La politica

G8. Riflettori su Siria e lavoro

17-06-2013

Il G8 che si aprirà domani a Lough Erne, in Irlanda del Nord, sarà dominato dal dossier Siria. E non solo sulla scia dell'appello arrivato ieri da Papa Francesco, che ha scritto al ‘padrone di casa' David Cameron "auspicando" un contributo del Summit per un "cessate il fuoco" e per portare tutte le parti al tavolo dei negoziati. Ma anche, e soprattutto, per l'atteso faccia a faccia tra Obama e Putin.


LOUGH ERNE (Irlanda del Nord). Ci sarà il nodo della crescita, così come l'emergenza del lavoro per i giovani - tema fortemente voluto dall'Italia di Enrico Letta - e la lotta all'evasione e all'elusione fiscale. Ma il G8 che si aprirà domani a Lough Erne, in Irlanda del Nord, sarà dominato dal dossier Siria. E non solo sulla scia dell'appello arrivato ieri da Papa Francesco, che ha scritto al ‘padrone di casa' David Cameron "auspicando" un contributo del Summit per un "cessate il fuoco" e per portare tutte le parti al tavolo dei negoziati. Ma anche, e soprattutto, per l'atteso faccia a faccia tra Obama e Putin.

Con il presidente americano che è ormai convinto del superamento della ‘linea rossa', l'uso delle armi chimiche da parte del regime, ed è pronto ad armare i ribelli. E quello russo, alleato di Bashar al-Assad, orientato invece a ribadire quello che già oggi a Londra ha ripetuto senza mezzi termini: niente armi "a chi mangia le viscere dei suoi nemici". Posizioni che "restano lontane", ha sintetizzato ieri Cameron che prima di partire per Lough Erne ha incontrato a Dowing Street proprio Putin.

Ma se la Siria farà da ‘piatto forte' - con la politica estera che è al centro della cena di lavoro dei Grandi di questa sera - il primo giro di tavolo, la prima sessione dei lavori nel pomeriggio, sarà dedicata all'economia. O meglio a crisi e crescita, in un G8 che si pone come ‘crocevia' verso il prossimo Consiglio Ue di fine mese e, in prospettiva, verso il G20. E dal quale - è il forte auspicio italiano - si attendono segnali sul fronte della lotta alla disoccupazione giovanile che Letta si è battuto divenga parte integrante del comunicato finale del vertice: con un "riferimento" esplicito, è l'obiettivo del premier italiano, che a Lough Erne probabilmente cercherà la sponda di Obama, attento a quanto sta avvenendo in Europa e da sempre poco convinto della via ultra-rigorista preferita dalla Germania di Angela Merkel.

Letta, che oggi incontrerà per la prima volta di persona l'inquilino della Casa Bianca, ha dalla sua anche il collega francese Francois Hollande che ha già detto di volere dal G8 "un segnale forte su crescita e occupazione". Temi che i grandi sono chiamati ad affrontare anche tra le righe del messaggio che rimbalza da Roma dal Pontefice: "Il denaro e gli altri mezzi politici ed economici devono servire e non governare, tenendo presente che la solidarietà gratuita e disinteressata è, in modo apparentemente paradossale, la chiave del buon funzionamento economico globale".

Ma in un'Irlanda del Nord blindata in un'operazione di sicurezza senza precedenti nella zona - con no-fly e no-sail area (vista la zona di laghi e canali dove si trova il resort che ospita i leader) e almeno 8 mila agenti pronti a tenere a bada le proteste, previste soprattutto a Belfast - Cameron punta anche a spuntare un altro risultato della sua presidenza G8: un passo avanti nella lotta all'evasione e all'elusione fiscale. Attaccando non solo i paradisi fiscali (arriva a Lough Erne con in tasca un accordo appena concluso con i ‘regni' dell'off-shore), ma anche cercando di portare a casa un primo passo, ‘una minimum tax' sui profitti esteri delle multinazionali.

Il tema delle tasse è la prima delle ‘3 T' - unitamente a trasparency e trade - che la presidenza inglese del G8 si è posta come priorità. Puntando anche a segnare un ‘punto' nella partita per l'avvio dei negoziati Ue-Usa sull'accordo di libero scambio.

Di carne al fuoco al G8 dunque, ce ne è tanta - non ultimi la crisi libica ed il processo di pace in Mo - e il rischio dell'inconcludenza, come altre volte in passato, è alto. Con il formato a otto, che cerca disperatamente di riprendersi un ruolo che ormai appare offuscato dal G20, ancora una volta messo a dura prova.

 

 

Obama cerca il rilancio in Europa

 

NEW YORK. Barack Obama vola in Europa con un chiaro obiettivo: ridare smalto ad una leadership un po' appannata dai vari scandali che - seppur indirettamente - lo hanno coinvolto nelle ultime settimane. Da quello sul fisco al ‘Datagate', passando per il caso Bengasi.

Il G8 in Irlanda del Nord e soprattutto la visita ufficiale a Berlino (dove 50 anni dopo JFK parlerà ai tedeschi alla Porta di Brandeburgo) per il presidente americano sono un' enorme opportunità per lasciarsi alle spalle un momento decisamente ‘no'. E per rafforzare il suo ruolo in un contesto internazionale ancora alle prese con la crisi economica e scosso dalla guerra civile in Siria, che rischia di accendere l'intera regione mediorientale.

Sui due temi più scottanti sul tavolo del summit, il messaggio di Obama cercherà insomma di riportare gli Usa al centro della scena e delle decisioni. Sul fronte della ripresa economica - dove l'Europa resta l'anello debole - il presidente americano ribadirà con forza che il modello da seguire è proprio quello ‘made in Usa': basta con una cieca austerity, che rischia di travolgere tutto e tutti, e spazio a misure che garantiscano il rilancio della crescita e dell'occupazione.

Obama punta molto sugli equilibri tra i leader europei che appaiono cambiati rispetto ai precedenti summit, con l'asse per la crescita e l'occupazione - guidato dall'Italia e dalla Francia - visibilmente rafforzato. E con la Germania che sembra aver ammorbidito in parte la sua linea del risanamento dei conti a tutti i costi. Capitolo Siria. L'obiettivo del presidente americano - che ha già avuto uno scambio in videoconferenza con Letta, Hollande, Merkel e Cameron - è quello di frenare gli ardori interventisti, soprattutto della Francia.

"Già in passato ci siamo affrettati a fare la guerra in quella regione. Ma stavolta nessuna fretta", ha ribadito nelle ultime ore il capo dello staff della Casa Bianca, Denis McDonough. Obama sa che quello della Siria è un terreno molto delicato in cui si gioca gran parte della sua credibilità internazionale, pressato tra chi lo accusa di immobilismo e chi invece lo mette in guarda dai rischi di un intervento.

L'Air Force One atterrerà a Belfast oggi. Il presidente sarà accompagnato nella sua missione nel Vecchio Continente dall'intera famiglia. E la First Lady, insieme alle figlie Malia e Sasha, si recherà in visita anche a Dublino. Per Michelle Obama la tre giorni europea sarà l'occasione per riscattarsi a sua volta da un momento ‘no': da alcune cadute di stile o - come dicono alcuni osservatori - da vere e proprie ‘figuracce'. Come quella di non essersi presentata al vertice californiano tra il marito e il leader cinese Xi Jinping, di fatto snobbando la First Lady di Pechino e provocando l'irritazione dei cinesi.

 

 

Letta punta sull'appoggio degli Usa

 

LOUGH ERNE (Irlanda del Nord). Emozionato in vista del primo G8 da presidente del Consiglio, ma anche determinato a fare della lotta alla disoccupazione giovanile una delle proprità dei grandi della Terra. Magari trovando in Barack Obama un utile alleato nel difficile tentativo di convincere Angela Merkel a fare di più contro questa "drammatica piaga".

Enrico Letta ha trascorso la vigilia a preparare i dossier che saranno sul tavolo del summit di Lough Erne, in Irlanda del Nord. Ha voluto incontrare il ministro degli Esteri Emma Bonino, per mettere a fuoco i temi del vertice. Sul tavolo il ‘padrone di casa' David Cameron ha posto le tre "T": trade (commercio), transparency (trasparenza) e tax (tasse). Si parlerà di lotta all'evasione fiscale, di finanza, di materie prime nei Paesi in via di sviluppo, di sicurezza alimentare. Tutti temi condivisi dall'Italia.

Ma in agenda ci saranno anche altri dossier spinosi: a cominciare dalla Siria. Il responsabile della Farnesina, di ritorno da Mosca per un incontro con l'omologo Serghei Lavrov, ha ragguagliato il premier sulla possibilità di coinvolgere la Russia nel tentativo di fermare le violenze. Di questo Letta ne parlerà personalmente con Valdimir Putin, nella bilaterale in programma nel resort nord irlandese. Ci sono poi i nodi della Libia, dove l'Italia ha ingenti interessi economici, e quello del Transatlantic Trade Investment Partnership, l'accordo commerciale Usa-Ue che continua a incontrare ostacoli.

Un'agenda fitta su cui premier italiano si è voluto preparare a fondo. Anche per superare "la forte emozione dell'esordio", come racconta chi gli ha parlato. E forse anche per distrarsi in serata si è concesso qualche ora di svago al concerto dei Nomadi a Cesenatico. Letta è comunque convinto di arrivare al tavolo dei Grandi forte dell'approvazione di un provvedimento, il ‘dl fare', che conferma la solidità della sua maggioranza. Il passaggio del G8, del resto, sarà importante anche in chiave interna.

L'inserimento del tema della lotta alla disoccupazione giovanile viene letto a palazzo Chigi come un successo diplomatico. L'obiettivo dell'Italia è ora mettere nero su bianco, nelle conclusioni del summit, un riferimento alla necessità che i Grandi adottino politiche in favore del lavoro giovanile. Nella speranza di fare "massa critica" e generare così un effetto positivo nei singoli Paesi.

Per Letta, però, il summit sarà anche un'importante tappa in vista del Consiglio Ue di fine giugno. Oltre a rivedere i principali leader Ue, potrà infatti incontrare per la prima volta Obama. Ufficialmente non è ancora stata fissata alcuna bilaterale, ma - nel clima informale di Lough Erne - non mancherà comunque occasione per parlarsi di persona. Anche nella speranza, spiegano fonti di governo, di trovare un utile alleato nella partita con Berlino.

Il capo del governo non intende isolare la cancelliera Merkel (sarebbe "velleitario oltre che controproducente" continua a ripetere), ma spera che Obama possa aiutare lui, Hollande e Rajoy a convincere Frau Angela a fare di più sul fronte dell'occupazione e della crescita. Del resto, spiegano a palazzo Chigi, "la strategia di Letta sulla disoccupazione è pienamente condivisa da Obama". E se è vero che dopo la rielezione, la Casa Bianca è meno attenta ai guai europei, è altrettanto vero che l'economia a stelle e strisce avrebbe tutto da guadagnare da una ripresa del Vecchio Continente.

Letta però non si illude: sa bene che prima del voto in Germania di settembre difficilmente si potrà discutere di quella ‘golden rule' da lui caldeggiata per scorporare alcuni investimenti dai bilanci nazionali e avere così veri margini di manovra sul fronte delle politiche per l'occupazione.

 

 

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