Cultura

Autodifesa di un molisano: la storia di Arturo Giovannitti

Di Alfredo Brunetti*

25-11-2012

 

LAWRENCE. L'ultimo successo de "L'autodafè del camminante", del teatro del "Loto" di Ferrazzano (Campobasso), è andato in scena a Lawrence, Massachusetts, dove scoppiò il famoso sciopero "del pane e delle rose". La straordinaria rappresentazione è stata offerta il 23 novembre, esattamente cento anni dopo, nella stessa città in cui accaddero gli avvenimenti.

In questo posto è terminato felicemente il tour americano della compagnìa del "Loto" con grande ovazione del pubblico con un applauso di dieci minuti. Presenti tra gli spettatori, il console Generale di Italia di Boston dr. Pastorelli e il presidente della Provincia di Campobasso dr. De Matteis.

Il monologo, di grande intensità, ha riscosso ovunque uno strepitoso successo in tutti i luoghi dove è stato proposto, cominciando da New York, poi in New Jersey, quindi in Connecticut e per finire nel Massachussets.

L'autodifesa di un grande poeta e sindacalista di origini molisane che emigrò giovanissimo nel nuovo mondo. Il suo nome era Arturo Giovannitti.

Un caso giudiziario che, anticipando quello di Sacco e Vanzzetti, rese Giovannitti universalmente noto in tutto il mondo ma, in seguito, dimenticato da molti in America. Forse perché non è stato un "eroe" condannato a morte ingiustamente dopo aver dichiarato quell'atto di fede che fu la sua difesa.

La storia va ricordata, si svolse cento anni fa nel cuore di un freddo inverno nel Massachusetts, con i disordini dello sciopero alla Lawrence Textile Company nel gennaio-febbraio 1912, noto come Bread and Roses Strike. Arturo fu accusato, insieme con Joe Ettor e Joe Caruso, di essere il mandante dell'omicidio di una giovane operaia, rimasta uccisa durante gli scontri con la polizia. Arturo Giovannitti venne in America dal Molise nel 1901, appena diciassettenne, fu testimone attivo delle tensioni e delle lotte sociali che si manifestavano nel nuovo mondo all'inizio del XX secolo.

Con il processo di Salem che ne seguì (23 novembre 1912). Giovannitti ed Ettor, difensori dei diritti dei lavoratori divennero personaggi conosciuti e sostenuti a livello internazionale. Infatti, a quell'epoca, il loro caso giudiziario riscosse la solidarietà e la mobilitazione internazionale, della società civile, di operai, di movimenti sindacali e dai giornali da tutto il mondo.

Nell'autodifesa del camminante, diretta da Stefano Sabelli, Diego Florio ha interpretato il poeta e sindacalista molisano in uno dei momenti salienti della sua vita, quando all'età di 29 anni, espose davanti ai giudici del tribunale di Salem la sua straordinaria autodifesa. Per la prima volta un emigrante chiedeva di difendersi da solo in un processo, in perfetto inglese, per salvare se stesso e gli altri coimputati, Ettor e Caruso, dalla sedia elettrica.

Il monologo di Arturo Giovannitti è stato fatto rivivere, dal bravissimo attore Diego Florio che è stato un grande interprete, con un'intensità espressiva lodevole.

La rappresentazione si è avvalsa di una spettacolare gabbia carceraria rettangolare. Un'installazione scenica al centro della quale è stato fatto sedere il pubblico. Con una visione a 360 gradi in cui l'attore Diego Florio/Giovannitti si è mosso in modo perimetrale rispetto alla stessa scenografia, che ha accolto al centro gli spettatori che si sono sentiti coinvolti come una giurìa popolare. Uno spettacolo eccezionale ed emozionante. "L'autodafè del Camminante" è nata, come ci dice il regista Stefano Sabelli che ne ha curato anche la drammaturgìa, condividendo un'idea di Antonio D'Ambrosio, cultore e animatore dell'associazione Pro Arturo Giovannitti il quale è stato sempre presente nei vari convegni organizzati per la celebrazione anche in Usa".

Continua dicendo che "lo spettacolo incentrato su un singolo episodio della sua vita, rappresenta un'occasione unica per approfondire la biografia e la statura etica e poetica di Arturo Giovannitti".

Prosegue aggiungendo: "Il giovane emigrante molisano, con una cultura fuori dal comune, diventa poeta e sindacalista in America. Con questo spirito lotta, durante tutta la vita, per i diritti civili, per la fratellanza dei popoli e il riscatto sociale ed economico delle classi lavoratrici. Battendosi, sempre a fianco dei lavoratori, per i più deboli e i meno abbienti, d'ogni razza e provenienza".

Tra le tante magnifiche poesie di Arturo Giovannitti siamo rimasti colpiti dai i suoi versi "Oh Signore ridateci le nostre mani racchiuse nei forzieri dei Potenti che ce le hanno rubate" diventando per tutti il "Bardo della libertà".


* Presidente dell'Associazione Culturale Molisana di New York

 

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