La politica

Crisi Europea. Bersani: "o ci si salva insieme o non si salva nessuno"

29-03-2012

LISBONA. Dal Portogallo, uno dei paesi 'pigs' dove la cura 'lacrime e sangue' per evitare il default pesa sulla vita reale dei cittadini, Pier Luigi Bersani si è convinto ancora di più che "o ci si salva insieme o non si salva nessuno".

Massima rivolta all'Ue ma anche al premier Mario Monti, che in Europa raccoglie lodi quotidiane: o tutti insieme, tecnici e politici, "convincono il paese degli sforzi o sotto la pelle del paese ce n'é abbastanza per prendere a cazzotti tutti", ammonisce il segretario del Pd, infastidito da dibattiti "stucchevoli come i battibecchi tra i polli di Renzi" su chi, tra Professori e partiti, raccolga più consenso.

Bersani non ci sta a prendere lezioni dai tecnici, anzi, proprio sulla riforma del lavoro, che ha aperto un solco tra governo e Pd, avverte che le norme sui licenziamenti rischiano l'incostituzionalità.

Sale la tensione tra governo e Pd e nessuno dei due sembra avere intenzione di arretrare sui licenziamenti per motivi economici previsti dalla nuova riforma. Bersani, a parole, invita alla "ragionevolezza" e al confronto in Parlamento ma nei fatti non cede.

Né considera giusta la valutazione del presidente del consiglio secondo cui in Italia si assume poco perché si licenzia poco.

"Non è vero - ribatte da Lisbona dove si trova per una serie di incontri politici ed economici - anzi in Italia il distaccamento dal lavoro avviene più che in altri paesi come ad esempio la Spagna. Stiamo parlando di cose di cui non si conosce la concretezza".

Ed è proprio questo, il distacco dal paese reale, il limite principale che il leader Pd vede nel governo dei Professori. Difetto che il Partito democratico, si vanta Bersani, anche a costo di "rischi seri" per la sua popolarità, cerca di colmare facendo da cuscinetto tra le scelte economiche del governo e "un paese ammaccato e profondamente segnato dalla crisi e dagli effetti delle politiche di risanamento".

Uno sforzo per il Pd che fa suonare ancor più come uno schiaffo la rivendicazione di Monti sui consensi per i tecnici ma non per i partiti. "Ma poi - obietta il segretario Pd - la gente viene da noi, io vengo fermato per strada e mi si chiede conto dell'azione di governo".

Proprio perché interprete dei timori dei cittadini, è in Parlamento che il Pd vuole fare la sua battaglia contro i licenziamenti facili previsti dalla riforma del lavoro. Il dubbio di incostituzionalità sulle norme ex art.18, che Bersani intravede, potrebbero permettere di aspettare la Consulta ma il Pd punta ad una modifica già alle Camere. E il modello di riferimento resta quello tedesco: "Germania e Danimarca vengono ritenuti i migliori nel mercato del lavoro. Allora andiamo verso questi paesi e non facciamo come gli Stati Uniti. Quando arriveranno le norme alle Camere, ne discuteremo con chiarezza e correggeremo".

E non una correzione ma una vera e propria virata verso la crescita il segretario Pd chiede all'Europa, concordando con il leader Ps portoghese Antonio Seguro che "l'austerità da sola è cieca e bisogna tornare a stare vicino ai cittadini". In Europa come in Italia.

 

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