Dagli USA

Reintegrati i fondi a Planned Parenthood. La "Komen" fa marcia indietro

04-02-2012

 

Susan G. Komen for the Cure, la prestigiosa organizzazione di beneficenza contro il cancro al seno, per qualche ora è stata travolta da una furiosa polemica, dopo aver tolto i suoi finanziamenti a Planned Parenthood, un consultorio molto popolare che pratica anche le interruzioni della maternità. Ma visto il putiferio che si è scatenato, ha fatto marcia indietro poche ore dopo, chiedendo pubblicamente scusa.

Le polemiche erano scoppiate dopo che il sindaco di New York, Michale Bloomberg, giovedì sera, infuriato per i tagli, ha deciso di donare $250,000 di tasca sua per finanziare il programma federale Planned Parenthood. E con lui tanti altri milionari newyorkesi che della lotta contro i tumori al seno ( la Susan G. Komen for the Cure è l'associazione che ha "inventato" il fiocco rosa) ne hanno fatto una crociata.

E' vero che Planned Parenthood offre anche servizi alle donne per interrompere la maternità, ma il sindaco Bloomberg non poteva essere più chiaro: "Non si possono tagliare finanziamenti ad una associazione sociale di questa importanza solo perchè una minima parte dei servizi che offrono non sono graditi ad alcuni estremisti".

E' stato il la alla protesta. Nel giro di poche ore il Susan G. Komen Breast Cancer Foundation ha deciso di fare marcia indietro, annunciando che continuerà a versare fondi nel programma.

Inizialmente, su pressione dei gruppi anti abortisti, il Susan G. Komen Breast Cancer Foundation aveva deciso di sospendere I finanziamenti.

Dopo la dura condanna di Bloomberg sul web e in tutte le televisioni, i gruppi femministi e le associazioni progressiste avevano infatti accusato il gruppo che ha sede a Dallas, in Texas, di aver assunto un ruolo politico che non gli compete, appoggiando la crociata anti-abortista portata avanti ormai da mesi dall'ala più estremista del partito repubblicano.

Il taglio incriminato riguardava la somma di 680mila dollari versata dalla stuttura anti-tumore a questi ambulatori che forniscono assistenza medica alle donne, educazione sessuale, informazione sui metodi contraccettivi e prevenzione delle nascite indesiderate. Una struttura, la Planned Perenthood, che da tempo è al centro dello scontro politico: apertamente ‘pro-choice', a favore della scelta delle donne, secondo la destra praticamente si occupa esclusivamente di agevolare e promuovere l'aborto. Opposta la visione del partito democratico: spesso, sostengono soprattutto le militanti donne, questa struttura è l'unica che in molte zone remote del Paese offre assistenza medica di base gratuita a tutte le donne e solo marginalmente si occupa di interruzione di gravidanza.

Ad ogni modo, soprattutto nella rete è scoppiata la rabbia contro Komen: tantissimi donatori hanno espresso il loro disappunto annunciano di smettere di fare i loro versamenti.

Soprattutto minacciano di non marciare più con il fiocco rosa al petto, il simbolo delle sopravvissute al tumore alla mammella, nei prossimi mesi, quando in tantissime città, come ogni anno, si organizzeranno cortei per spingere la ricerca e la lotta al cancro.

Ma ovviamente c'era chi cantava vittoria: "La scelta di Komen di farla finita con l'industria dell'aborto è una ottima notizia. Soprattutto è una splendida notizia per la vita di tantissimi bimbi mai nati", aveva detto Tony Perkins, presidente del Family Research Council un' associazione che si oppone strenuamente a ogni ipotesi di interruzione volontaria della gravidanza.

Nella lettera di rammarico,

"La Komen si scusa con il popolo americano per le recenti decisioni che hanno messo in dubbio il nostro impegno e la nostra missione di salvare la vita delle donne".