Riforme costituzionali. Mozione entro due settimane
ROMA. Dopo l'intesa sulle riforme ratificata venerdì dai tre leader Alfano, Bersani e Casini, i tecnici dei rispettivi partiti si sono già messi al lavoro e si torneranno ad incontrare domani per una sorta di "discussione generale" sull'articolato che deve essere messo ora nero su bianco. Per accelerare i tempi e approfondire ogni singola questione relativa alle riforme costituzionali, i tecnici hanno coinvolto anche dei costituzionalisti di riferimento.
E l'obiettivo è arrivare "al massimo in un paio di settimane" ad un testo condiviso da presentare alla commissione Affari costituzionali del Senato. Il compito di coordinare il lavoro di stesura, secondo quanto si apprende, sarebbe stato affidato al responsabile Riforme del Pd Luciano Violante che dovrebbe avvalersi anche della collaborazione del costituzionalista Massimo Luciani. Il passaggio parlamentare di una mozione per stimolare ulteriormente le forze politiche a fare le riforme dovrebbe considerarsi così superato. Anche se non si esclude completamente nel caso in cui dovessero sopraggiungere delle difficoltà. L'intesa raggiunta venerdì dai leader di Pdl, Pd e terzo polo sulla base degli accordi degli "sherpa" nelle scorse settimane, ha accelerato i tempi e "reso vana - si osserva in ambienti berlusconiani - l'iniziativa" che era stata chiesta a gran voce nei giorni scorsi anche dal vicepresidente di Palazzo Madama Vannino Chiti (Pd).
"Se tutto andrà come previsto - si spiega - il testo verrà presentato in commissione e messo all'ordine del giorno dall'ufficio di presidenza". E' chiaro che una cosa è raggiungere l'accordo sui principi, spiegano alcuni dei 'tecnici' coinvolti (che sono per il Pdl Gaetano Quagliariello, per il Pd Violante, per l'Api Pino Pisicchio, per Fli Italo Bocchino e per l'Udc Ferdinando Adornato), altra è scrivere articolo per articolo la parte della Costituzione che si intende cambiare.
"Ogni sfumatura - si osserva - è sostanza. Quindi meglio studiare con cura ogni singola virgola". Anche se, come assicura il segretario Udc Lorenzo Cesa, i tempi saranno comunque "molto rapidi", compresi quelli per la riforma elettorale. "Si sta costruendo un'idea di riforma istituzionale molto seria", sostiene, impostata la quale si partirà con una nuova legge elettorale che dovrà essere "appropriata al momento che viviamo e soprattutto alla situazione politica che abbiamo nel Paese".
Secondo alcuni, tuttavia, il patto di far partire la modifica del 'Porcellum' tra la prima e la seconda lettura delle riforme sarebbe solo un modo per attendere l'esito delle amministrative e capire, sulla base del risultato, quale potrebbe essere il modello più vantaggioso. Secondo altri, invece, le due cose camminano su binari paralleli. Semplicemente sono collegate: prima, ad esempio, si decide la riduzione del numero dei parlamentari e poi si parla degli eventuali collegi uninominali. Berlusconi, intanto, prova a coinvolgere anche il governo spiegando che l'esecutivo "deve mirare a realizzare quella riforma dell'architettura istituzionale indispensabile per la governabilità dell'Italia".
Va bene il cammino delle riforme, afferma il segretario del Pd Bersani a Napoli, ma nel frattempo, ribadisce, non si pensi di "far saltare il tavolo" per evitare di cambiare la legge elettorale. Il timore del Pd, infatti, è che i tempi della prima lettura, cioé del voto da parte del Senato, possano allungarsi ad arte per evitare che resti tempo per arrivare ad una nuova legge realmente sostitutiva del 'Porcellum'.
La legge elettorale, replica il segretario Alfano, "fa parte del ragionamento sulla riduzione del numero dei parlamentari, è una priorità, ma - insiste - va legata alle riforme istituzionali".












