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Lupi fuori, resta il problema. La spaccatura nei centristi può condizionare il governo

di Pierfrancesco Frerè

21-03-2015


Maurizio Lupi esce dal governo "a testa alta", accettando la responsabilità politica connessa all'inchiesta della magistratura fiorentina sulle Grandi Opere. Ma che dal suo gesto, compiuto con grande dignità, non derivino contraccolpi politici sono in pochi a crederlo.

Il primo è già giunto a destinazione nel Nuovo centrodestra. In molti hanno notato come Lupi non abbia mai citato nel suo discorso, davanti ad una Camera semideserta, Angelino Alfano, il leader che lo ha difeso solo formalmente. Il partito è spaccato tra l'ala filogovernativa, accusata di guardare già al Partito della Nazione renziano, e quella che invece lavora per il ritorno al centrodestra una volta chiusa la pagina dell'emergenza economica. Esito che, secondo Matteo Salvini, avrebbe fatto piacere al premier orientato a dare vita ad una sorta di monocolore renziano.

Per l'Ncd il rischio è quello di fare la fine di Scelta civica. Molto dipenderà naturalmente dalle prossime ore: Matteo Renzi ha assunto l'interim delle Infrastrutture solo per pochi giorni e fa sapere che discuterà con il capo dello Stato il nome del successore del ministro dimissionario.

Ma è evidente che gli alfaniani, sebbene indeboliti dal caso Lupi, dovranno essere accontentati con un nuovo ministero: forse gli Affari regionali, il cui posto è vacante dopo l'uscita di Lanzetta. Gaetano Quagliariello tuttavia, indicato tra i papabili, esclude di poter accettare l'investitura perché l'Ncd ha un senso solo se riesce a riattivare una logica bipolare e uno schieramento alternativo al Pd.

Affermazione che la dice lunga sugli interrogativi che si stanno facendo strada tra i centristi: c'è chi pensa che la bussola non possa essere solo quella di conservare il ministero dell'Interno, tanto più dopo il crollo del bastione nordista di Lupi e il congelamento del laboratorio centrista appena progettato insieme a Flavio Tosi.

Il pericolo è la fuga dal partito: in parte verso il Pd e in parte verso Forza Italia e la Lega. Salvini sostiene che molti esponenti centristi sono in uscita dall'Ncd e guardano più al Carroccio che al movimento berlusconiano (anch'esso incrinato dalla fronda di Fitto). Lo si vedrà ben presto con la formazione delle liste per le regionali, ma è evidente che uno smottamento degli alfaniani non potrebbe non avere riflessi sulla maggioranza, i cui numeri al Senato sono striminziti.

Ecco spiegata la cautela del Rottamatore nel commentare l'addio di uno dei suoi ministri più importanti per l'economia del Paese. C'è in ballo soprattutto il completamento delle grandi opere per l'Expo di maggio (i 5 stelle chiedono il blocco di tutte quelle sotto inchiesta) e un riassetto dell'esecutivo che potrebbe diventare molto simile ad un rimpasto.

E poi la vicenda delle dimissioni non sembra del tutto archiviata. Per esempio Marco Pannella chiede che Renzi le respinga perché altrimenti, in base alle motivazioni addotte alla Camera, sembrerebbero incomprensibili. Grillo e Di Maio invece pensano che a dimettersi debbano essere il capo del governo e Cantone in quanto l'M5S aveva chiesto da mesi la rimozione di Incalza denunciando il sistema di potere che egli copriva.

Forza Italia e Fratelli d'Italia parlano di una doppia morale del premier che non chiede le dimissioni ai sottosegretari indagati e al candidato del Pd in Campania, già condannato, e le impone invece a Lupi per sloggiare dal governo l'unico "resistente".

Che cosa potrebbe accadere se i centristi si spaccano? Al momento è difficile dirlo. Lupi potrebbe prendere il posto di Nunzia Di Girolamo come capogruppo alla Camera, ma anche questa non sarebbe una mossa indolore: la De Girolamo è infatti molto critica sulla gestione della vicenda Lupi da parte di Alfano e anche sul modo in cui si sta sviluppando l'esperimento di Area popolare. Fabrizio Cicchitto ipotizza implicitamente l'appoggio esterno al governo, un evento traumatico che non è condiviso invece dal ministro Lorenzin.

Questi malumori incrociano quelli di Forza Italia dove è in corso un regolamento di conti che potrebbe sfociare nel divorzio tra Berlusconi e Fitto: i seguaci del leader pugliese parlano di un'epurazione nelle liste di partito per le amministrative e sono pronti a presentare liste alternative in tutta Italia.

Una storia abbastanza simile a quella di Flavio Tosi e che priva di punti di riferimento quei centristi tentati dal ritorno in Fi. Un elemento in favore di Renzi, alla vigilia della partita di stabilizzazione della maggioranza che il premier tenterà dopo il ritorno dal Consiglio europeo, riassestando la sua squadra.

 

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