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Siria. Bombe su Homs: 100 morti e strage di neonati

09-02-2012

 

BEIRUT. Forte della protezione politica della Russia, il regime siriano prosegue senza sosta la sua "azione anti-terrorismo" nella regione centrale di Homs, a Zabadani a ovest di Damasco e nella regione meridionale di Daraa, mentre testimoni locali e attivisti denunciano l'uccisione ieri di circa un centinaio di persone e la morte di 18 neonati in un ospedale della stessa martoriata Homs.

I bombardamenti con mortai e proiettili di carri armati sono ripresi all'alba di stamani non solo su Bab Amro, rione nella parte sud-occidentale della terza città del Paese, ma anche a Khaldiye e Bayada (nord e nord-est), a Wadi al Arab e Waer (ovest). Testimoni locali raggiunti via Skype a causa dell'isolamento delle comunicazioni telefoniche locali hanno riferito della distruzione quasi totale di Bab Amro, dove tra l'altro fino a martedì erano rifugiati anche alcuni giornalisti e fotografi occidentali, tra cui un italiano, di cui non si ha più notizia da 24 ore.

Le truppe fedeli al presidente Bashar al Assad sono avanzate anche nel quartiere centrale di Inshaat, aprendosi la strada con lanciarazzi e mitragliatori per la contraerea montati sui blindati Shilka di fabbricazione russa e avvicinandosi così a Bab Amro, finora raggiunta da mortai e colpi di artiglieria dell'esercito presente nel campus dell'Università al Baath nella parte meridionale della città. Quei pochi testimoni sul posto che riescono a far sentire la loro voce con telefoni satellitari o tramite Skype usando modem satellitari denunciano la quasi assenza di pane, medicine e materiale per il primo soccorso dei feriti negli ospedali da campo allestiti nelle abitazioni. Le autorità hanno anche privato alcuni quartieri dell'acqua corrente e dell'elettricità. Per questo, affermano gli attivisti, diciotto neonati dell'ospedale al Walid sono morti nelle incubatrici non più funzionanti. Una notizia che non può esser confermata sul terreno e finora non documentata da nessun video amatoriale. Un altro racconto dell'orrore che giunge da Homs, ma la cui veridicità difficilmente potrà essere verificata, riguarda il destino di tre famiglie - Ghantawi, Tirkawi e Zamel - tutte sunnite, i cui venti membri compresi donne e bambini sono stati uccisi con colpi di arma da fuoco alla testa e poi sgozzati nelle loro case nel quartiere di Karm az Zaytun. L'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) accusa del crimine le milizie lealiste composte per lo più da alawiti, la minoranza sciita a cui appartiene la famiglia presidenziale. I media ufficiali danno invece poco risalto alla situazione a Homs, ma denunciano gli attentati terroristici compiuto da non meglio precisati gruppi armati contro una raffineria di petrolio, contro poliziotti e civili con un'autobomba e contro l'esercito con colpi di mortaio e lanciagranate. L'agenzia Sana ha anche riferito dei funerali oggi di 13 tra militari e agenti di polizia uccisi ieri in diverse località del Paese da terroristi.

Gli attivisti parlano dal canto loro di operazioni militari governative nell'area di Zabadani, località a ovest di Damasco e a ridosso del confine col Libano, e nella regione meridionale di Daraa e in quella nord-occidentale di Idlib. Per il momento, di civili uccisi identificati si contano, sul sito dei Comitati di coordinamento, 22 persone. Ma è un bilancio destinato a rimanere incompleto a causa della difficoltà, in particolare a Homs, di verificare sul terreno il numero dei morti e di identificare i corpi nelle strade o sotto le macerie degli edifici distrutti dai bombardamenti.