Economia

Implacabile la scure di Moody's: raffica di tagli a banche, assicurazioni, enti locali e società

17-02-2012


ROMA. Raffica di tagli di rating o revisioni di prospettive da parte di Moody's a banche, assicurazioni, enti locali e società partecipate dallo Stato in Europa, di cui molti italiani. L'operazione arriva a "cascata" del calo del giudizio sui rating sovrani di Italia (tagliato da A2 ad A3), Spagna, Portogallo oltre che Slovenia, Slovacchia e Malta dei giorni scorsi, ma l'agenzia ha anche messo sotto osservazione 17 big del credito mondiali fra cui Goldman Sachs, Citigroup, Deutsche Bank, Ubs, Hsbc.

Una decisione che rischia di far aumentare ulteriormente i costi di rifinanziamento degli istituti di credito, già cresciuti con il peggiorare della crisi del debito e l'introduzione di nuove regole e limiti al capitale e all'operatività sul trading. Lo stretto legame con la situazione difficile dei Paesi europei è alla base della decisione di mantenere un rating maggiore (seppure in calo) a società italiane ma con una forte diversificazione geografica quali Eni (da A1 ad A2) e Generali (da Aa3 ad A1).

Il taglio colpisce anche le regioni Lombardia, Toscana, Umbria e Veneto, la provincia e il comune di Milano, come pure quelli di Firenze, la provincia di Torino e la città di Venezia.

Il ministro dello Sviluppo Corrado Passera riecheggia le parole del premier Mario Monti quando la scorsa settimana venne tagliato il rating sovrano italiano: "La mia sensazione è che sono sempre più valutazioni che guardano indietro e non davanti".

Per spiegare la propria decisione Moody's rileva come vi sia una "pressione combinata" derivante in primo luogo dall'"avverso e prolungato impatto della crisi dell'area dell'euro, che rende il contesto operativo molto difficile per le banche europee", in secondo luogo dal "deterioramento del merito di credito dei rating sovrani, che ha portato all'aggiustamento dei rating di nove Paesi lo scorso 13 febbraio", e infine dalle "sfide importanti" che dovranno affrontare le banche con "significative attività sui mercati dei capitali".

Queste difficoltà, secondo Moody's, non riescono ad essere compensate dalla presenza di fattori positivi come il supporto offerto dai governi al sistema bancario e la politica monetaria accomodante da parte della Bce.

Ma non sono solo le banche europee a soffrire: rischiano di vedersi ridurre il rating fino ad un massimo di tre gradini Credit Suisse, Morgan Stanley e Ubs; fino a un massimo di due gradini Barclays, Bnp Paribas, Citigroup, Credit Agricole, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Hsbc, Jp Morgan, Macquarie e Royal Bank of Canada; per Bank of America, Nomura, Royal Bank of Scotland e Societé Generale l'abbassamento, se dovesse esserci, sarà invece di un solo "notch".

Secondo Moody's i big mondiali che operano nei mercati dei capitali devono confrontarsi con "condizioni più fragili nella raccolta, più ampi spread di credito, accresciute richieste regolamentari e più complesse condizioni operative". Questi problemi, a cui si aggiungono alcune "vulnerabilità" come la sensibilità al clima di fiducia, l'interconnessione e l'opacità del rischio "hanno diminuito le prospettive di crescita e redditività a lungo termine di questi istituti".