Dal Mondo

Siria. Assad contro Erdogan

05-07-2012


BEIRUT. Il regime di Damasco resiste, e con lui il sostegno apparentemente irriducibile della Russia. Il presidente Bashar al Assad ha accusato il primo ministro turco Tayyip Erdogan di appoggiare i "terroristi" in Siria, che a suo modo di vedere sono i responsabili della crisi, mentre Mosca ribadisce di non voler collaborare alla sua uscita offrendogli asilo, una richiesta che secondo un quotidiano russo sarebbe stata avanzata dagli Usa al Cremlino. Tutto questo mentre oltre 50 persone sono morte anche ieri in combattimenti tra forze regolari e ribelli e in bombardamenti governativi su città che cercano di riportare sotto il loro controllo, secondo gli attivisti dell'opposizione. E il generale Robert Mood, capo degli osservatori dell'Onu, ha accusato la diplomazia internazionale di fare "un gran parlare in begli alberghi" ma di produrre "troppe poche azioni per fare progressi e fermare la violenza".

Secondo i Comitati locali di coordinamento dell'opposizione, scontri sono avvenuti ieri in particolare a Qusair, nella provincia di Homs, dove i governativi hanno effettuato bombardamenti anche dagli elicotteri. L'Osservatorio nazionale dei diritti umani in Siria (Ondus) segnala scontri anche a Jamaraneh, nei pressi di Damasco, vicino ad una base dell'Intelligence dell'Aeronautica, a Shehil e Al Mayadin, nella provincia di Dayr az Zor, e a Khan Sheihoun, nella provincia di Idlib. Anche a Khan Sheikhoun sono segnalati pesanti bombardamenti da parte delle forze regolari, che secondo i Comitati hanno ucciso almeno sette persone.

Assad, nella prima parte di un'intervista uscita martedì sul quotidiano turco Cuumhuriyet, si era detto rammaricato per l'abbattimento il 22 giugno di un jet militare turco, con la morte dei due piloti, i cui corpi sono stati individuati. Ma ieri nella seconda parte della stessa intervista ha accusato Ankara di "ingerenza negli affari interni" siriani e di dare "pieno appoggio logistico ai terroristi". Oggi, tra l'altro, l'Esercito siriano libero (Esl) dei ribelli ha detto che un altro generale siriano, il 16mo, avrebbe disertato e raggiunto l'opposizione armata in Turchia.

La situazione sul piano internazionale, quindi, non muta. Rimane la tensione con la Turchia, che nelle ultime settimane ha rafforzato le sue difese al confine. E rimane, a quanto sembra, l'opposizione della Russia a prendere in considerazione un'uscita di scena di Assad.

Una riunione del Gruppo d'Azione sulla Siria il 30 giugno a Ginevra, che ha visto presenti i ministri degli Esteri dei cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna), ha sortito un cosiddetto ‘accordo' per un governo di "transizione" di cui facciano parte esponenti dell'attuale regime e dell'opposizione.

Ma mentre gli occidentali pensano che ciò implichi la partenza del presidente siriano, Russia e Cina sono di parere diverso. Anche ieri i ministri degli Esteri britannico, William Hague, e francese, Laurent Fabius, hanno fatto appello a Mosca perché rinunci ad appoggiare un regime che ritengono "condannato".

Ma il vice ministro degli Esteri russo Serghei Riabkov ha affermato che Mosca "non discute il futuro del presidente siriano con gli Stati Uniti", dopo che il quotidiano russo Kommersant aveva scritto che gli occidentali starebbero cercando di convincere il Cremlino a dare asilo politico ad Assad.

 

Il palinsesto di oggi