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Inter. Fuori Mazzarri, riecco Mancini

14-11-2014


 

MILANO. Nessuna prova d'appello: per Walter Mazzarri il benservito arriva improvviso una mattina come un'altra, durante la pausa osservata dal campionato che lascia spazio alla Nazionale. Tra la distrazione generale, la certezza di una tregua, l'Inter si conferma imprevedibile come sempre, a dispetto dei presidenti che si avvicendano. Massimo Moratti l'avrebbe già esonerato, Thohir ha invece aspettato qualche giorno in più per congedare il tecnico meno amato nella storia dell'Inter.

Un rapporto mai decollato, un feeling mai sbocciato, una classifica imbarazzante, sconfitte che bruciano. Mazzarri vive l'onta del suo primo licenziamento in carriera e se la deve prendere con se stesso: il tecnico non è riuscito ad adattarsi agli umori di un grande club come l'Inter, abituato a personaggi vincenti come Mourinho e, appunto, come Roberto Mancini, ora pronto a guidare la Benamata già dal derby del 23 novembre.

Mazzarri, in questi mesi, è stato costantemente sopraffatto da un'ansia irrazionale, da un'emotività eccessiva che lo spingeva a commettere errori madornali in campo e fuori. Un 'gaffeur' calcistico con gli attacchi ai giornalisti, la sindrome dell'assedio, le scuse involontariamente comiche elencate puntuali dopo ogni delusione domenicale. Un 'piangina', dicono a Milano.

L'apoteosi arriva al termine della partita contro il Verona quando sconsolato dice "....Siamo in emergenza, i ragazzi sono calati e poi ha anche cominciato a piovere...". Lo sfottò si scatena impietoso con Mazzarri sempre più simile alla caricatura di se stesso.

Moratti coglie immediatamente la difficoltà dell'allenatore, per il quale forse l'esonero giunge perfino come un sollievo. La scelta del tecnico toscano si rivela un errore clamoroso: lui non sembra proprio ritagliato per un club difficile con un pubblico di tifosi particolarmente critici, pronto a fischiarlo ripetutamente anche con una certa cattiveria. Ogni sua scelta viene contestata e a nulla serve il tentativo della società di evitargli la solita rumorosa e plateale contestazione in uno stadio sempre più freddo e sempre meno affollato. Lo speaker non chiama più il nome del tecnico dopo l'annuncio della formazione nel pre-partita. I tifosi però il modo di fischiarlo lo trovano lo stesso, sempre e comunque. Insomma, Mazzarri - in coppia con il fedele Frustalupi - non è mai entrato nel cuore e nel dna dell'Inter.

Tuttavia, al di là dei tic e del dubbio stile, l'accusa vera è quella di aver messo in campo una squadra senza gioco e senza idee dove ogni talento diventa sbiadito e irriconoscibile. Un gioco da provinciale, privo di coraggio e di aggressività per i nerazzurri che soffrono l'assalto di formazioni mediocri in Italia come in Europa. Così Thohir raccoglie il prezioso consiglio di Moratti e rompe ogni indugio in vista di un derby decisivo. Perdere sarebbe un'ennesima beffa.

Così dopo una notte agitata e le prime ore del mattino piuttosto concitate, trapela la notizia choc dell'esonero. Mancini è pronto a ricominciare, nella notte dà la sua disponibilità, chiude il contratto e fa la valigia. Destinazione, oggi come ieri, ancora Milano.   

 

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