La comunità

Una piazza d'Italia nel Queens

Di Massimo Jaus

07-02-2012

 

C'è una Italia nel Queens che forse pochi lettori conoscono. Io, almeno, ero tra questi. A dir la verità c'erano solo dei sospetti che questa zona di Queens fosse diventata più italiana nel corso degli anni per via dei negozi di alimentari e dei ristoranti che ultimamente hanno aperto i battenti. La conferma è venuta da Mario D'Elia, il noto esponente della comunità italiana di Queens, per tanti anni braccio destro dell'ex capo del consiglio Comunale di New York Peter Vallone e da Carmelo Cavaliere, ex presidente dell'Associazione di Sant'Amato di Nusco, club che ha la propria sede a Vernon Boulevard a Long Island City, sempre a Queens.

Un incontro per presentare il progetto della Piazza d'Italia, un triangolo di verde tra Francis Lewis Boulevard, la 163.ma strada e 23.ma Avenue nella zona di Whitestone che la locale comunità vuole costruire come tributo agli italiani d'America. Il progetto è stato concertato dalla Italian-American For Community Affairs, associazione della quale Giovanna D'Elia è presidente e sostenuta da una decina di organizzazioni e sodalizi locali. Il progetto dovrebbe essere realizzato entro il 2 giugno del 2013 per la festa della repubblica del prossimo anno. "Abbiamo ottenuto tutti i permessi da parte del comune di New York per questo progetto - afferma Mario D'Elia - ma non è stato facile perchè questo appezzamento di terra è di proprietà del Department Of Transportation del comune. Ed è un labirinto di enti, aziende e uffici che concedono i permessi di costruzione. Ma ci siamo riusciti".

"Questa zona ha una comunità molto presente - afferma Carmelo Cavaliere - è composta quasi tutta da quegli italiani di Corona e di Astoria che hanno lasciato i due quartieri per rimanere sempre a Queens, ma in questa zona più signorile".

Ed in effetti la zona di Whitestone è un po' come la suburbia newyorkese. Sono tutte case unifamiliari con il giardino, con il vantaggio che si trovano nella città di New York. In altre zone italiane di New York le vecchie "Little Italy" sono scomparse. Sono rimasti solo I negozi per il "business", ma gli italiani non ci abitano più. Basta pensare alla 18.ma Avenue a Brooklyn o ad Arthur Avenue al Bronx o a Mulberry Street a Manhattan, dove troneggiano ristoranti e negozi con bandiere italiane, ma di italiani, qui, non ce ne sono più.

La comunità si è trasferita. Dal Bronx è andata a Yonkers e a New Rochelle, da Brooklyn se ne è andata a Staten Island, da Mahattan se ne è andata in New Jersey. Quella di Queens, invece, era semplicemente "scomparsa". Corona pullulava di negozi italiani e di persone arrivate da poco dalla Penisola, così Astoria e Fresh Pond Road, come Bensonhurst, Bayridge, Gravesand a Brooklyn o Arthur Avenue e Morris Park Ave. al Bronx. La gente si è trasferita e non sempre si riesce a capire dove sia finita.

Ed è quindi con enorme sorpresa che girando per le strade vicino a dove dovrà vedere la luce la Piazza d'Italia si scopre che la chiesa di Saint Luke, così come quella di Saint Mel la domenica mattina alle 9 hanno la messa in italiano.

"E' una comunità molto discreta - afferma Carmelo Cavaliere - gente che lavora, che non crea problemi e che è molto attaccata al paese di origine".

"È per questo - gli fa eco Mario D'Elia - che abbiamo lanciato questo progetto. Per far vedere a New York che la nostra comunità è sempre presente".

Nel progetto si vede una piazza triangolare con l'ingresso attraverso un arco stile romano. "Metteremo dei mattoni dedicati a tanti italiani d'America che hanno contribuito a far crescere questa Nazione. Ed è per questo - conclude Mario D'Elia - che abbiamo chiesto ai bambini delle scuole di Queens di proporci dei nomi di italiani poco conosciuti alla grande comunità che con il loro lavoro e il loro esempio hanno reso grande questa Nazione".