Cultura

Motus, "tempesta" a teatro

di Francesca Gentile

18-12-2014

 

NEW YORK. Non potevano arrivare a New York in un momento migliore, ovvero perfettamente in linea con lo spirito de loro lavoro teatrale. I Motus, in scena all'Ellen Stewart Theatre fino a domenica 21 dicembre, sono piombati con tutta la loro forza e irriverenza, in una Grande Mela attaversata dalle proteste per il caso Garner, contro la brutalità della polizia e il razzismo.

I newyorchesi hanno creato una tempesta nelle strade, mentre il gruppo italiano portava in palcoscenico lo spettacolo "Nella Tempesta".

Potrebbe sembrare un gioco di parole, ma non lo è: il grido "politico" dei Motus, davvero è impregnato del più autentico impegno morale, è un grido che chiede giustizia e attenzione, così come hanno chiesto i dimostranti nelle piazze d'America. E il loro messaggio di battaglia i Motus lo affidano simbolicamente alla voce ancora incisiva di Judith Malina che irrompe a metà della piéce: "Non bisogna cercare di difendersi dalle tempeste, ma scatenarle!", dice la fondatrice del Living Theatre, sulle barricate come se il tempo non fosse mai passato.

Gli autori e registi Daniela Nicolò e Enrico Casagrande si ispirano alla Tempesta di Shakespeare e al testo, meno conosciuto, Una Tempesta di Aimé Césaire, adattamento del testo shakesperiano secondo una visione postcoloniale.

In un gioco di incastri e "spezzettamento" del testo, Ariel e Calibano, i servitori di Prospero, diventano gli immigrati illegali nelle città italiane, i "sans papiers" delle banlieue francesi, i nuovi "servi" in cerca di un riscatto e di riconoscimento. Sul corpo angoloso e androgino di Silvia Calderoni (magnifica Ariel), leggiamo, come se fosse un "testo-corpo", il disagio di questa epoca presente. Ariel si sottrae e fugge dall'occhio di Prospero (rappresentato con una luce che attraversa la scena) chiedendo di essere liberata.

Si rotola sul pavimento, si contorce, cammina senza una meta, urla affinché questo errare abbia una fine e una finalità. "Se non mi guardi, non grido", dice, perchè l'invisibilità è la vera condanna delle vittime delle tempeste attuali.

Sulla parete sfilano infine le immagini di cronaca dei barconi che approdano a Lampedusa, c'è chi riesce a sbarcare e ci sono le vittime. Sono questi i Calibano e le Ariel della porta accanto, che gridano (ma li sentiamo?) per avere dei diritti.

Lo spettacolo, applauditissimo dal pubblico, è un prezioso appuntamento con una forma di teatro andata in "disuso": il teatro dell'impegno e della denuncia che ha visto illustri protagonisti anche in Italia.

Il viaggio politico e anche poetico dei Motus si conclude con la conquista dello spazio, "questa è la mia isola", e con una domanda rivolta al pubblico "è questa terra mia?". Lotta per una riappropriazione della vita o anche solo per poter esistere.

Bravi tutti gli interpreti, dalla già citata Silvia Calderoni, a Glen Caci, Ilenya Caleo, Fortunato Leccese e Paola Stella Minni.

(The Ellen Stewart Theatre, 66 East 4th St. telefono 646-430-5374 www.lamama.org)

 

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