Giustizia. Polemiche sulla responsabilità civile degli inquirenti. Un ostacolo per il governo
La materia della giustizia rimane un terreno incandescente in Parlamento. Se n'è accorto ieri il governo quando, con voto segreto, l'Aula della Camera ha approvato, contro il parere del governo, l'emendamento della Lega alla legge Comunitaria con cui si introduce la responsabilità civile dei magistrati inquirenti. E' stato come un cerino lanciato sulla paglia: la polemica è divampata nel giro di pochi minuti con uno scambio incrociato di accuse fra Pd-IdV e PdL come non si vedeva da mesi. Il capogruppo del Pd è stato perentorio: il governo deve ritirare quella norma nel passaggio al Senato altrimenti, rincara Rosy Bindi, il Pd non la voterà.
Sull'esito del voto hanno tutti messo le mani avanti: Bersani ha accusato il PdL di aver tradito l'impegno preso di bocciare l'emendamento e ha escluso che nessun voto può essere arrivato dal Pd. Più cauto il leader dell'Udc. Casini, navigatore di lungo corso delle aule parlamentari, ha sentenziato: norma giusta messa nel posto sbagliato.
Insomma, il risultato (con 53 voti di scarto: 264 sì contro 211 no) è riconducibile in larga misura al centrodestra, ma è difficile escludere, come sostiene Bersani, che non ci siano stati voti aggiuntivi da altri gruppi parlamentari, a parte la certezza del voto favorevole dei radicali.
Come uscirne? Il PdL e l'Udc suggeriscono, con Osvaldo Napoli e Pier Luigi Mantini, di scorporare la norma contestata dalla legge Comunitaria per farla confluire in un provvedimento ad hoc da presentare al Senato insieme alla legge Comunitaria. Comunque vada, si tratta di un passaggio insidioso per il premier chiamato a pronunciarsi su una materia estranea al programma del suo esecutivo.
Con quella di ieri sono cinque le battute d'arresto subite dal governo in Parlamento. Si tratta, come spesso capita in politica, di bocciature rimediabili, ma sulla giustizia il governo è chiamato ora a una sovraesposizione politica che avrebbe volentieri evitato. Si tratta adesso per Monti di tenere questo dossier, aperto in modo inatteso, separato dagli altri più corposi e decisivi per le sorti del governo.
A partire dalla riforma del mercato del lavoro, tema cruciale che il presidente del Consiglio ha preso di petto, con toni per lui inconsueti, intervistato su Canale 5. I suoi giudizi tranchant sulla "monotonia" del posto fisso sono stati accolti da un'ondata di dissenso sul web. Bocciato in modo bipartisan dalle organizzazioni giovanili dei partiti, Monti ha invece potuto raccogliere i consensi di PdL e Terzo Polo (Gelmini e Casini) e la replica amareggiata di Bersani (il posto fisso è monotono per chi ce l'ha). Fuori dal coro, l'ex ministro Tremonti ha accusato Monti di aver fatto l'apologia del precariato.
Per sapere se i contrasti politici di queste ore sulla riforma del lavoro sono un fuoco di paglia o se, al contrario, sono destinati a pesare sul cammino del governo basterà attendere le prossime due o tre settimane. E' l'orizzonte temporale indicato ieri alle parti sociali dal ministro del Welfare, Elsa Fornero. Entro fine febbraio il governo vuole la riforma "con o senza accordo", è stato l'aut aut del ministro che ha potuto inserirsi nel solco tracciato dal premier con la sua intervista a Matrix.
L'esecutivo continua a godere, al netto degli incidenti parlamentari, del vento favorevole. I partiti sono ripiegati su se stessi, costretti a rimpannucciarsi di fronte ai nuovi scandali sulla gestione dei finanziamenti pubblici. Casini e Bersani hanno capito il vento che monta dal Paese e hanno sollecitato il Parlamento a mettere subito in discussione le proposte di legge per imporre uno statuto alla vita interna dei partiti.
L'immagine di Obama sui media è negativa
19-05-2012










