Visti da New York

Al potere con la verità La "Salvemini Lecture" a New York del ministro Elsa Fornero

di Stefano Vaccara

09-12-2012

Per la quinta Salvemini Lecture all'Istituto Italiano di Cultura di New York a sole tre settimane dalla quarta lezione, quella di Romano Prodi sull'Europa.  Questa volta è il turno del ministro del Lavoro e delle Pari Oppurtunità Elsa Fornero.  Il titolo della lecture: "The Gender and Generations Perspective in the Italian Pensions and Labor Market Reform".

Nell'introduzione, il Direttore dell'IIC, Riccardo Viale, annuncia il filo conduttore della "lecture" di Fornero. "Sono stato recentemente  a un gala organizzato dalla Robert F. Kennedy Foundation, intitolato ‘Speak the Truth to Power'. Insegnano come si deve pretendere sempre la verità dal potere politico". Viale ha cosí continuato: "Il potere politico è forse obbligato a dire la verità ai cittadini? Senza farlo, potrebbe pretendere dai cittadini la responsabilità pubblica? In Italia ci sono due tradizioni: quella che risale al Machiavelli-Guicciardini, che considera il fine del potere politico piú importante, con la verità un valore marginale ed evitabile. In Italia Togliatti e Andreotti sono stati classici rappresentanti. Ma c'è un'altra tradizione, quella rappresentata in Italia dal Partito d'Azione, in cui la verità assume un ruolo centrale nella politica. Senza dire la verità alla gente non si puó infatti piú chiedere la responsabilità etica dei cittadini nei confronti del bene pubblico. E' vero che abbiamo anche bisogno di una retorica che diminuisca l'amarezza della verità, ma quando la retorica diventa troppo importante fino a distorcere la verità, si corrompono anche i fini dell'azione politica. Bobbio ci ha insegnato che il fine giustifica i mezzi solo quando i mezzi non corrompono i fini. E quando questo accade non ci si puó aspettare che i cittadini non si comportino di conseguenza". Poi Viale collega il tutto a Fornero: "Dico questo, perchè il governo Monti-Fornero ha avuto la tendenza a dire la verità. E nel farlo ha preteso dai cittadini altrettanta responsabilità etica nel difendere il bene pubblico. Sappiamo come sia difficile dire agli italiani che bisogna fare sacrifici. Elsa Fornero è stata tra le piú radicali in questo approccio, e si puó anche non essere d'accordo con le sue scelte nella ricerca delle soluzioni, ma la sua descrizione della realtà su cui agire è fondata sulla verità. Quindi si deve essere grati al ministro Fornero per avere cambiato lo stile di comunicazione nella politica italiana. Già, il parlare della verità col potere".

Subito dopo la Prof. Nadia Urbinati della Columbia University ha presentato il ministro Fornero. E dopo aver accennato alla prestigiosa carriera accademica della Prof. dell'Università di Torino esperta di welfare e politiche pensionistiche, Urbinati ha toccato gli elementi caratteriali di Fornero. In un'intervista, si veniva a sapere che Fornero rifiutava di partecipare in conferenze dove non c'erano altre donne invitate a parlare. Uguale dignità quindi alle donne nel lavoro come negli incarichi al governo.  E' umiliante dover ricordare ancora agli uomini" ha concluso Urbinati, "che sono tante le donne compententi in Italia, donne cosí brillanti nelle professioni e Fornero è un eloquente esempio di quale risultati possono raggiungere".

Prendendo la parola, Fornero ha ammesso di non avere una relazione pronta: "La verità è che non ho avuto il tempo di prepararla, ma preferisco usare le mie parole che leggere qualcosa preparato da altri". Cosí, per circa 40 minuti, la Fornero in piedi, a braccio, parlando un inglese piú chiaro di quello ascoltato da altri professore nelle precedenti Salvemini Lecture: 

"Vorrei condividere con voi le mie emozioni in questo anno trascorso da ministro. C'è stata molta amarezza in questa mia esperienza, ma sono anche molto orgogliosa di aver fatto parte del governo Monti. La crisi finanziaria di quei giorni era grave e soprattutto vera. Mi chiamó Monti nella tarda sera del 15 novembre  2011: ‘Lo sai perchè ti chiamo?' Ingenuamente risposi: vuoi che ti faccia gli auguri per il tuo governo? ‘No, voglio molto di piú. Ti vorrei mio ministro', rispose.  In quel momento cominciai a tremare".

Il giorno dopo Fornero è già a Roma: "Immediatamente ci dovevamo confrontare con la crisi finanziaria.  In quei giorni ricevetti un messaggio da un college tedesco: ‘devi essere orgogliosa di far parte di un governo che sta cercando di salvare l'euro e quindi l'Europa'. La situazione dell'Italia era tale che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche su tutto il Continente. Era anche una sfida etica, ristabilire la fiducia dei mercati finanziari nell'Italia di poter ripagare il suo debito e gli interessi. Questo per darvi solo il senso dell'urgenza di come cominciammo a lavorare".

Subito la riforma delle pensioni. "Una riforma che si occupa di tutte le generazioni, degli anziani, dei giovani cosí come di coloro non ancora nati. Perchè il sistema delle pensioni è un contratto tra le generazioni, riformarlo ha un impatto su tutte le famiglie... Bisognava riformare il sistema seriamente, per curare tante ‘malattie' che avevamo nella società. Abbiamo alzato l'età pensionabile, non potevamo infatti tagliare le pensioni, ma per risparmiare dovevamo ritardare l'entrata nel sistema.  C'era finora stata poca correlazione su quanto una persona aveva contribuito al sistema e quanto avrebbe ricevuto. Noi avremmo introdotto nuove leggi che avrebbero cambiato le regole, togliendo quella mancanza di trasparenza che aveva dato  modo a chi era piú ¨vicino al potere di riuscire ad accumulare privilegi. Abbiamo concepito il sistema pensionistico come un sistema di risparmio pubblico, una assicurazione.. Poi abbiamo equiparato le donne agli uomini, dando alle donne pari opportunità nel mondo del lavoro, facilitandone l'entrata e assicurando gli stessi salari, in quel modo evitandodi poi le ulteriori compensazioni. Adesso uomini e donne andranno in pensione alla stessa età. Nel fare la riforma, abbiamo avuto una forte opposizione dalle organizzazioni sindacali, ma alla fine siamo riusciti a ridurre la spesa del settore pensionistico, riforma cruciale per la situazione italiana. Quel primo decreto del governo Monti fu chiamato ‘decreto salva Italia', la misura piú¨significativa per avere un budget piú equilibrato non solo per quell'anno ma per il futuro".

Questa prima misura non fu facile, gli italiani non la capivano ricorda Fornero: "Dovevamo spiegare loro che la crisi finanziaria non era qualcosa lontana dalle loro vite, che se non si agiva immediatamente si rischiava di non poter pagare  gli impiegati pubblici e pure le pensioni. E' piú facile convincere la popolazione che per evitare un collasso finanziario alcune misure urgenti devono essere prese, ma poi quando la catastrofe viene evitata, la gente dimentica il pericolo scampato e vede solo i sacrifici che gli sono stati richiesti di fare. Noi abbiamo cercato di spiegarlo usando il linguaggio della verità, ma è stato difficile anche perchè siamo in una recessione profonda".

E qui Fornero introduce ad un altro aspetto problematico dell'economia  italiana. "Basta comparare la crescita dell'economia italiana negli ultimi 15 anni rispetto all'indice di crescita di altre economie europee. Mentre in questi anni l'economia è cresciuta altrove, in Italia ha avuto minimi indici di crescita o addirittura è andata in negativo. Cosa significa? No, questa volta la crisi finanziaria non c'entra, si tratta di un problema strutturale. E qui entra in gioco il mercato del lavoro. Un mercato complesso che non risponde alla richiesta di domanda e offerta. E soprattuto che non permette la produttività. La produttività per lavoratore è il fattore cruciale che pemette la crescita economica. Se non c'è un incremento nella produttività, non avviene la crescita.

Attaccare queste mancanze strutturali è difficilissimo. E' stato chiesto a me di portare a termine una riforma del mercato del lavoro. 

Ovviamente i problemi strutturali di un paese si affrontano con diversi tipi di riforme, come le liberalizzazioni, rendendo alcuni settori piú competitivi e meno protetti, semplificando la nostra burocrazia... Ma in questo caso la riforma piú¨difficile era quella del lavoro. Con la riforma delle pensioni noi non abbiamo avuto un dialogo con i rappresentanti sociali, non c'era il tempo bisognava agire subito per evitare la catastrofe. Ma sulla riforma del lavoro decidemmo di confrontarci con le parti sociali, quindi i sindacati, la confindustria... Non è stato facile tra queste domande conflittuali, ci spettava trovare un equilibrio  ma anche scontentare entrambe le parti. Ho ricevuto critiche accese. Eppure le riforme dovevano procedere per avere un mercato del lavoro italiano piú inclusivo e allo stesso tempo piú dinamico.  Inclusivo che significa? Un mercato del lavoro che non escluda i giovani, le  donne e chi è rimasto ai margini del lavoro. Gli svantaggiati, ecco la nostra riforma per fargli trovare lavori non piú precari".

Ed ecco il secondo aspetto della riforma Fornero sul lavoro: "Il dinamismo contro la staticità del lavoro: per esempio ridurre il tempo tra la fine della scuola e l'entrata nel mondo del lavoro. Poi anche riconoscere che la gente possa perdere il lavoro ma che un'economia dinamica consente al lavoratore disoccupato di trovare in tempi brevi un altro lavoro. Una delle  caratteristiche della societa' italiana è che molte donne lasciano il lavoro dopo il primo figlio. E' un segno che non pensiamo in termini di uguale opportunità. Avere un figlio non dovrebbe impedire di poter continuare a lavorare".

Una riforma difficile dalla quale Fornero ha imparato una dura lezione: "Da questa esperienza ho isparato quanto sia abbissale la distanza tra l'essere degli accademici e l'essere chiamati a decidere sulla vita delle persone. Noi siamo astratti, stiamo chiusi nei nostri uffici, parliamo solo con i colleghi, presentiamo delle relazioni, le pubblichiamo e questo  è il nostro lavoro, molto facile. Essere un ministro è piú complicato.  Ci sono impedimenti sociali, finanziari, internazionali,  ostacoli enormi per riuscire a raggiungere una riforma. E' cosí difficile decidere su quello che ha effetti cosí forti sulla società".

Quindi, ammette Fornero, "l'essere in grado di comunicare alla gente le riforme è altrettanto importante. Questo perchè una buona riforma è quella che riesce a ricevere l'appoggio della gente e quindi a cambiarne l'attitudine nei confronti di certi problemi. Bisogna intercettare le aspettative delle persone e i loro valori, e in certi casi bisogna spingerle a cambiare certi comportamenti e attitudini attraverso degli incentivi. Non esise la riforma perfetta. Queste accadono in particolari circostanze. Se guardiamo alle riforme in Germania, hanno funzionato. Ma noi non siamo tedeschi, siamo italiani nel bene e nel male. Questo significa che dobbiamo trovare le nostre riforme. La verità è che abbiamo bisogno di un approccio pragmatico, che è l'opposto dell'approccio ideologico. Pragmatismo significa pensare di avere la soluzione giusta. Pensare di averla, non di esserne sicuri. Significa cioè essere intellettualmenti onesti,  guardando alla performance di una riforma nella società e quindi essere disposti a cambiare ció che non sta funzionando come ci aspettavamo, e invece rafforzando ció che sta funzionando bene".

Per Fornero, è "questo che ha caratterizzato il comportamento del governo chiamato dei tecnocrati. Noi stiamo finendo la nostra missione nei prossimi mesi, ormai direi il prossimo mese e ci sono stati sicuramente degli errori. Ma abbiamo fatto un enorme lavoro nel cercare di recuperare il paese da quel processo di declino a cui sembrava destinato. Ripeto i due aspetti: quello finanziario, per un paese che ha un grande debito e l'altro, quello del peso strutturale, ormai troppo debole una economia moderna. Noi abbiamo soltanto iniziato le riforme, non sono finite. Io sono sicura che questa missione sarà proseguita dai futuri governi. Bisognerà agire seguendo le medesime linee, ripeto linee. Qualcosa potrà essere cambiato, ma le linee tracciate nella direzione giusta sono sicura verranno mantenute, perchè questa è la direzione per la crescita. Non parlo solo di quella economica, ma soprattutto di quella etica, per il rafforzamento dei valori etici nella nostra società.  Su questo penso che il nostro governo abbia svolto il suo compito".

Nella foto, Fornero all'Istituto di Cultura

 

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