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Champions League. L'Inter è fuori

14-03-2012

 

MILANO. Addio Champions. Addio vecchia Inter. La squadra di Ranieri vince contro l'Olympique Marsiglia per due reti a una ma non accede ai quarti di finale di Champions League. I nerazzurri spendono tutto, ci mettono il cuore ma l'energia è finita, il carburante scarseggia, il gruppo è agli sgoccioli.

Anche questa volta, come all'andata, a decidere è un gol in pieno recupero, l'1-1 di Brandao su rilancio del portiere che è fotografia di un'annata no, e forse della fine di un ciclo. Sneijder non fa la differenza, la difesa traballa, il centrocampo vacilla. L'Inter - che si riconcilia con il pubblico di San Siro - spreca due occasioni, ennesimo segnale di una stagione stentata, lastricata di dolore e lacrime.

Il Marsiglia - che aveva vinto all'andata per 1-0 - sovrasta fisicamente l'Inter che si accende di tanto in tanto ma appare imballata e ferma, poco dinamica e molto lenta. Il momento negativo frulla tutti in una centrifuga disgraziata e il finale rocambolesco suggella un atto drammatico della storia recente della squadra guidata da Claudio Ranieri il quale si addossa le responsabilità e, ancora una volta, difende i suoi giocatori con passione e generosità.

L'Inter ha lottato, ci ha provato ma il disastro combinato da Samuel e Lucio sul gol del pareggio siglato da Brandao è la prova di una assenza non solo fisica ma anche psicologica.

L'Inter è da ricostruire e - per il momento - bisogna solo andare avanti tra le difficoltà. La sfortuna non basta a giustificare l'andamento dell'Inter ma sembra la conseguenza logica di un ciclo che è finito.

L'incipit della partita lasciava spazio all'illusione europea: all'8', i nerazzurri mancano una palla gol davvero clamorosa. incursione di Zanetti sulla destra che trova Sneijder che trova non la rete ma il portiere marsigliese Steve Mandanda, uno dei protagonisti principali del match. Al 21', ancora una occasione limpida con Milito che non concretizza. Ancora un miracolo dell'estremo difensore.

La squadra però non gira affatto a cominciare da Sneijder che poi chiederà il cambio evidentemente per problemi fisici. Forlan è l'emblema di una campagna acquisti senza né capo né coda. Maicon non spinge a dovere, migliorando soltanto nel finale. Nagatomo così e così. Samuel e Lucio molto mediocri. Cambiasso parte dalla panchina, va in campo, sfiora anche il gol ma non riesce a ribaltare la situazione. Stankovic si batte come un leone, si arrabbia, tenta il tiro da fuori area.

I giovani, Poli e Obi, non riescono a emergere dalla palude nerazzurra.

Il gol che proietterebbe l'Inter nei tempi supplementari lo firma ancora una volta Diego Milito al 30' del secondo tempo quando in area si accende una mischia, batti e ribatti, sbaglia Pazzini, arriva Milito con una delle sue classiche reti. Si accende San Siro che sostiene la squadra che mostra temperamento e volitività. Qualità che non bastano perché - nell'Inter - qualcosa si è spento. E la colpa non è di Ranieri, o almeno non può essere il capro espiatorio si una situazione spinta al limite. Un quasi collasso collettivo che si trascina da tempo come un'agonia.

Il finale della gara ha del rocambolesco con Deschamps che butta nella mischia Brandao che segna a tempo scaduto per una incredibile disattenzione di Lucio e Samuel in seguito allo sviluppo di un calcio d'angolo.

L'Inter insegue il sogno che non si avvera, nonostante - nel finale in un crescendo di emozioni - riesca a conquistare un calcio di rigore trasformato da Pazzini che se lo era conquistato Mandanda lo falcia infatti in area, per lui secondo giallo e conseguente espulsione.

Finisce due a uno nello scoramento corale. Un anno da dimenticare e sul quale riflettere perché i giocatori - sotto il profilo dell'attaccamento e dell'agonismo - non hanno demeritato. Sono semplicemente stanchi e logorati da troppe partite e da un'età che non è la migliore. Il presidente Massimo Moratti dovrà rimboccarsi le maniche e decidere quale strada prendere, se continuare ad arrancare o sperimentarne una via nuova e coraggiosa. Quel progetto che dovrebbe prendere forma a giugno non può restare lettera morta. La svolta serve solo se radicale.


 

Napoli a Londra contro il Chelsea



LONDRA. Rinfrancato, sereno, fiducioso e, soprattutto, orgoglioso: in quattro aggettivi c'é tutto Walter Mazzarri alla vigilia della partita che, nonostante le sue reiterate smentite, può e deve senz'altro considerare la più importante della carriera.

Stasera il suo Napoli affronta il Chelsea nel ritorno degli ottavi di finale di Champions League. Chi passa il turno entra nell'Olimpo d'Europa.

Mazzarri è rinfrancato per la sospensione della sua squalifica decisa dal Tas, che gli consentirà di essere in panchina in un momento così delicato; è sereno perché sa che il Napoli ha già dato la sua impronta a questa edizione della Champions; è fiducioso perché il vantaggio derivante dal 3-1 é innegabile e conosce il valore dei suoi giocatori e, soprattutto, è orgoglioso perché - e lo spiega in conferenza stampa - "il Napoli è considerato, senza ombra di dubbio, la rivelazione di quest'anno a livello europeo".

"Speravo - lo ammette - nella sospensione della squalifica, c'erano due soluzioni possibili, visti i tempi brevi, e si è puntato al ‘congelamento'. Era importante essere vicino ai ragazzi, perché domani sera giochiamo fuori casa".

Si è molto parlato di un Chelsea diverso con Di Matteo, rispetto a quello dell'andata. "Qualcosa - rileva il tecnico azzurro - si, ma non è quel poco che si è visto tatticamente che può dire se domani ci sarà per loro un vantaggio. Con Di Matteo hanno vinto due volte su due, ma quel che conta è il morale dei grandi campioni e questo ci preoccupa di più. Ma se mia squadra riuscirà a fare quello che fatto altre volte, la partita è aperta sicuramente ad ogni risultato".

Napoli sorpresa d'Europa. "Noi - dice Mazzarri - è innegabile, abbiamo avuto una crescita esponenziale ed acquisito esperienza internazionale. Il Napoli ora è rispettato da tutti, ad al di là di considerazioni economiche o di monte ingaggi, conta il valore che si porta sul campo". Ma oggi, che partita sarà? "Quando stiamo bene - spiega il tecnico dei partenopei - possiamo fare un pò tutto, anche schiacciare l' avversario. Non so che cosa succederà, ma di sicuro cercheremo di fare la nostra partita. Essere qui è già un successo e quello che verrà dopo, se dovesse essere, è tutto guadagnato. Bisogna essere concentrati ma sciolti e tranquilli per fare al meglio il nostro lavoro".

Un pensiero va ai tanti tifosi entusiasti che saranno a Stamford Bridge ed anche a quelli che non riusciranno ad entrare nello stadio. "Spero - dice Mazzarri - che possano entrare e che diano una mano a questi ragazzi. I tifosi sono encomiabili ed in questi momenti si esaltano perché anche noi abbiamo il merito di averli portati a questi livelli".

L'importante non sarà il risultato, ma solo passare il turno. Lo conferma il tecnico livornese. "Il risultato giusto per noi - ammette - è quello che ci consente di passare il turno. Comunque vorrei vedere una partita dove noi possiamo fare un gol o più di uno. L'aver scongiurato in exstremis il pericolo di non avere l'allenatore in panchina è un punto a favore del Napoli. "In certi momenti, l'allenatore che valuta le cose in modo diverso dai giocatori che stanno giocando è importante. Soprattutto perché fra noi molta unione e stima reciproca. C'é però il rischio che per portare a casa il risultato i ragazzi possano essere tentati di fare qualcosa cui non sono abituati. Perciò io insisto molto che facciano il gioco che sanno fare".

Se il Napoli eliminerà il Chelsea non ci saranno squadre inglesi agli ottavi dopo tantissimi anni. "Il merito - osserva Mazzarri - è la crescita dell'Italia, del nostro calcio. Fino ad ora noi eravamo in difficoltà e Inghilterra e Spagna andavano meglio. Ora stiamo tornando. Se dovesse andar bene anche domani, a maggior ragione vorrebbe dire che l'Italia è cresciuta".



LONDRA. Centrare una rimonta insperata per dare una svolta decisiva alla stagione del Chelsea: alla vigilia del ritorno contro il Napoli Roberto Di Matteo vive il suo debutto in Champions League tra forti emozioni e fiduciose speranze. Perché nonostante la sconfitta del San Paolo il nuovo tecnico dei blues è cautamente ottimista.

Arrivato da poco più di una settimana sulla panchina del Chelsea, Di Matteo ha già centrato due vittorie, tre gol all'attivo e zero al passivo. La crisi che è costata il posto ad André Villas-Boas non è definitivamente superata perché il Chelsea visto nell'ultima uscita di Premier League, sabato scorso contro lo Stoke, è apparso tutt'altro che irresistibile. Ma di sicuro ha ritrovato unità e compattezza, fiducia e un pò di serenità.

"Con le vittorie arriva anche l'autostima e l'entusiasmo - le parole di Di Matteo -. Per noi sarebbe una grande svolta ribaltare la sconfitta dell'andata, non solo per il proseguo in Europa ma anche per l'economia della stagione. Non vedo l'ora di giocare questa partita, ci aspetta un grande impegno perché ritengo il Napoli la rivelazione della Champions. Ma anche noi stiamo bene, e ho fiducia che possiamo farcela".

Scelto come traghettatore fino al termine della stagione, Di Matteo ha poco più di due mesi per convincere Roman Abramovich di poter essere un'alternativa credibile qualora non arrivassero né José Mourinho né Pep Guardiola, in cima alle preferenze rispettivamente di tifosi e proprietà. "Mi sento attaccato al Chelsea perché ho un giocato con questa maglia e sono orgoglioso di guidare la squadra in una partita così prestigiosa, ma la cosa più importante restano gli obiettivi che dobbiamo raggiungere perché contano solo quelli nel calcio. I risultati sono tutto e purtroppo in questa stagioni non sono stati finora all'altezza delle attese", la difesa di Di Matteo.

La qualificazione ai quarti di Champions League sarebbe comunque un primo passo per consolidare la sua candidatura. E confermare la tradizione europea del Chelsea, capace nell'era Abramovich ci centrare quattro semifinali e una finale (2008). "Se riuscissimo a ribaltare il punteggio sarebbe una delle più grandi notti nella storia del Chelsea - l'auspicio del capitano dei blues, John Terry -. Il Napoli è una squadra che ha grandi capacità in attacco con giocatori che piacciono a tutte le grandi d'Europa. Dovremo avere un grande equilibrio tra attacco e difesa".



LONDRA. "Sarà una partita molto dura e difficile. Abbiamo avuto un'idea vedendo Arsenal-Milan di quello che ci aspetta. Perciò dobbiamo rimanere concentrati sulla gara senza distrarci". Parola di Edinson Cavani che si presenta concentrato e sereno alla conferenza stampa della vigilia.

Gli viene chiesto se gli fa un certo effetto esibirsi in Inghilterra dove ci sono molte società che vorrebbero ingaggiarlo. "Io penso solo a giocare - risponde - e ad aiutare i miei compagni. Le altre cose non riguardano me, ma altre persone. Si vedrà a lungo termine".

"Giocare con questi compagni che ho al Napoli - spiega ancora il Matador - è sempre stato un onore. Ho trovato un gruppo grandissimo che mi ha fatto sentire a casa come nella mia nazionale alla quale è molto simile. Non penso a quello che succederà. Ora stiamo passando un bel momento, ma abbiamo passato anche momenti difficili. Il resto non si sa mai. Nel calcio può accadere che giochiamo altri cinque anni tutti assieme o no".

Il Napoli sta ripercorrendo le tappe della squadra squadra di Maradona e Careca... "Careca - ammette Cavani - non lo conoscevo tanto. Solo a 14-15 anni ho deciso di cominciare a giocare al calcio per professione. Arrivato a Napoli sapevo di Maradona e non mi sono messo mai a cercare di diventare come qualcuno del passato. Ho sempre pensato di fare il meglio e cercare di lasciare il segno anche io come tanti". Segnare un gol al Chelsea? "Ci proverò - conclude l'uruguaiano - anche se è l'avversario che abbiamo davanti che dobbiamo cercare di battere. Il nostro obiettivo è quello di passare il turno. Abbiamo lavorato tanto e non molleremo fino alla fine di questa partita".


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