Dall'Italia

Lavoro. Oggi incontri sindacati-imprese. Camusso: "L'obiettivo è l'intesa"

08-02-2012

 

ROMA. Diplomazie in campo, ma restano le distanze ed un clima acceso sulla riforma del mercato del Lavoro. "Quando c'é un confronto in corso, l'obiettivo di tutti è provare a fare un'intesa", dice la leader della Cgil, Susanna Camusso. Che avverte: "Per questo ho trovato fuori luogo una continuità di esternazioni" da parte del Governo, come nel dibattito aperto sul tema del posto fisso. L'articolo 18 "é una norma deterrente e proprio per questo non va cancellata", ribadisce Camusso: "Non è il tema di cui dobbiamo parlare". È il nodo che può far saltare il confronto, e che rimarca la distanza tra la Cgil, la posizione del governo, ed il pressing delle imprese. Contrap-posizioni nette Ma restano aperti canali informali di confronto tra le parti sociali e con il governo) alla vigilia del nuovo giro di incontri di sindacati e imprese, dopo quelli a livello tecnico che si sono tenuti ieri. E che sono serviti a mettere a punto, alla luce del diverso approccio del governo, le linee condivise dai sindacati a metà gennaio.

Oggi pomeriggio si incontreranno i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti nella sede della Uil (alle 17). Poi si sposteranno nella foresteria di Confindustria per l'incontro con il presidente degli industriali, Emma Marcegaglia (alle 19). Un doppio ‘vertice' in vista del tavolo, il terzo, con il governo sulla riforma del mercato del lavoro: a quanto si apprende la convocazione (che era attesa per giovedì) non arriverà per questa settimana, ma per per un incontro che ci sarà non prima dell'inizio della prossima.

Intanto, come aveva garantito all'ultima riunione del tavolo, il ministro del Lavoro Elsa Fornero mantiene aperto un canale di confronto con le parti sociali. Anche con incontri bilaterali informali: ieri ha visto una delegazione di Rete Imprese Italia, con il presidente di turno Marco Venturi.

E mentre l'Ocse afferma che l'articolo 18 "non è il punto fondamentale" della riforma del lavoro, il numero uno della Cisl Raffaele Bonanni ribadisce il no alla soppressione ma conferma l'apertura sulla possibilità di intervenire sui licenziamenti per motivi economici e sui tempi delle cause di lavoro, come la Uil.

"Siccome l'attacco che stanno portando all'articolo 18 è pericoloso - afferma Bonanni - noi dobbiamo riuscire a separare" tra le questioni: "un conto è la vicenda economica ed un conto è la discriminazione e l'abuso nei confronti di persone. Quindi noi diciamo no alla soppressione dell'articolo 18; siamo d'accordo a rivedere i tempi del giudizio ed alcuni aspetti che riguardano il giudizio".

Secco il no della Fiom: "Lo diciamo con chiarezza: l'articolo 18 deve essere tolto dal tavolo della trattativa", sostiene il leader delle tute blu della Cgil, Maurizio Landini: è "un diritto di civiltà che va difeso": senza questa tutela "tutti sono ricattabili", si rischia di "rendere possibile una pulizia etnica nelle fabbriche". Peraltro, sottolinea il Dipartimento mercato del lavoro della Cgil nazionale, su circa 31 mila cause contro licenziamenti illegittimi avviate dalla confederazione di Corso d'Italia per conto di altrettanti lavoratori, le decisioni del giudice nel senso del reintegro nel posto del lavoro sono state appena 300 (l'1%) in media negli ultimi cinque anni. Sui circa 300 ordini di reintegro nel posto di lavoro decisi dai giudici, in media tra il 2007 e il 2011 le persone effettivamente reintegrate sono state solo 70 mentre le altre 230 hanno scelto il risarcimento.