Delitto Melania Rea. I legali chiedono una nuova perizia del giorno del delitto
TERAMO. Come previsto Parolisi si affida al giudizio abbreviato e, per il momento, decide di bloccare e non affrontare davanti ai giudici della Corte d'Assise di Teramo il processo che lo vede accusato di aver ucciso la moglie Melania Rea nel boschetto di Ripe di Civitella del Tronto nell'aprile scorso. Sul momento rinuncerà però all'abbreviato se non verrà accolta una condizione che i suoi legali hanno inserito nell'istanza: l'affidamento di una super-perizia che fissi con precisione, una volta per tutte, giorno e ora della morte, come é stato materialmente eseguito il delitto e quale sia stata l'arma utilizzata dall'assassino. "La prova scientifica è centrale in questa inchiesta, è il cuore del processo - hanno commentato gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, ieri mattina al tribunale di Teramo per il deposito della richiesta -. Vogliamo il contraddittorio pieno sulle perizie" svolte dall'accusa, ritenute incerte per la difesa.
"Ora che il processo è stato fissato non ha prove da portare, rinuncia al dibattimento solo per avere lo sconto di un terzo della pena (con l'abbreviato in caso di condanna). Come sempre, solo annunci mediatici che non si traducono mai in scelte conseguenti", ha replicato immediatamente il legale della famiglia Rea, Mauro Gionni. È battaglia quindi prima ancora del processo, l'anteprima di quello che dovrebbe succedere il 27 febbraio se il gip de Rensis rigettasse la richiesta di abbreviato condizionato.
Parolisi ritiene di avere carte più che sufficienti per smontare attraverso una perizia più calzante gli elementi in possesso dei magistrati del pool della procura teramana che lo accusano di uxoricidio aggravato. È la stessa procura di Teramo - dicono Biscotti e Gentile - che nel capo B di incolpazione fanno scomparire il concorso, l'esistenza di complici che pure era stato sottolineato nella richiesta di arresto: "é un dato che dimostra la loro stessa perplessità sul caso".
Il caporalmaggiore insiste sulla super-perizia perché là non è mai stata trovata l'arma del delitto e non è provata quindi alcuna relazione tra essa e l'indagato; perché poi allo stesso modo non c'é "evidenza della prova" che Parolisi sia l'autore del depistaggio con il deturpamento del cadavere di Melania Rea. Anzi, sostengono nelle loro motivazioni i legali della difesa, esistono elementi sul coinvolgimento di altri nel delitto e che non sono stati eseguiti approfondimenti genetico-forensi sul Dna rilevato come richiesto da Parolisi. "Scelta legittima, prevista dal codice penale, ma - ribatte Gionni - certo, Parolisi aveva detto che non vedeva l'ora del processo per portare le sue prove a discarico...".
La decisione se il processo si terrà il 27 febbraio è nella facoltà decisionale del gip, Giovanni de Rensis: qualora accogliesse le istanze dell'indagato il fascicolo passerebbe al giudice dell'udienza preliminare, quinto giudice a prendere in esame il caso di Melania Rea, dopo quello di Ascoli, i due di Teramo e il collegio del Riesame dell'Aquila.












