostiene il Console Generale - che sia l'inizio di una presenza più costante, più strutturata della calzatura italiana. Vogliamo che i newyorkesi indossino scarpe italiane".

I progetti di interna-zionalizzazione avviati dall'Anci portano nuove aziende a scoprire l'America, sottobraccio a l'Ice.

"Questa organizzazione vede un gruppo di nuove aziende ad ogni edizione del FFANY: è un'impostazione che l'Ice - dice Aniello Musella - ha concordato insieme con Anci. A fianco delle tredici aziende novelle ci sono anche quelle storiche che hanno una grossa coda di mercato negli Stati Uniti".