Cultura

La morte di Gianmaria Buccellati. Addio al "re dei gioielli"

28-03-2015


 

TORINO. Amava definirsi un "artista-artigiano col cuore grande", lui che ha portato l'arte orafa italiana nel mondo, prima ancora che un bravo imprenditore. E quando, dieci giorni fa, la malattia gli ha impedito di essere alla Reggia di Venaria per l'inaugurazione della mostra sui suoi gioielli, ha affidato uno scritto da leggere al fratello Giorgio con una richiesta in dialetto milanese: "Te racomandi, el me mestè".

Il mondo dell'alta gioielleria è in lutto per la morte a Milano di Gianmaria Buccellati, 85 anni, artista geniale, ritenuto non a torto il ‘re' dei gioiellieri. Quarto di cinque fratelli, Gianmaria fu il primo a seguire la carriera del padre Mario, orafo di D'Annunzio e di Eleonora Duse. A 16 anni lavorava già nel negozio e nei laboratori di Milano. Prima come semplice apprendista, imparando l'arte orafa dagli artigiani, poi come disegnatore e creatore. Perché quella era la sua vera natura.

Amava creare con le mani e lavorare i metalli e le pietre preziose, una passione che lo porterà in età matura a girare il mondo alla ricerca del meglio assoluto, ovvero le migliori gemme, i più raffinati materiali. Nel mondo era famoso per questo e, quando cercatori e venditori trovano il ‘pezzo' unico, lo chiamavano.

All'età di 19 anni, il padre gli affidò la direzione del negozio di Milano mettendolo in condizione di conoscere personalmente i maggiori esponenti del mondo imprenditoriale e finanziario milanese, traendone esperienze e conoscenze determinanti per la sua formazione. Così che quando scomparve il padre, nel 1965, fu in grado, grazie alla sua visione internazionale, di sviluppare il suo marchio ‘Gianmaria Buccellati' portandolo in tutta Europa e in Estremo Oriente, in particolare a Hong Kong e in Giappone.

Quando, nel 1979, aprì la sua grande boutique a Parigi, in Place Vendome, il suo nome divenne sinonimo mondiale di haute joaillerie. L'arte di Gianmaria è stata celebrata da prestigiosi musei in importanti mostre, come quelle memorabili alla Smithsonian Institution di Washington D.C., nel 2000, al Museo del Cremlino di Mosca, nel 2008, e lo scorso anno presso Palazzo Pitti di Firenze. E ora a Venaria, dove le sue mirabilia - dalla Coppa del Sacro Graaal alla Spilla Gran Dama realizzata nel 2003 con una rarissima perla Melo Melo dei mari del Vitenam, dai gioielli a ‘tulle' con migliaia di diamanti incastonati agli anelli in fibrolite o alessandrite - si sposano con l'eleganza altrettanto folgorante della Reggia sabauda alle porte di Torino.

Per salvaguardare il tesoro di conoscenze, oggetti e disegni Buccellati - padre e figlio - nel 2008 è nata l'omonima fondazione, che sta intraprendendo un importante percorso di divulgazione dell'arte orafa nazionale nel mondo. Perché Buccellati, senior e junior, sono stati e sono ancora emblema di quel bello italico ancora oggi prezioso e inimitabile che il mondo ci chiede e ci invidia.

 

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