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Caso marò. L'ambasciatore italiano in India perde l'immunità

19-03-2013


NEW DELHI. Si infiamma lo scontro tra Italia e India sulla vicenda dei marò. Con una decisione che non ha precedenti, la Corte suprema indiana ieri ha di fatto negato la piena immunità diplomatica all'ambasciatore italiano in India Daniele Mancini. L'accusa, legata al mancato rientro in India dei due militari, è di non aver rispettato la dichiarazione giurata presentata a sostegno della richiesta di permesso per i due fucilieri. Una decisione duramente contestata dal governo italiano, che ha respinto la determinazione dei giudici - che tra l'altro hanno confermato ed esteso "fino a nuovo ordine" la limitazione posta giorni fa nei confronti del diplomatico italiano di non lasciare l'India -, accusando la Corte di "evidente violazione della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche".

L'Italia, ha fatto sapere in serata la Farnesina in una nota diramata ‘a nome del governo', continua ad invocare una soluzione "secondo il diritto internazionale" attraverso un "arbitrato" o un altro "meccanismo giurisdizionale". Ma rivendica con forza le proprie ragioni giuridiche, argomentando tra l'altro che "il rientro in India dei Fucilieri sarebbe stato in contrasto con le nostre norme costituzionali", laddove prevedono il rispetto del giudice naturale precostituito per legge e il divieto di estradizione dei propri cittadini verso Paesi in cui vige la pena capitale per i reati contestati.

Ieri mattina i giudici della Corte suprema indiana si erano anche spinti a chiedere al proprio governo di "predisporre le necessarie misure restrittive" affinché l'ambasciatore Mancini non lasciasse il Paese. E al termine di una tesissima udienza durata 45 minuti, in cui hanno sostenuto che "in linea di principio Latorre e Girone non hanno ancora materialmente infranto il loro impegno di ritornare entro il 22 marzo", i giudici hanno aggiornato la seduta al prossimo 2 aprile. In questo modo, secondo gli analisti, la Corte ha di fatto lasciato quattro giorni a Italia e India per trovare una soluzione praticabile. In un'aula affollatissima - e in assenza di Mancini, che non aveva l'obbligo di assistere all'udienza - il tribunale di tre membri presieduto dallo stesso presidente della Corte Suprema, Altamas Kabir, ha riesaminato il caso del permesso concesso il 22 febbraio scorso ai due militari di recarsi in Italia, e la decisione di Roma di trattenerli.

Dopo l'abbandono da parte dell'avvocato Harish Salve - che non ha condiviso la scelta di non far ritornare come promesso i due fucilieri del San Marco - le ragioni italiane sono state esposte ieri da un altro avvocato di grido indiano, Mukul Rohatgi. Questi ha invocato, invano, "la totale protezione che la Convenzione di Vienna offre ai diplomatici" e il fatto che "nessuno in India può limitare tale immunità". Ma il presidente Kabir - sotto tiro dalla stampa indiana per aver concesso il permesso a Latorre e Girone sulla base solo delle dichiarazioni giurate - ha sostenuto che "l'ambasciatore non gode di immunità", avendo presentato "volontariamente" alla Corte una dichiarazione giurata il 9 marzo. "Abbiamo perso fiducia nel signor Mancini", ha detto. In questo modo Kabir è sembrato voler usare come una sorta di grimaldello l'art. 32 della Convenzione di Vienna (su ipotesi di limitazione della immunità) contro l'art.29 che invece sostiene che "la persona dell'agente diplomatico è inviolabile" e che egli "non può essere sottoposto ad alcuna forma di arresto o detenzione".

Nel corso del suo briefing settimanale poche ore dopo l'udienza della Corte, il portavoce del ministero degli Esteri Syed Akbaruddin ha tuttavia ammesso che effettivamente "esiste un conflitto di giurisdizioni" che "deve essere esaminato", rifiutandosi di confermare la possibile esistenza di discussioni in corso fra Roma e New Delhi. Mentre l'Ue - che ha invocato il "rispetto" della Convenzione di Vienna - ha ripetuto di aver "preso nota delle discussioni in corso", sperando che "una soluzione consensuale possa essere trovata attraverso il negoziato". Nulla di più però, dal momento che il portavoce della Ashton ha affermato che l'Ue "non fa parte della disputa legale" tra Italia e India e "perciò non può prendere posizione nel merito degli argomenti legali".

 

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