La politica

Riforma del mercato del lavoro. Sintonia tra Camusso e Bersani

19-02-2012

NAPOLI. Saranno pure finiti i tempi del sindacato cinghia di trasmissione del partito ma l'autonomia tra Pd e Cgil non ferma la sintonia tra Pier Luigi Bersani e Susanna Camusso nella difficile partita sulla riforma del mercato del lavoro.

Da Napoli, dove entrambi partecipano alla conferenza del Pd sulle donne, arriva l'altolà al ministro Fornero sulla Cassa integrazione straordinaria e sulla necessità di concentrarsi sul precariato e non sull'articolo 18.

"Prima vedere cammello" è la richiesta del leader Pd preoccupato, come il segretario Cgil, degli alti costi di sussidi universali "con il rischio - gli fa eco Camusso - che le tutele vengano ridotte e non ampliate". Dopo aver mandato giù non senza difficoltà la riforma delle pensioni, ora il Pd attende al varco il governo sulla riforma del lavoro.

"Il mio impegno è di sostenere qualsiasi accordo ma in mancanza di esso valuteremo in Parlamento alla luce delle nostre proposte" è la linea del Piave di Bersani pur consapevole che "il governo Monti non è di centrosinistra e non farà il 100% di quello che faremmo noi".

Ma anche se non siede al tavolo delle trattative, il segretario Pd non si stanca di chiarire i paletti di una riforma accettabile: lotta alla precarietà e ammortizzatori sociali prima di tutto, solo alla fine "un aggiustamento" dell'articolo 18 che "c'entra poco o nulla con il lavoro" ma ha certo dei limiti come i tempi molto lunghi per il reintegro.

In tempi di recessione l'obiettivo deve essere solo creare nuovi posti di lavoro e al premier Mario Monti e ai mercati, che vedono nell'articolo 18 un freno agli investimenti italiani e stranieri, Bersani non crede per niente.

"Non ho mai sentito un imprenditore dire che si ferma perché c'é l'articolo 18, sono palloni ideologici che per i mercati diventano più duri del cemento".

Il limite del governo, non ne fa mistero Bersani, è che, pur spiccando per competenze, "dovrebbe guardare un po' più negli occhi delle persone la crisi, metterci un po' più di solidarietà" ma questo è per il segretario Pd prerogativa della politica e non dei tecnici. Perciò, superata l'emergenza, il traguardo restano le elezioni per creare "maggioranze politiche coese che questo governo non ha".

E mentre Pier Ferdinando Casini lancia ami a destra e sinistra per un nuovo soggetto trasversale, Bersani resta fermo sul suo progetto di "un centrosinistra di governo che si rivolga alle forze moderate". "Se continua il brutto tempo, la novità non arriverà dal centro ma dall'antipolitica" prevede Bersani che non punta un euro neanche sul "giro di boa" di un nuovo centrodestra, capace di rinascere "popolare ed europeo dalle ceneri del berlusconismo".