Super Bowl. Il grande giorno è arrivato
INDIANAPOLIS. Il grande giorno finalmente è arrivato. Oggi pomeriggio i New York Giants e i New England Patriots rinnovano una rivalità stracittadina non esclusiva soltanto del football, e tornano ad essere protagonisti e antagonisti della 56ma edizione del Super Bowl. L'incontro, in programma oggi al Lucas Oil Stadium di Indianapolis con inizio alle ore 6.00 pm (ora di New York) sarà trasmesso dal canale televisivo NBC con una platea prevista di oltre un miliardo di telespettatori in tutto il mondo.
Come consuetudine, ai vincitori andrà il prestigioso trofeo Lombardi, simbolo di preminenza e di eccellenza del football americano, sport tra i più popolari e ricchi degli Stati Uniti e forse del mondo, ma anche e soprattutto espressione ai massimi livelli di fisicalità, potenza e forza brutale.
Per i Patriots, partiti favoriti e poi sconfitti a sorpresa nell'edizione del 2008 per 17-14, il match odierno ha tutte le caratteristiche di una rivincita testardamente inseguita e fortemente voluta. Per New York invece questo secondo confronto in quattro anni è un modo come un altro per ribadire una palese superiorità tecnica e strategica, emersa prima nella fase conclusiva del campionato, poi rinforzata prepotentemente nei playoff nonostante il massacrante tour de force di tre difficilissime partite, due delle quali fuori casa contro le prime della classe, Green Bay e San Francisco.Quanto questa supremazia possa pesare nell'ottica imprevedibile del Super Bowl lo dirà il campo. Fatto sta che i Giants, almeno la squadra dei più recenti successi, sembrano non solo superiori fisicamente ma appaiono più convinti e ferrati per bissare il titolo del 2008 di quanto non lo siano i Patriots.
A parte la quasi parità nella posizione di quarterback dove la bravura di Brady (Patriots) sarà comunque bilanciata dalla spontanea creatività di Manning con i due che equivalendosi si escluderanno a vicenda, i fattori che incideranno sulla gara e che probabilmente determineranno il risultato finale sono principalmente tre: difesa, special teams e direzione tecnica (coaching). Due di questi presupposti sono nettamente a favore dei Giants.
DIFESA - Tristemente famosi (per gli avversari) per i loro "placaggi" e per l'irruenza e la ferocia con cui riescono a sfondare gli attacchi avversari, i colossi difensivi dei Giants, in particolare Umenyiora e Pierre-Paul, non si faranno sfuggire la ghiotta occasione in mondovisione e a Brady "regaleranno" la stessa dose di aggressione con cui hanno neutralizzato Rodgers e Smith nei playoff. L'obiettivo principale infatti è contenere al minimo i danni dell'attaco dei Patriots e soprattutto limitare il raggio d'azione di Brady che con l'alter ego Gronkowski, mezzo acciaccato ma sempre pericolosissimo, potrebbe realizzare l'exploit vincente e cambiare il corso alla partita.
SPECIAL TEAMS - I marines del football, gli "special teams" (i reparti speciali formati da giocatori che si avventano sui calci piazzati e che spesso con i loro attacchi kamikaze riescono a cambiare il ‘momentum' della partita) sono gli eroi poco conosciuti ma di fondamentale importanza per una squadra di football. Impiegate per circoscrivere la forza d'urto dello sgusciante portatore palla avversario, spesso queste unità speciali riescono a cambiare il corso della partita con azioni kamikaze. Entrambe le formazioni sono maestre in questo tipo di strategia ma i Giants eccellono sopratutto grazie al guizzante Martin, folletto che fiuta la palla ovale come un cane da caccia fiuta la preda. Eroe del successo in overtime contro i 49ers due settimane fa, lo sgusciante Martin ha dimostrato di essere superiore al 24enne avversario McCourthy sia nelle partite precedenti come nello scontro diretto in campionato.
ALLENATORI (COACHING) - Se le preferenze per la difesa e gli "special teams" vanno ai Giants, quando viene il momento di scegliere tra Coughlin e Belichick... c'è poco da scegliere. Emotivo e passionale il primo, razionale e impassibile il secondo, Coughlin e Belichick sono maghi delle più complesse strategie tattiche e grandi motivatori, ma laddove si tratta di ispirare e trasportare la squadra su altri livelli, l'allenatore dei Patriots è impareggiabile. Non solo Belichick è uno dei coach più vincenti dela storia della Nfl, ma con quattro finali e tre trofei vinti il genio di New England è secondo solo al leggendario Chuck Noll (con quattro titoli conquistati) dei Pittsburgh Steelers. Insomma un carnet di tutto rispetto che probabilmente oggi non basterà per bloccargli un posto nell'Olimpo del football, anche se in condivisione, ma che sicuramente gli permetterà di tentare almeno di saldare quel conto lasciato in sospeso quattro anni fa e tonificare l'ancestrale e profonda rivalità che da decenni divide Boston da New York.
Gli italiani
Davanti alla tv per l'evento dell'anno. Ma con gli spaghetti
Di Paolo Tartamella
Immigrati di fresca data o con decenni di americanità alle spalle; facoltosi commercianti o artisti per vocazione; sportivi incalliti o tifosi occasionali, anche gli italiani negli Stati Uniti non sfuggono al fascino del Super Bowl. Con un comune denominatore: questa sera, pur attratti dall'evento americano per antonomasia, mangeranno italiano perchè se il football unisce le culture, il cibo le divide.
Che una squadra di New York sia in gioco, incuriosisce anche i tiepidi di spirito, ma come conferma la foto centrale (la Ferrari con il logo di Giants posseduta da un italiano d'Italia) il football è uno sport radicato nella comunità italiana. Leggete pure quanti sparuti sono i nostri connazionali che resteranno estranei alla serata sportiva dell'anno. Perchè, del resto, ignorare un evento che sintetizza l'americanità: la famiglia attorno a uno sport, lo spettacolo dell'intervallo, i passaggi commerciali venduti a peso d'oro. Tutto questo è anche America, l'America di cui ci affascinano i valori più genuini.
Giuseppe Capotorto, manager di "Amarone", "Azalea", "Luna Piena" e "Tramonti" a Manhattan.
Lo guardo con amici a Brooklyn a casa loro. Il cibo è americano, BBQ.
Giovanna Dukcevic, dentista, Upper East Side.
Lo guardo solo di sfuggita e solo per vedere chi vince. In verita, preferirei sempre una bella partita di calcio. Il vero appassionato è mio figlio Alessandro, lui ha sei anni, e un pò mio marito. Il cibo è sempre e solo italiano: panino con prosciutto e mozzarella.
Ludovico Scollo, studente Bocconi, New York.
Domenica sarà il mio primo Super Bowl, infatti per la prima vollta mi avvicinerò a questo fantastico sport. Sono appena arrivato a NY e sarà una bellissima occasione per immergermi nella cultura americana che tanto mi incuriosisce. Cercherò una location tipica americana che serva del cibo adatto a questo sport.
Mico Delianova Licastro, rappresentante del Coni negli Usa, Westchester County.
Guardo il football solo durante il Superbowl o le partite che si preannunciano ad alta tensione agonistica e di "qualità". In questo caso si tratterà delle due cose. Ho in programma di guardare la partita domenica mentre sono a Roma. Se andiamo fuori ad un pub (ce ne sono un paio che hanno grandi schermi e fanno vedere le partite della NFL regolarmente) il menù sarà humburgers, patate e birra. Se restiamo a casa di uno dei miei amici faremo una bella spaghettata prima della partita (in Italia, alle 12:30 Am ora di NY, ndr).
Joe Barone, direttore sportive Brooklyn Italians, Brooklyn.
Sono al nostro torneo a Pratt e lo quardiamo a Long Island. Per me sempre cibo italiano.
Franco Oliveri, graphic designer, Brooklyn Heights.
Guarderò il Superbowl a casa mia con un mio amico americano mangiando cibo italiano.
Francesca Guerrini, giornalista, Santa Monica, moglie del professore Cesare Romano della Loyola Law School di Los Angeles.
La televisione sarà accesa ma io guarderò solo la pubblicità e lo spettacolo alla fine del primo tempo. Vedremo il Superbowl a casa con amici che vanno e vengono. Cibo? Patatine, tortillas, guacamole e salsa non mancano. Ma a essere spazzati via alla velocità della luce saranno i piatti di mozzeralla e pomodoro, affettati e formaggi.
Luca Santaniello, jazzista, Harlem.
No, non lo guarderò.
Tani Taormina, proprietario della scuola di calcio giovanile The Modern School of Soccer, Astoria (Queens).
Lo vedrò solo se capita, da solo, e senza associarlo a nessuna cena particolare.
Anna Fiore, preside della Scuola d'Italia (Upper East Side).
Mi dispiace, ma non guardo Superbowl e in effetti non so nemmeno che cosa sia... scusate per l'ignoranza.
Domenico Carlucci, Manager finance.
Si quarderò il superbowl a casa forse con amici e certamente il cibo sarà italiano. Valeria Rizzo, studente PHD, Philadelphia.
Non sono una tifosa ma sono in America e voglio sperimentare tutte le feste, tradizioni e stranezze del posto! Guarderò il Super Bowl a casa con una decina di amici e colleghi. a cena sarà fifty/fifty anche perchè ognuno è libero di portare quello che vuole...la birra sicuramente americana e a fiumi.
Alexo Wandael, fotografo di moda, Midtown.
Lo vedo a casa di amici a hells kitchen mil cibo è americano.
Patrizia Scascitelli, pianista jazz, Upper West Side.
Mi dispiace ma non seguo il Superbowl ! (sono sempre e rimasta al calico).
Simona Premazzi, jazzista, West Harlem.
Non lo guarderò perchè ho da lavorare...
Jaime Catanzaro, proprietario pizzeria "Portobello" di Murray Street.
Sì, lo guardo in famiglia. Cibo sempre italiano, probabilmente pappardelle con ragù di manzo!
Floriano Pagliara, pugile professionista, Cecina, Livorno.
Rientro in Italia per il mese di febbraio ma spero di riuscire a connettermi con il canale americano per guardare il Superbowl. Guarderò la partita a casa di qualche amico, mangeremo o lasagne con tagliata alla fiorentina o uno spaghetto allo scoglio con pesce all'isolana,dipende se il gruppo deciderà per carne o pesce, l'importante sarà il buon vino a seconda sempre della scelta sul cibo rosso per la carne o bianco con il pesce..... dopo l'espresso: non ci faremo mancare in buon ponche alla livornese. Anche se a dire il vero non mi intendo ancora molto di questo sport ma sto incominciando ad appassionarmi, poi mi farà tornare un pò a New York. Faccio il tifo per i Giants alla faccia di quei pochi amici che fanno il tifo per i Patriots... buon Superbowl a tutti!
Massimo Lopez Pegna, corrispondente della Gazzetta dello Sport dagli Stati Uniti: sarà al Lucas Oli di Indianapolis.
Il Super Bowl lo vedrò allo stadio (lucky me) dunque con altri 60 mila, generalmente odio il cibo junk Americano, mi piacciono gli hamburger ma solo quelli buoni non certo dei fastfood.
Giuseppe Balzano, Downtown Brooklyn.
Certo che lo guardo, comodamente a casa mia sebbene purtroppo da solo. Il cibo è quello italiano che cucino con passione.
Pasquale Redavid, Carrol Garden.
Assolutamente sì che lo guardo con la mia famiglia a Union Street e con cibo rigorosamente italiano.
Giuseppe De Mattia, Bensonhurst, Brooklyn.
È un avvenimento che non mi perderei per nessun motivo al mondo e con me tutta la mia famiglia, parenti acquisiti ed amici (siamo più di trenta) a Bensonhurst. Cibo? Ultra-italiano, non scherziamo!
Dom Ciaccia, industriale del thè, Bronxville.
Sì, ma certo che guarderò, a casa con famiglia e amici (una ventina). La cena (tailgate) sarà Italianissima! Sarà preparata dal ristorante SD26 NY (San Domenico). Let's go Giants!!
Gerardo Carucci, direttore NIKE, Sao Paulo del Brasile.
Da due anni vivo in e gestisco la categoria calcio in preparazione dei mondiali del 2014. Sicuramente guarderò in televisione il Super Bowl. Il football è uno sport incredibile per la passione dei tifosi, l'atmosfera degli stadi e l'intensità del gioco. Quest'anno poi con NY in finale sarà ancora più emozionante. Amo New York, ci ho vissuto per alcuni anni e mi sento a casa nella città. Posso solo immaginare l'energia con questa sfida con i rivali di Boston. La cena sarà un misto tra cucina italiana e brasiliana.Go Giants!
Nicola Trombetta, commerciante, presidente delle Federazione delle Associazione campane, Bronx.
Guarderò il Super Bowl non come tifoso, ma ma da sportivo, senza troppe emozioni in quando non sono un appassionato del footbol. Sicuramente a casa mia con i miei figli, che al contrario di me sono PAZZI per questo sport. La cena o gli snack sono prettamente italiani, hanno ordinato un pane di sei piedi imbottito all'italiana accompagnato da birra e vino. Speriamo che vincano i Giants, così saremo tutti contenti.
Cesare Sassi.
Non credo che lo guarderò perchè non è tra i miei sport preferiti.
Gerardo Zampaglione, studente TUFTS University, Boston.
Sì, lo guarderò . È una vera e propria tradizione - lo seguo almeno dal 1998, quando c'era il mitico John Elway contro i Green Bay Packers. Lo guarderò probabilmente con il mio amico Ludovico appena arrivato dall'Italia in un bar di Union Square perchè la gran parte degli miei amici americani sono via. C'è anche la possibilità resterò a Boston con i miei colleghi. La cena sarà americana: tipicamente chicken wings.
Gian Paolo Restivo, manager "Da Umberto Restaurant", New York City.
Il Superbowl non fa parte della mia cultura (preferisco il calcio) e non sono attratto dalla superficialità dello show (quello che non c'entra con lo sport). Semmai se qualcuno mi invitasse a casa sua (a New York l'invito arriva sempre all'ultimo minuto...) la prendo come occasione di riunione e divertiemento, ma i miei occhi non saranno puntati verso lo schermo.
Hanno collaborato: Lorenza Cerbini, Antonino Ciappina, Domenico Delli Carpini, Valentina Gravina.
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