Economia

Crisi: UE, si ai 130 miliardi alla Grecia

22-02-2012


BRUXELLES. La Grecia ottiene il suo maxi-piano di aiuti, senza precedenti nella storia dell'euro, ma non si placano i timori per la tenuta del Paese e i mercati accolgono timidamente la notizia del salvataggio: la Ue le eviterà il default a breve, grazie al sostegno arrivato alla fine di una maratona negoziale di 13 ore, ma troppi dubbi pesano ancora sul suo futuro. Le elezioni ad aprile, una classe politica incapace di dare sicurezze e un programma di rigore troppo rigido per poter essere applicato senza sprofondare nella recessione alimentano i dubbi di chi crede che la bancarotta non sia scongiurata per sempre. E se da una parte l'Europa gioisce, dall'altra la mette sotto la tutela permanente della troika Ue-Bce-Fmi.

"L'accordo sugli aiuti è un risultato importante perché toglie i rischi immediati di contagio", ha detto ieri il premier Mario Monti, ribadendo quanto già sostenuto dal capo dello Stato Giorgio Napolitano. "Abbiamo definitivamente chiuso la porta al fallimento", secondo il presidente della Commissione Ue José Barroso, e per quello dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker l'accordo "garantisce la tenuta della Grecia nell'Euro". E il presidente Usa Barack Obama chiama lacancelliera tedesca Angela Merkel per plaudire alle "importanti decisioni dell'Eurozona".

Il piano di aiuti prevede un prestito "cash" di 130 miliardi di euro in due anni (21.500 euro per ogni cittadino greco), che fa seguito al primo piano da 110 miliardi del 2010, rivelatosi insufficiente. I fondi arriveranno solo dopo che Atene avrà effettuato alcune riforme, come inserire nella Costituzione la norma che sancisce gli sforzi di taglio del debito.

Il Fondo monetario parteciperà all'esborso con 13 miliardi, secondo il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Shaeuble, ma la cifra finale, che la Ue spera sia più elevata, sarà decisa a marzo dopo che il governo avrà preso le prime misure. In ogni caso il Fondo, che aveva partecipato per un terzo al primo piano, ci metterà molto meno. L'altra parte dell'accordo ha l'obiettivo di ridurre il debito ellenico, riportandolo dal 160% di oggi, al 120,5% nel 2020.

La parte più grande la giocano i creditori privati che dall'operazione di "swap", o scambio dei bond greci in loro possesso con titoli a più lunga scadenza, hanno accettato di perdere il 53,5% sul loro valore nominale. Lo swap, che partirà il 12 marzo su base volontaria, consentirà un taglio record del debito greco di 107 miliardi di euro. L'Ue spera che almeno il 91% delle banche partecipi allo scambio, ma la suspense resta alta sul numero finale dei partecipanti.

Per raggiungere il target fissato per la riduzione del debito, anche Bce, banche nazionali e Stati membri hanno dovuto partecipare allo sforzo: la Bce farà arrivare i profitti sui suoi bond greci ad Atene, passando dalle banche centrali nazionali, per aggirare il divieto di finanziare direttamente gli Stati. Le banche nazionali rinunceranno fino al 2020 ai profitti sui loro bond greci, per cederli alla Grecia e alleviare il suo debito dell'1,8%; gli Stati da parte loro abbasseranno in modo retroattivo gli interessi sui prestiti concessi ad Atene nel 2010.

Se serve a evitare il default a marzo, quando Atene dovrà ripagare 14,5 miliardi di bond in scadenza, l'accordo non fuga tutti i dubbi: le borse europee hanno chiuso in rosso e, per molti analisti, soprattutto americani, l'Europa sta solo prendendo tempo per rafforzare i suoi strumenti anti-contagio. Non a caso il "firewall", o fondo salva-Stati, il primo marzo sarà molto probabilmente aumentato dal vertice Ue come hanno auspicato Juncker e Monti.