Sequestro di Bond USA falsi. I pm "Così la nostra caccia al tesoro"
ROMA. Sembrava un'inchiesta come altre, con alcune intercettazioni telefoniche disposte per far luce su una sospetta associazione mafiosa e un giro di usura in provincia di Potenza. Poi un sussulto: il contenuto di alcune telefonate - è scritto negli atti giudiziari - "rivelava circostanze e situazioni di estremo allarme, atteso che, in molte di esse, veniva fatto riferimento a transazioni economiche e finanziarie di diversi milioni di euro"; inoltre, alcune delle intercettazioni dimostravano come alcuni indagati "e personaggi italiani e stranieri erano coinvolti in uno strano giro di affari che riguardava, tra le altre cose, anche titoli di stato americano, dei quali gli indiziati erano venuti in possesso".
È cominciata così la "caccia al tesoro", durata oltre due anni, da parte dei magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza Francesco Basentini e Laura Triassi, coordinati dal procuratore Giovanni Colangelo, e dei carabinieri del Ros. Alla fine il tesoro è stato trovato, in Svizzera, ma é risultato falso: bond degli States per seimila miliardi di dollari custoditi da una fiduciaria elvetica in tre casse di pregevole fattura, con i simboli, pure taroccati, della Federal Reserve.
Dopo i primi sospetti, la conferma di un vasto giro di titoli di stato americani è arrivata agli inquirenti attraverso una perquisizione eseguita nel settembre 2010 a Roma in una abitazione privata, dove sono state sequestrate fotocopie di alcuni bond Usa, i cui originali, per un totale di 500 milioni di dollari - è stato accertato - erano stati effettivamente posseduti da uno degli indagati.
"Rincorrendo" i nomi che via via emergevano dalle telefonate registrate, sono tate fatte alcune intercettazioni telematiche. Sulla casella di posta elettronica di un altro indagato, residente a Milano - scrivono i pm - "si aveva contezza dell'esistenza di un quantitativo enorme di altri titoli di stato, confezionati in tre casse di ferro, apparentemente di pertinenza della Federal Reserve (definite ‘mother box')che erano state trasportate, su disposizione di Travaini Francesco (uno degli arrestati di oggi, ndr), da Hong Kong a Zurigo nel gennaio 2007".
Nel dettaglio, le casse - hanno scritto nel febbraio dello scorso anno i pm Basentini e Triassi nella rogatoria alle autorità elvetiche - "risultano essere state spedite in data 31 dicembre 2006, tramite corriere aereo Thai, dalla sede di Hong Kong della società Fintec Real Estate S.A. ad altra sede della medesima società, quella di Zurigo.
Lo stesso materiale, poi, essere stato depositato, in data 5 gennaio 2007, presso la società ZF Security di Zurigo. Titolare della società Fintec Real Estate S.A. è risultato essere Francesco Travaini".
Ottenuto il via libera dell'autorità giudiziaria elvetica, il 4 novembre dello scorso anno, inquirenti ed investigatori erano di fronte al "tesoro".
Le casse, "di accurata manifattura", sono state aperte ed i presenti sono rimasti sbalorditi. Scrivono i pm: all'interno vi erano "diverse migliaia di titoli di stato americano, apparentemente emessi nel 1934 dalla Federal Reserve, per l'enorme totale di circa 6.000 miliardi di dollari americani (praticamente il doppio del valore dell'intero debito pubblico italiano!)".
Poi la sorpresa finale: il "tesoro" inseguito per due anni è risultato falso: Annotano i pm: le verifiche, compiute anche con l'intervento di personale degli Stati Uniti, "consentivano di stabilire la totale falsità dei documenti finanziari sequestrati".












