Dagli USA

Stretta sulle armi. A rischio la fabbrica della Beretta nel Maryland

25-02-2013

 

 

WASHINGTON. La stretta sulle armi facili negli Stati Uniti potrebbe costare cara alla Beretta e ai suoi 300 dipendenti in Maryland.

Secondo quanto riporta il Washington Post, il colosso italiano del settore - che ha una sua filiale negli Usa dove produce 100.000 armi l'anno - ha da poco investito oltre un milione di dollari nella produzione di una versione ‘civile' del micidiale ARX-160, il fucile semiautomatico usato dalle forze speciali dell'esercito americano. E reso famoso da uno dei videogiochi più violenti e discussi in circolazione, ‘Call of Duty'.

Molte le speranze riposte dalla più antica azienda di armi - attiva da 500 anni - nel progetto dell'ARX-160. La popolarità delle armi semiautomatiche sul mercato americano, del resto, è crescente.

Basti pensare che dopo la strage della scuola elementare di Newtown, dove sono morti 20 bambini, l'altrettanto micidiale AR-15 usato dal killer Adam Lanza ha fatto registrare un incredibile e sconcertante boom di vendite.

Ma questo tipo di fucili potrebbero ben presto essere banditi dagli scaffali dei negozi del Maryland, come prevede la proposta di legge presentata dal governatore democratico Martin O'Malley.

Una proposta che ricalca quella presentata dal presidente americano Barack Obama al Congresso, tesa a vietare la vendita ai civili delle armi d'assalto e dei cosiddetti ‘super-caricatori' in grado di contenere oltre 10 proiettili.

Una norma, quest'ultima, che andrebbe a colpire anche la produzione della pistola ‘icona' dei soldati e dei poliziotti americani, la Beretta calibro 9, che monta un caricatore da 13 proiettili.

Se il piano O'Malley dovesse diventare legge, addio ai piani di espansione della Beretta, che progettava di aprire un nuovo impianto in Maryland, nella Contea di Prince George. "Perché espandersi in un posto dove le persone che costruiscono i fucili non possono poi comprarli?", ha commentato Jeffrey Reh, consigliere legale della Beretta in Usa.

L'azienda - sempre secondo quanto riporta il Washington Post - potrebbe a quel punto decidere anche di cambiare sito per la sua produzione di armi in America, scegliendo uno Stato con una legislazione più favorevole.

Sale così la preoccupazione per il destino dei 300 lavoratori della fabbrica del Maryland il cui posto di lavoro sarebbe a quel punto a rischio.

Tutto dipenderà dal voto dell'Assemblea Generale del Maryland, dove fortissime sono le resistenze al piano O'Malley.

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