USA 2012. Romney stravince in Nevada e punta dritto sul presidente
NEW YORK. Barack Obama contro Mitt Romney. Oramai - salvo sorprese clamorose - è questa la sfida che si profila per l'Election Day del prossimo 6 novembre. Anche se la strada è ancora molto lunga e la battaglia in casa repubblicana è destinata a proseguire senza esclusione di colpi, con gli altri candidati alla nomination che - nonostante la nuova batosta subita in Nevada - non sembrano intenzionati a ritirarsi. Favorendo di fatto l'attuale inquilino della Casa Bianca, come sottolineano molti osservatori.
Romney comunque - dopo la terza vittoria nelle primarie, la seconda consecutiva - si comporta oramai come il vero anti-Obama. Dopo la nuova schiacciante vittoria in Nevada quasi ignora i suoi avversari del Grand Old Party e punta dritto sul presidente, come aveva già fatto giorni fa festeggiando il suo successo in Florida. Lì aveva detto senza mezzi termini: "È ora che Obama se ne vada". Da Las Vegas ha insistito: "Obama ha iniziato la sua presidenza chiedendo scusa per l'America, ora deve chiedere scusa agli americani. Perché l'America è stanca" e vuole "un presidente che sappia aiutare e risanare l'economia". Ma proprio questo - sottolineano in molti - potrebbe diventare il punto debole della linea di Romney: continuare ad attaccare Obama sul piano dell'economia nel momento in cui i dati mostrano una chiara inversione di tendenza, con il Pil in ripresa (anche se lentamente e al di sotto delle attese degli analisti) e una disoccupazione finalmente in calo all'8,3%, ai minimi dal 2009.
Le tanto criticate politiche di Obama sembrerebbero dare i loro primi frutti, insomma, con oltre 240.000 nuovi posti di lavoro creati solo nel mese di gennaio. Risultati che il presidente può sbandierare, accusando a sua volta il partito repubblicano di aver imboccato una deriva ostruzionistica che impedisce al Congresso di adottare quei provvedimenti che potrebbero rilanciare ulteriormente economia e occupazione.
Mentre si appresta a conquistare anche Colorado, Minnesota e Missouri (dove si voterà martedì), l'ex governatore del Massachusetts - spiegano alcuni osservatori - potrebbe quindi essere costretto a modificare la sua strategia anti-Obama, per evitare che quella attuale si trasformi in un boomerang. Anche se le incertezze sul futuro dell'economia americana - molte dovute a ciò che accadrà in Europa - restano numerose.
Come numerose sono anche quelle che riguardano la politica estera. Qui Romney deve vedersela col presidente che sta per chiudere un'epoca di guerre (Iraq e Afghanistan) e che ha ucciso Osama Bin Laden, il mandante degli attentati dell'11 settembre 2001. Tutti punti a favore di Obama, ossessionato però dall'incognita Iran.
Un conflitto col regime degli ayatollah è lo scenario che più preoccupa la Casa Bianca. E se le conseguenze di un tracollo finanziario dell'Europa o di parte di essa potrebbero manifestarsi negli Usa nel tempo, senza contraccolpi significativi da qui a novembre, il precipitare della situazione nel Golfo avrebbe conseguenze immediate che irromperebbero nella campagna elettorale, diventandone l'argomento principale.












