Cultura

Talento italiano. "Fall in Autumn" di Caterina Rago e la sua compagnia al MMC

19-03-2013


Occhi vispi e pieni d'entusiasmo, i muscoli delle braccia che spuntano dal maglioncino stretch, la stazza da amazzone e il sorriso sincero. Si presenta così la coreografa e danzatrice Caterina Rago, ventotto anni, gli ultimi sette spesi nella Grande Mela, tra le fila della Martha Graham Dance Company e la fondazione della sua personale compagnia di danza, la Caterina Rago Dance Company.

Malgrado la sua età, la Rago ha un curriculum ricco di esperienze professionali prestigiose. Diplomata nel 2003 all'Accademia Nazionale di Danza in Roma e Laureata nel 2007 al Biennio Specialistico per la Formazione dei Docenti in Discipline Coreutiche nel medesimo Istituto, nel 2008 si è diplomata al PTP Professional Training Program presso il Martha Graham Dance Center di New York City come danzatrice e insegnante di tecnica Graham. Ha lavorato con "Danzare La Vita" diretta dalla pioniera della danza contemporanea Elsa Piperno e con Joseph Fontano, Vice Presidente di IDC-ITI/UNESCO (International Dance Committee of the Interational Theatre Institute of UNESCO).

Nel 2010 ha fondato la Caterina Rago Dance Company debuttando al Manhattan Movement and Arts Center di New York City.Un progetto di vita, dice, il tassello che mancava alla realizzazione personale. Eppure, non si può dire che abbia scelto la strada ‘in proprio' per mancanza di opportunità. Per due anni, infatti, è stata in tour con il cast originale di "Cercando Picasso", diretto da Antonio Calenda e Giorgio Albertazzi. E se per molti artisti un'esperienza come quella potrebbe tranquillamente rappresentare l'apice della carriera, Caterina ha voluto inziare proprio da lì il lavoro su se stessa: "Avevo tutto, ma sentivo di non avere niente, ero disconnessa. Mi mancava qualcosa". Così, con un vero e proprio salto nel vuoto, ha creato la sua compagnia di danza. Quattro i ballerini che ne fanno parte, selezionati con un'audizione fra centinaia di candidati, e regolarmente stipendiati dalla Rago. Perché, a New York, fare il danzatore è un lavoro vero. Nessuno sognerebbe mai di chiederti "Ti piace ballare, ma di lavoro che fai?".

Natalia Bizinha's, Otis Donovan Herring, Lindsay Poulis, Marine Salielli, oltre naturalmente alla loro direttrice artistica e ballerina, saranno in scena il 26 Marzo con l'ultimo spettacolo della compagnia "Fall in Autumn", nello stesso luogo dove tutto è iniziato, il MMAC.

Uno show costruito con pazienza e dedizione, provando tutti i giorni dal mese di agosto, sacrificando il corpo e la mente, senza vederne mai la fine.

Lo spettacolo, infatti, secondo la Rago, non può compiersi se davanti non ha un pubblico. Perciò, ogni singolo movimento, ogni passo o sguardo, vive del feeling che lo lega istantaneamente allo spettatore. Anche per questo la coreografa ha deciso di non inserire nel programma di sala alcun tipo di informazione o spiegazione sulla performance, ma solo i nomi dei danzatori e la biografia della compagnia. All'intertno della brochure, solo una foglia verde, da interpretare come meglio si crede.

Sorge spontanea la domanda, di come si possa riuscire a mandare avanti un progetto, completamente da soli, quando anche le più grosse e storiche compagnie di danza newyorkesi stanno subendo gli effetti della crisi. Caterina Rago risponde: "Anch'io, come tutti gli artisti di New York, a qualunque livello, devo fare affidamento quasi esclusivamente sulle donazioni. Qui funziona così. I finanziamenti pubblici quasi non esistono, e si va avanti grazie al sostegno di poche persone che credono in te. Ho avuto la fortuna di poter iniziare, con i giusti appoggi, ma oggi le cose sono cambiate. Ho bisogno del supporto di tutta la comunità italiana". Ma a quanto pare, la "comunità" è difficile da intercettare. Anche avere dei semplici sponsor italiani, di food and wine, per la serata di inaugurazione del 26, è stato difficile.

Paradossalmente, Caterina ha avuto più supporto da partner americani, o addirittura francesi (gli organizzatori di French Tuesday, fra i party di gala più esclusivi di Manhattan).E allora si domanda incredula se davvero la ‘sua gente' sia così indifferente e chiusa. Prima di decretarlo bisognerebbe aspettare la premiere dello show e l'affluenza che avrà.Su una cosa però Caterina è categorica: "L'American Dream? Non esiste più da anni".

 

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