Visti da New York

Siria, la terza opzione di Obama

Di Stefano Vaccara

31-05-2012


NEW YORK. Gli Stati Uniti sarebbero pronti ad un intervento militare in Siria senza la legittimazione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu? Ascoltando ieri l'ambasciatrice Usa al Palazzo di Vetro Susan Rice allo stakeout con i giornalisti dopo la riunione sulla Siria, sembrerebbe proprio di sì.

"La realtè è - come ho già detto nella nostra discussione - che è difficile che ci siano più di tre possibilità in questa fase (...) Il primo e migliore scenario sarebbe che il governo siriano finalmente esegua immediatamente i suoi impegni dettati dal piano Annan, come è obbligato dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza (...) A questo punto, tuttavia, questo non sembra uno scenario probabile", dice Rice.

Ed ecco che la rappresentante Usa all'Onu indica la seconda possibilità: "Il secondo scenario (...) sarebbe che il Consiglio di Sicurezza si assuma le sue responsabilità e che faccia ulteriore pressione sulle autorità siriane per rispettare i suoi impegni. E questa pressione potrebbe includere delle sanzioni di cui abbiamo discusso".

Ora, dice la Rice, "per ognuno di questi due scenari, il piano Annan sopravvive, l'unità del Consiglio di Sicurezza è mantenuta, e c'è un passaggio in avanti per mettere il processo politico sul binario giusto".

Ma, se nessuno di questi due scenari accadrà, ecco che la rappresentante di Obama all'Onu, per la prima volta dall'inizio della crisi in Siria, indica la soluzione di un intervento senza la legitimazione di una risoluzione Onu: "Mi sembra che ci sia soltanto un'altra alternativa, e in verità si tratta del peggior scenario, che in questo momento sembra sfortunatamente il più probabile. E se la violenza si aggrava, il conflitto si allarga e intensifica, raggiungendo un più alto grado, coinvolgendo altri Paesi nella regione, prendendo sempre più forma settaria con una grande crisi non solo in Siria ma nella regione". E quindi "l'unità del Consiglio esplode, il Piano Annan è morto, e questo diventa un conflitto di mercenari con armi che arrivano da tutte le parti. E i membri del Consiglio e i membri della comunità internazionale sono lasciati con l'unica opzione di dover considerare se sono pronti a prendere un'azione fuori dal piano di Annan e dell'autorità di questo Consiglio".

Cioè uno scenario neanche più come in Libia ma come in Kosovo, con un intervento armato senza l'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. "Questo scenario ovviamente è quello che stiamo tutti cercando di evitare appoggiando il piano Annan" ha continuato la Rice, "ma la decisione resta, come prima istanza, con il governo siriano, se riuscirà a rispettare i suoi obblighi. E se lo farà, allora l'opposizione ha l'obbligo di fare lo stesso. Se non lo farà, il Consiglio ha la responsabilità di agire e presto e con sicurezza. E se non lo faremo, allora ci rassegniamo tutti al terzo scenario, che noi ancora speriamo di evitare e per questo appoggiamo il piano Annan. E per questo continuiamo a lavorare con i colleghi del Consiglio per trovare una via congiunta che ci porti avanti".

I venti di guerra si sono alzati ieri al Palazzo di Vetro, con l'amministrazione Obama che attraverso il suo ambasciatore all'Onu rilancia dopo che ieri il neoeletto Presidente francese Françoise Hollande aveva detto in una intervista che un eventuale intervento militare sarebbe possibile solo attraverso l'autorizzazione di una risoluzione Onu.

Ma Mosca, finora protettrice di Damasco, cosa pensa del "terzo scenario piú probabile" indicato ieri dall'ambasciatrice Usa? Quando lo abbiamo chiesto all'ambasciatore russo Vitaly Churkin, la risposta è stata: "Sarebbe uno scenario catastrofico al quale in questo momento non si dovrebbe nemmeno accennare".

 

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