Cultura

Luca Parmitano. L'uomo delle stelle tra sogno e poesia

Di Paola Nurnberg

19-07-2014

L

D a quando è tornato dallo spazio, nel novembre del 2013, è l'uomo più intervistato. E lui, Luca Parmitano, non si stanca mai di raccontare la sua straordinaria esperienza sulla Iss, la Stazione spaziale internazionale, ricordando di essere un privilegiato, perché pagato per fare un lavoro che è anche la sua passione. "Il mio messaggio ai giovani", dice l'astronauta, "è quello di avere dei sogni grandissimi ma avvicinabili attraverso dei progetti. Il sogno deve essere qualcosa che ci guida lontano come una stella, mentre il progetto deve essere il gradino per poterci arrivare".

"Quello di cui mi sono accorto, stando lontano dalla Terra così a lungo, è che oggi apprezzo tutto quello che mi circonda. Meravigliandomi della perfezione di cui siamo circondati e di cui normalmente non ci rendiamo conto. Come ad esempio la perfezione degli occhi di mia figlia mentre mi guarda, della bellezza di un prato o del mare in tempesta. Questa perfezione oggi mi sorprende e sono in grado di apprezzarla appieno". Insiste nel definirsi una persona normale Luca Parmitano, astronauta dell'ESA, l'Agenzia spaziale europea, e maggiore dell'Aeronautica militare, nonostante abbia passato 167 giorni nello spazio. Gli astronauti invece sono i nuovi eroi. Perché sembrano stare al di sopra delle umane tentazioni e debolezze. Lontani da corruzione, denaro e potere. Tutto ciò che corrompe e abbruttisce i comuni mortali non gli appartiene. Esploratori dell'infinito, questi pionieri del futuro ci sanno regalare attimi di grande emozione, anche grazie alle moderne tecnologie, che ci permettono di vedere in tempo reale tutto quello che accade lassù, dal momento un cui la navetta spaziale lascia la Terra allo svolgimento di una missione in orbita.

È solo grazie alla tecnologia infatti che oggi, come un Grande Fratello, abbiamo potuto osservare la vita degli astronauti della Stazione spaziale internazionale. Li abbiamo guardati mentre mangiavano, li abbiamo visti cantare e lavarsi i capelli. Restando ogni volta a bocca aperta e assetati di domande.

Domande a cui anche lui, l'uomo delle stelle che pensa di essere come tutti risponde senza sottrarsi, con entusiasmo e con orgoglio. Lo stesso orgoglio che traspare quando spiega che l'Italia è uno dei paesi che si impegna maggiormente nella ricerca aerospaziale. Nel suo intervento al Comando 1a Regione Aerea di Milano ha ricordato che "il 40% del volume della Stazione spaziale internazionale è stato costruito in Italia, tra cui la "cupola", quella cioè da cui tutti gli astronauti fanno le foto della Terra".

La nomina ad ambasciatore del semestre italiano di presidenza europea non poteva che toccare a Parmitano, che in questa veste sarà a Trapani nei prossimi giorni in occasione della prima edizione di "Fly for peace", un evento per la pace nel Mediterraneo.

"Il fatto che un astronauta sia stato individuato come il rappresentante per questo ruolo è anche indicativo della volontà italiana di premere l'acceleratore e di dare visibilità a quello che secondo me è un campo di eccellenza italiana, che è appunto la ricerca aerospaziale".

Un compito che gli calza a pennello, avendo lui paragonato lo spazio all'Unione europea.

"L'Europa è un sogno nato decenni fa sull'idea della cooperazione pacifica. Che significa cedere la sovranità nazionale in nome di qualcosa di più grande, senza perdere la propria identità, ma portando il proprio contributo. Nello stesso modo nello spazio ci si dimentica della propria provenienza, mantenendo ognuno la sua identità. Vuol dire dare qualcosa di se stessi per il bene comune".

In altre parole, si è più forti se si sanno abbattere, o superare, i confini.

"L'Italia è un Paese fondatore dell'Unione europea, quindi portare la nostra genialità, la voglia di fare, e l'amore per la vita che ci contraddistingue, e prendere dagli altri paesi quello che di buono hanno da dare, è un contributo importantissimo. Allo stesso modo nello spazio le diverse nazionalità collaborano per qualcosa di più grande che è l'esplorazione globale". 

In Luca Parmitano convivono l'uomo e il sognatore. E' l'uomo che ci insegna la concretezza del suo lavoro quando racconta che ci vogliono almeno 20 minuti per prepararsi a indossare lo scafandro, mentre per uscire dalla ISS (è stato lui il primo astronauta italiano a compiere la cosiddetta "passeggiata spaziale") ci si mette addirittura un'ora. Ed è sempre l'uomo che parla quando ricorda i problemi durante la missione e la freddezza che ci vuole per trovare una soluzione. Mentre il sognatore, che senza pensarci ha già superato i confini del tempo passando alla storia, prende il sopravvento per dire che l'ispirazione resta una delle cose più importanti. "Non esiste nessun altro posto in grado di ispirare come lo spazio. Già da piccolo mi emozionavo guardando il cielo e le stelle e quando sono arrivato lassù ho capito che bisognerebbe inventare delle parole per descrivere lo spazio e l'infinito. Per questo - dice - servirebbe un poeta".   

 

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