Analisi e commenti

Governo a passo di corsa. Riforma del lavoro e liberalizzazioni il cuore della "fase due"

Di Pierfrancesco Freré

02-02-2012

La riforma del lavoro costituisce il cuore della "fase due" del governo, insieme alle liberalizzazioni. Dall'ultimo vertice europeo è emerso con chiarezza che la disoccupazione è il problema più grave dell' Europa: dunque è comprensibile la determinazione di Mario Monti di intascare velocemente un accordo con sindacati e industriali per modificare certi meccanismi che ostacolano la creazione di nuovi posti di lavoro.

Tuttavia i primi passi compiuti dal ministro del Lavoro Elsa Fornero hanno fatto capire che l'intesa è difficile: le parti sociali non hanno ancora trovato un accordo tra di loro e i sindacati - soprattutto - non vogliono sentir parlare di flessibilità, un termine dietro il quale temono si nasconda il superamento del famigerato art. 18.

Eppure quella del premier, uomo europeo dell'anno, appare una strada obbligata: la schiarita sui mercati, accompagnata da un significativo calo dello spread, può essere simile a quelle del tempo, del tutto momentanea.

L'agenzia di rating Fitch chiarisce che per rendere credibile la crescita, Monti deve ricondurre lo spread sotto quota 200, più o meno dove si trovava quando è scoppiata la crisi. Non è un obiettivo facile e forse nemmeno realistico se il premier per l'immediato parla di conquistare quota 300.

Il passare del tempo è un temibile nemico per il presidente del Consiglio. Soprattutto perché rischia di logorare la sua composita maggioranza il cui destino sembra essere quello di tornare a dividersi alla fine della legislatura. Pdl e Pd finora hanno sostanzialmente subito l'attivismo del governo tecnico (il cui indice di gradimento presso l'opinione pubblica appare stabile o in lieve crescita) ma adesso hanno la necessità di caratterizzare politicamente il proprio appoggio.

Non a caso i due partiti maggiori intendono modificare il pacchetto liberalizzazioni in Parlamento e avere maggiore influenza sul tavolo negoziale della riforma del lavoro. Non è in discussione l'appoggio al Professore (farlo cadere ora sarebbe pura irresponsabilità, avverte Silvio Berlusconi) ma il coinvolgimento nella stesura dei testi legislativi.

E' un equilibrio precario che il Cavaliere non intende turbare nemmeno con le manifestazioni di piazza che la sua base gli sollecita, proprio perché l'Italia si trova in una fase delicatissima di transizione. Per ora Berlusconi si accontenta dei riconoscimenti di continuità dell'azione economica dispensati da Monti.

I restanti temi sul tappeto sono così scottanti da indurre tutti alla circospezione per scongiurare rotture traumatiche. E' il caso della legge elettorale (i partiti minori respingono il modello spagnolo rilanciato oggi dal Pdl) e della questione morale.

Il caso Lusi (l'ex tesoriere della Margherita prontamente espulso dai democratici) semina imbarazzo nel Pd per il modo nel quale è emerso: nessuno sembrava attendersi in questo momento un episodio di malversazione di tale portata. Ci si chiede come sia stato possibile che i vertici del partito di allora non si siano resi conto del buco di 13 milioni di euro (26 miliardi delle vecchie lire), si propone di dare subito vita a una legge di disciplina dei partiti che attui l'art. 49 della Costituzione. Anche qui evidentemente non ci è resi conto che la norma aspetta da 60 anni... e parliamo della nostra Carta fondativa.

Se riesplode la questione morale, nessuno può ritenersi al sicuro, nemmeno l'esecutivo che ha già perso per strada qualche pezzo. Il Pdl avverte gli alleati di non provare a fare del caso Conti, senatore al centro di una controversa operazione immobiliare, un pretesto per alzare un polverone e per oscurare la gestione economica della Margherita.

pierfrancesco.frere@ansa.it