Primarie Gop. Romney, Gingrich e il problema dei clandestini
"Non ho mai detto che lo spagnolo è la lingua del ghetto", ha dichiarato Newt Gingrich durante il dibattito per la nomination repubblicana in Florida. Così si è difeso l'ex speaker della Camera dall'attacco di Mitt Romney, suo rivale principale.
La frase che Gingrich aveva detto non conteneva il termine spagnolo ma tutti lo hanno interpretato così quando qualche settimana fa aveva sostenuto che "bisogna eliminare l'istruzione bilingue e sostituirla con l'immersione in inglese così la gente imparerà la lingua della prosperità, non la lingua di vivere nel ghetto".
Ha ragione Gingrich di non avere specificato quale lingua si parla nel ghetto in relazione all'istruzione bilingue ma lo spagnolo è quella più popolare in questi programmi. Facile dunque concludere che l'ex speaker si riferisse alla lingua di Cervantes ed agli studenti di origine ispanica.
Romney ha usato in modo efficace questa frase considerata offensiva in non pochi annunci nei media ispanici in Florida dove il voto dei Latinos è importantissimo anche se non rappresentativo di quello del resto della nazione. I risultati ci indicano chiaramente che la vittoria schiacciante di Romney in Florida (47% a 27%) si deve in parte notevole al voto dei latinos dei quali l'ex governatore del Massachusetts ha ricevuto il 54% mentre Gingrich solo il 29%.
È ironico però che, fra i due candidati, Gingrich aveva espresso prese di posizione più moderate verso gli immigrati clandestini i quali sono in stragrande maggioranza latinos. Gingrich aveva detto, per esempio, che non si possono deportare persone che vivono da decenni negli Stati Uniti avendo già stabilito radici nella comunità. Si era dunque intravisto qualche spiraglio di compromesso nei repubblicani sulla questione dei clandestini. Inevitabilmente i cittadini americani di origine ispanica conoscono qualcuno o hanno legami indiretti con persone che vivono negli Stati Uniti senza documenti.
Romney aveva invece dichiarato che se eletto presidente imporrebbe il suo veto al Dream Act, disegno di legge approvato dalla Camera due anni fa ma poi bloccato dal Senato. Come si sa, il Dream Act sarebbe una specie di sanatoria per i giovani clandestini che si arruolassero nelle forze armate oppure completassero un corso di laurea. Si tratta di giovani che sono stati portati da piccoli dai loro genitori negli Stati Uniti, dove sono cresciuti sapendo poco o niente del Paese di origine.
Romney, per cercare di smentire la sua reputazione di moderato, si è trasformato in un "falco" nei confronti dei clandestini, dicendo che con la crisi economica questi individui si "autodeporteranno" e non bisogna dunque incoraggiarli con nessun tipo di servizio.
Il candidato numero tre in molti sondaggi, l'italoamericano Rick Santorum, ha anche lui sostenuto una linea dura citando spesso il fatto che suo nonno è venuto in America legalmente e che i clandestini devono lasciare il Paese.
Nessuno dei candidati repubblicani sembra offrire molte opzioni per risolvere la situazione dei clandestini. Loro ovviamente non votano né hanno lobby potenti che li rappresentano.
I latinos negli Stati Uniti, in linee generali, tendono a votare per il Partito Democratico ma la Florida è un caso a parte. Il Sunshine State ha 11,2 milioni di elettori, di cui il 13,1 % sono ispanici. Circa 450 mila sono iscritti al Partito Repubblicano mentre 564 mila fanno parte del Partito Democratico. Un terzo di questi elettori latinos sono di origine cubana e tendono ad essere conservatori perché legati all'ideologia anti-Castro e anti-comunista. Gli altri però sono di origine portoricana, messicana, centro e sudamericana e sono più favorevoli al Partito Democratico.
La questione dei clandestini preoccupa di meno i latinos di origine cubana perché quelli nati a Cuba sono stati agevolati dal governo americano che accolti come profughi. Per gli altri ispanici, invece, i legami con i clandestini sono più forti.
Ciononostante i due parlamentari della Florida di origine cubana Ileana Ros-Lehiten e Mario Diaz Balart sono favorevoli al Dream Act ma hanno appoggiato Romney nella recente primaria.
Comunque vada, il voto dei latinos in Florida potrebbe essere di vitale importanza anche nelle elezioni presidenziali del prossimo novembre. Basta solo ricordare che nella contestatissima elezione del 2000 George Bush vinse lo Stato della Florida, e la presidenza, ricevendo solo 537 voti in più del suo rivale democratico Al Gore. Ogni voto conta dunque e quello dei latinos potrebbe essere prezioso per l'esito finale.
*Docente di lingue all'Allan Hancock College, Santa Maria, California
(dmaceri@gmail.com).
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19-05-2012










