Dagli USA

Un bambino su 30 e senzatetto

17-11-2014

 

NEW YORK. Due milioni e mezzo di bambini senza una casa: uno su trenta. Sono i numeri shock che riguardano la prima potenza mondiale, gli Stati Uniti. L'allarme è stato lanciato dal National Center on Family Homelessness, che oggi ha reso noti i risultati dello studio "America's Youngest Outcasts" (I più giovani emarginati d'America), secondo cui nel 2013 si è raggiunto un numero record di minori senza tetto.

Un numero inquietante, destinato ad aggravarsi nel tempo. I dati mostrano infatti che la povertà infantile è cresciuta dell'8% in un anno, dal 2012 al 2013, con la California maglia nera. Tra le cause, il peggioramento delle condizioni economiche dopo la grande crisi, la mancanza di alloggi alla portata di tutti (soprattutto nelle grandi città) e anche una violenza tra le pareti domestiche sempre più diffusa.

Secondo Carmela DeCandia, direttrice del National Center on Family Homelessness, il governo federale finora si è preoccupato di ridurre il numero dei senzatetto tra i veterani e in generale tra la popolazione adulta. "Lo stesso livello di attenzione e risorse - ha specificato - non è stato invece messo nell'aiutare le famiglie e i loro bambini. In termini economici e umani, pagheremo un alto prezzo per questo".

Secondo lo studio, i livelli di povertà infantile raggiunti possono avere effetti devastanti sia sullo sviluppo educativo, sociale e emotivo degli stessi bambini, sia sui loro genitori e la loro capacità di esercitare quella funzione. Lo studio tiene conto anche degli sforzi che i singoli stati fanno per affrontare il problema.

La situazione è migliore in Minnesota, Nebraska e Massachusetts, mentre non può dirsi lo stesso di California, Alabama e Mississippi. In realtà la California non ha sorpreso più di tanto gli studiosi: se il Golden State da una parte può vantarsi di essere la culla della tecnologia, dall'altra ha un costo della vita elevato e poche case a prezzi ragionevoli. E il governo locale non sembra molto concentrato sul problema. I rifugi sono affollati da famiglie che non possono permettersi una casa. E anche quando vengono distribuiti incentivi per cercare un alloggio spesso non si riesce a trovare un posto per vivere.

"I proprietari - ha spiegato Kathleen Baushke, direttrice del ricovero Transition House a Santa Barbara - non sono disposti a mettere una famiglia di quattro persone in un appartamento di due stanze perché possono trovare facilmente un single professionista che la prenda in affitto".

Occorre quindi, a detta degli studiosi, incrementare il numero di abitazioni economiche, aumentare il salario minimo e le opportunità di lavoro per i genitori senza tetto e potenziare i servizi per quelle madri che hanno perso un tetto a causa della violenza domestica.

 

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