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Blocco petrolifero: minacce a Italia, Spagna, Grecia, Germania, Portogallo e Olanda

21-02-2012

ROMA. Anche l'Italia nel mirino del contro-embargo petrolifero dell'Iran. Proprio nel giorno in cui a Teheran sono arrivati cinque inviati dell'Aiea (Agenzia internazionale dell'energia atomica): nella seconda missione in meno di un mese dovrebbero, nelle intenzioni del responsabile, Herman Nackaerts, chiarire i più controversi aspetti del programma nucleare iraniano.

Ma proprio ieri la Repubblica islamica ha alzato il livello dello scontro verbale con l'Unione europea e contro le sue sanzioni, minacciando di tagliare le forniture di greggio a Italia, Spagna, Grecia, Germania, Portogallo e Olanda. Era, questa, una mossa prevedibile dopo l'annuncio fatto domenica di blocco dell'export petrolifero a Francia e Gran Bretagna.

E se il valore della decisione era in quel caso puramente simbolica visto le quasi nulle acquisizioni di 'oro nero' da parte di questi due Paesi, preoccupa invece quella che è per ora solo una minaccia rivolta agli altri Paesi europei.

In tutto Atene, Madrid, Roma, Berlino, Lisbona e Amsterdan acquistano il 20% del greggio iraniano esportato e la sola ipotesi di 'taglio drastico e improvviso', già ieri ha fatto lievitare il prezzo dei carburanti in questi Paesi.

Anche se l'Unione europea si è affrettata a rassicurare e, cifre alla mano, a garantire che lo stock di greggio e prodotti petroliferi è in grado di "far fronte ad una potenziale interruzione degli approvvigionamento".

In ogni caso la '48 ore' della missione Aiea dovrebbe rallentare il concretizzarsi del blocco, con Neckaerts che dichiara di sperare in "risultati concreti" dopo le ripetute recenti sollecitazioni di Teheran a una ripresa dei negoziati con il gruppo dei 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gb e Germania), da oltre un anno a un punto morto. Neckaerts, secondo i suoi collaboratori, ci spera davvero. Tant'é che non ha commentato la secca dichiarazione del ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi, secondo il quale gli inviati dell'Aiea non hanno "accesso ad alcun sito nucleare". "Il loro lavoro è appena cominciato", ha dichiarato Salehi all'agenzia Isna, sulla falsariga di quanto detto dall'Aiea dopo la missione del 29-31 gennaio.

"C'é ancora molto lavoro da fare", era stato il senso della dichiarazione finale dell'organizzazione.

I due giorni di missione dell'Aiea andranno comunque avanti con cautela e dovranno inevitabilmente tenere conto non solo delle sanzioni europee e del contro-embargo iraniano, ma anche delle folate bellicose che continuano a soffiare da Israele. Teheran non se ne dimentica e, dimostrando di non escludere l'ipotesi di raid aerei dello Stato ebraico sulle sue installazioni nucleari, sempre ieri ha reso noto l'inizio di esercitazioni militari a protezione dei propri siti in caso di attacco.

Dureranno quattro giorni, vedranno impegnati Guardie rivoluzionarie, esercito e unità della contraerea, istituiranno una sorta di "ombrello protettivo per i centri vitali (dell'Iran), in particolare per le strutture nucleari" dove - hanno ribadito i responsabili del programma atomico iraniano - l'arricchimento dell'uranio continuerà dato che "non costituisce un pericolo per nessuno".

E, ancora una volta è questa l'ultima parola, "non ha scopi militari ma civili. Quindi legittimi".