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Inter. Mancini: non ho la bacchetta magica

16-11-2014

Roberto Mancini è tornato. Sempre impeccabile in abito blu scuro, sorriso ammaliante e sguardo deciso, si siede al tavolo del tecnico nella sala conferenze di Appiano Gentile. Il 'Mancio' è di nuovo qui e già si respira l'aria delle imprese, quell'elettricità che è presagio di successi. All'Inter è mancava da un po' l'atmosfera dei grandi eventi, si era persa nei ricordi decantati delle gesta di Mourinho. Ma ora c'è di nuovo un tecnico di caratura internazionale a guidare la squadra. "Non avrei mai pensato di tornare all'Inter. Quando si torna, dopo aver fatto un buon lavoro, c'è solo da perdere. E' successo tutto molto in fretta. Credo in questo progetto, ma non ho la bacchetta magica: sono tornato per vincere ma bisogna farlo attraverso il lavoro. Può essere, però, un'altra bella storia" sono state queste le prime attesissime parole di Mancini che hanno sancito l'inizio della sua seconda vita nerazzurra. In sala stampa un centinaio di giornalisti hanno catturato ogni parola, immortalato con le telecamere ogni gesto. Thohir ha capito che serviva un uomo di charme, un immagine di spessore, un allenatore vincente e conosciuto, per dare una svolta a tutto l'ambiente. Era l'alternativa migliore possibile, così lo ha chiamato e gli ha spiegato quale futuro vuole costruire per l'Inter. E Mancini, dopo qualche titubanza, si è convinto: "Ci siamo sentiti solo al telefono, ma avremo tempo per conoscerci. Ringrazio Thohir per avermi permesso di tornare - ha confermato il tecnico - E' una persona per bene che vuole far diventare grande l'Inter". Un ruolo importante nella trattativa lo ha avuto però anche Moratti.

L'ex patron nerazzurro lo ha sponsorizzato, ha caldeggiato la sua candidatura e quando l'operazione è andata a buon fine si è congratulato subito con l'uomo che gli regalò i primi successi della sua gestione. "L'ho sentito e sono felice che sia felice. Ha fatto la storia dell'Inter ed è importante che sia ancora dentro la società" il tributo di Mancini. Dopotutto il legame con Moratti è ancora forte, quello con Thohir avrà tempo di costruirsi. E non c'è modo migliore che vincere insieme per sigillare un rapporto. "Quando si cambia allenatore vuol dire che le cose non funzionano. Non penso però sia stata tutta colpa di Mazzarri, è un buon tecnico che ha fatto bene ovunque. Dispiace per i fischi - il commento del nuovo allenatore -. Questa è una squadra con qualità, come quella di dieci anni fa, anche se è difficile fare paragoni col passato. Si può lavorare bene". L'inizio però sarà in salita con due sfide tutt'altro che semplici: il derby e la Roma. Il Mancio, che nel pomeriggio ha diretto il suo primo allenamento, esordirà infatti per la seconda volta a San Siro domenica prossima contro il Milan. Partita che, secondo il tecnico, va gestita con le giuste aspettative: "Quando giovedì sera mi hanno chiamato sapevo solo che c'era il derby, non conoscevo tutto il calendario e non sono cose a cui pensare in quei momenti. Tutte le partite sono difficili, non solo il derby. Per rialzarsi bisognerà combattere contro la Juventus, che sta facendo benissimo da anni, e proprio contro il Milan che resta sempre una grande squadra". Per chiedere rinforzi a Thohir ed Ausilio ci sarà tempo, anche se è probabile che a gennaio il club torni sul mercato. Un nome però lo si può già debellare dalla lista dei possibili arrivi: "Balotelli sta bene dove sta, al Liverpool. Ha una grande chance da cogliere perché gioca in uno dei migliori club inglesi". Di ritorno inatteso basta quello di Mancini. Oggi si è ufficialmente riaperta una nuova era nerazzurra. Adesso dovrà rimboccarsi le maniche, trascinare l'Inter fuori dalla mediocrità e assicurare un biglietto per l'Europa. Senza scomporsi troppo, però. Perché la sua eleganza resterà sempre la sua firma.

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