Dal Mondo

India. I marò Latorre e Girone prigionieri in un paradiso

22-02-2012

KOCHI. Salutano con la mano e rispondono al "buongiorno" con un timido sorriso i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, usciti in tuta mimetica e maglietta sulla piccola veranda del bungalow fronte mare, tra fiori tropicali e bananeti. Se non fosse per la polizia intorno, la scena potrebbe sembrare anche idilliaca. Invece, i due fucilieri sono rinchiusi nella guest house della polizia nel porto di Kochi, da due giorni, nell'attesa spasmodica che possa emergere qualcosa di decisivo dall'inchiesta che metta fine al loro incubo.

L'apparizione dura pochi istanti, poi i due militari tornano dentro e chiudono la porta. "Da oggi sono in "police custody" e non possono avere contatti con nessuno", dice M. Benoy, vicecommissario, da dietro le sbarre del cancello. "Mi dispiace", aggiunge, ma si vede che avrebbe voglia di chiacchierare per rompere la monotonia dell'afoso pomeriggio.

Ieri, lo scontro tra Italia e India si è spostato sul piano della carte bollate. All'Alta Corte di Ernakulam, (la caotica gemella di Kochi sulla terraferma) sono in arrivo una sfilza di ricorsi e petizioni, come quella presentata della moglie di Jalastine, uno dei due pescatori uccisi, che chiede alla petroliera oltre 150 mila euro di risarcimento. Probabilmente oggi sarà presentato l'appello del legale che rappresenta i marò, B.Raman Pillai, in cui si contesta la giurisdizione dell'India sul tratto di mare in cui è avvenuto l'incidente lo scorso 15 febbraio.

Il magistrato di Kollam (a 150 chilometri da Kochi) ha invece emesso un ordine di perquisizione della petroliera per un possibile sequestro delle armi dei militari.

Tra le novità della giornata anche la decisione degli investigatori indiani di non alimentare il sensazionalismo mediatico che si è visto nei giorni scorsi.

Di fronte alla guest house, che sorge sull'isola di Wellingdon dove è situato il porto e una base militare, nel pomeriggio era assente la solita folla di telecamere e fotografi e così anche sul molo d'imbarco dove la Enrica Lexie, spostata nella rada, è sparita dalla vista. La polizia ha anche sospeso le manifestazioni dei pescatori che ieri volevano addirittura "circondare" con le loro imbarcazioni la petroliera italiana.

Della nave della Fratelli d'Amato, del capitano Umberto Vitelli e dell'equipaggio a bordo (tra cui ci sono 5 italiani e 19 indiani) si sta occupando l'avvocato V.J. Matthew, un esperto di diritto marittimo che proprio nel 2003 riuscì a ottenere il rilascio di un filippino accusato di aver accoltellato due ufficiali indiani su una nave straniera in acque internazionali.

"La legge indiana può valere solo per certi tipi di reati nelle cosiddette acque contigue e nella zona economica esclusiva, che si può estendere fino a 200 miglia nautiche, ma non in casi di crimini come l'omicidio in cui vale la regola delle 12 miglia nautiche".

L'avvocato sembra quindi sicuro anche di evitare un eventuale sequestro della petroliera depositando una garanzia bancaria presso il tribunale equivalente alla richiesta di risarcimento. "Ma tutto dipenderà se la perquisizione richiesta oggi dal magistrato di Kollam sarà permessa. Una volta che le armi non sono più a bordo, la Lexie può ripartire", aggiunge, "e spero anche con i due marò a bordo".