La comunità

Un piccolo grande eroe nascosto. Gino Masi da Mola di Bari a Brooklyn

di Vittorio Capotorto

30-08-2014


"Gli italiani che hanno fatto l'America" è un argomento che da decenni produce articoli e pubblicazioni in quantità considerevole, che generalmente si soffermano a parlare di personaggi più o meno famosi e che hanno avuto una vita avventurosa.

La GRANDE STORIA invece, nei suoi archivi silenziosi e segreti, ha immagazzinato nel tempo innumerevoli piccole storie di connazionali che hanno dato un altrettanto grande contributo, attaverso non solo il proprio lavoro ma soprattutto l'aiuto dato a molte persone facenti parte del cosiddetto "popolo di formiche" delle decine di migliaia di conterranei, che insieme hanno costruito uno spicchio d'America.

E qui siamo lieti di raccontare appunto la storia di uno di loro, facente parte della estesa comunità degli immigrati arrivati il secolo scorso da Mola di Bari e presenti in ogni parte degli Stati Uniti, che nell'area metropolitana di New York, con epicentro a Brooklyn, ormai annovera molte migliaia di unità, rivenienti da più generazioni.

Gino Masi, Luigi all'anagrafe, nasce il 6 novembre 1938 appunto a Mola, dove frequenta con profitto la Scuola Marittima fino alla Licenza, per poi emigrare con la famiglia a 15 anni in Argentina, Paese in cui consegue il Diploma Industriale con la qualifica di Tornitore-Meccanico.

Nel 1958 il padre Vittorio, che intanto si era spostato qui (molti italiani del Sud hanno seguito lo stesso itinerario per venire in America) gli fa "l'atto di richiamo" negli Usa, appunto a New York, dove il giovane e valido meccanico lavora in un'azienda del settore, frequentando nello stesso tempo la Scuola Superiore "Brooklyn Tech" e specializzandosi in Disegno Meccanico. Sposato a 28 anni, è padre di un figlio, chiamato Vittorio come il nonno, che è diventato un bravo ed affermato medico con ufficio a Brooklyn e che lo ha reso a sua volta nonno di tre splendidi nipoti.

Messosi a riposo alcuni anni addietro, Gino non ha smesso di "lavorare", sia "dando una mano" nell'ufficio del figlio, sia continuando a collaborare attivamente alle attività della importante Federation of Italian American Organization di Brooklyn (da lungo tempo è membro del Consiglio di Amministrazione) ed a quelle della Federazione Molamerica (di cui è membro del Direttivo dalla sua fondazione); per finire al famoso Van Westerhout Cittadini Molesi Club di Court Street, di cui è stato da tempo immemore Segretario Generale e quindi Vice Presidente, rifiutando sempre la massima carica, in quanto uomo schivo per natura. Infatti, pur avendo dato tanto alla comunità in termini di lavoro e pratiche varie di pensionamento portate a buon fine, non ha mai voluto mettersi né in mostra né "al di sopra" degli altri, cosa facile per chi, oltre 55 anni fa, aveva "studiato", umile emigrante in questa straordinaria Terra (ha avuto anche tanti riconoscimenti pubblici, che però "nascondeva" in qualche cassetto). Senza contare, cosa rarissima per ogni essere umano, che non l'abbiamo mai visto arrabbiarsi, o alzare la voce, o sgridare qualcuno, mai!

Ma a sua insaputa, il 24 agosto, l'Assemblea Generale del Van Westerhout, sapendo che eventi imprevisti lo hanno costretto questa volta ad andare sul serio in pensione, lo ha eletto all'unanimità Presidente Onorario, mentre altre iniziative sono in corso, per legare il suo nome ad attività nel campo della cultura, in uno con studi universitari.

E voglio aggiungere, a questa mia in fondo brevissima "cronaca" della vita dell'incommensurabile amico Gino, un'altra nota a suo merito: prima che io emigrassi a New York da Mola nel marzo del 1997, alcuni concittadini "importanti" mi raccomandarono, appena messo piede qui, di incontrare un certo Gino Masi, in quanto uno dei pochi molesi altamente sensibili alle iniziative di carattere sociale legate al mondo culturale.

Io non conoscevo la persona "raccomandatami", al contrario dei "famosi" Mike Pesce e Corrado Joe Manfredi o di amici di adolescenza-gioventù come i fratelli Uccio e Mino De Maglie, Vito e Peppino Rizzi, Domenico e Peppino Avelluto (per citarne solo alcuni) e naturalmente feci un approccio soft. Ebbene, in tutti questi anni è stato veramente il compaesano più sensibile alle attività culturali che abbia incontrato, che ha sempre supportato (insieme ad Alberto Ingravallo), in prima e terza persona, tutti gli spettacoli fatti dal sottoscritto e Teatromania sin dalle origini della collaborazione con la Columbia University (decine di playbill ed articoli vari ne sono testimonianza).

Un uomo quindi, il nostro Gino Masi, che rappresenta in maniera esemplare l'intatto austero costume delle nostre genti, ricche di incancellabile straordinaria umanità, che fanno vivere nel quotidiano travaglio di uomini e donne che non sono la storia, ma che hanno fatto la storia, a New York e dovunque.

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