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Serie A . Juve, lo scudetto è a un passo

19-04-2015


 

Game over. Anche la Lazio, che risalita imperiosamente al secondo posto, si è inchinata allo strapotere della Juventus. Lo scudetto numero 4 della serie, il primo 'di' Allegri è ormai cosa fatta, i bianconeri possono dedicarsi anima e corpo alle coppe, a cominciare dalla Champions.

I biancocolesti si erano arresi all'andata all'Olimpico, 0-3, ma era un'altra Lazio. Ci si aspettava qualcosa in più ieri dalla squadra di Pioli, arrivata a Torino cavalcando l'onda di otto vittorie consecutive.

Aveva l'occasione di portarsi a -9 dalla capolista e di mettere un po' di pepe nel finale della Serie A e, soprattutto, voleva conservare il secondo posto, che ora la Roma può di nuovo soffiarle. Invece è andata sotto di due gol nella prima mezz'ora, punita dalla bravura e scaltrezza di Tevez e soci, ma anche dalle sue disattenzioni. Onore alla Juventus che stravince anche questo campionato, con grandissimi meriti.

Ancora Tevez protagonista, Bonucci un'altra volta goleador, Pirlo in ulteriore progresso, Evra e Padoin ottimi esterni di centrocampo, ma è stata la solidità, la compattezza a fare un'altra volta la differenza. La Lazio ci ha provato, i 9 calci d'angolo (a 2) dicono che è stata spesso in attacco, ma senza mai trovare gli spunti vincenti. Anderson non si è quasi mai visto, l'assenza di Parolo ha pesato, come pure la scelta di Candreva e Keita in panchina nei primi 45'.

Così la serata, fredda e piovosa a Torino, è finita con l'entusiasmo del popolo bianconero, che ha cantato a squarciagola: "E tutta Roma se ne va" e "I campioni d'Italia siamo noi". Tevez ha firmato il suo 18mo gol in campionato, uno meno del totale dello scorso campionato, rubando il tempo ai difensori centrali della Lazio. Ed ha festeggiato alla moda di Buones Aires, scimmiottando una gallina che sbatte le ali. Un rituale che ha fatto immediatamente pensare alle dichiarazioni del presidente del Boca Juniors, che solo venerdì ha azzardato che il rientro dell'Apache in Argentina è vicino. Ed il pubblico dello 'Stadium' ha scandito nome e cognome dell'argentino, per invocarlo a restare ancora a lungo a Torino (il contratto di Carlitos scade il 30 giugno 2016).

La Lazio ha faticato a reagire e prima della mezzora del primo tempo è arrivato il raddoppio bianconero, dopo una discesa di Bonucci: centrocampo e difesa della Lazio si sono concentrate sugli attaccanti e hanno lasciato il difensore arrivare indisturbato davanti a Marchetti che, peraltro, ci ha messo poco di suo per rimediare. Per Bonucci è stata la terza rete della stagione in campionato, quarta con il gol di Coppa Italia alla Fiorentina. Sul 2-0 per i bianconeri si è trattato solo di resistere, di non perdere mai la concentrazioni. E ci sono riusciti benissimo, ingabbiando il gioco laziale. Per la squadra di Pioli è stato un brusco risveglio, anche se la sua stagione resta ottima. E per la rivincita con la Juve c'è la finale di Coppa Italia a giugno.

 

 

La Samp perde il primo treno per l'Europa

 

 

 

 

Cicca la Sampdoria 'forza 4' che Mihajlovic ha messo in campo schierando tutte le sue bocche di fuoco. Morale: 4 punte e zero gol. E il Cesena di Di Carlo, sceso in campo con l'elmetto, ha rischiato di beffare al 92' st i blucerchiati che per la prima volta da quasi sei mesi non riescono a segnare al Ferraris (Samp-Roma) e che colpiscono per la scarsa concentrazione, la poca umiltà e un modulo che non aveva capo né coda soprattutto contro una squadra che si chiude molto.

Mihajlovic ama il rischio e tenta l'alchimia schierando tutte e 4 le sue bocche da fuoco con Eder Okaka Eto'o e Muriel in contemporanea costringendo Di Carlo a impegnare due dei suoi difensori migliori a marcare a uomo soprattutto i due esterni Muriel e Eder. Ma la magia non funziona anche perché a questa formula estrema sembra mancare qualcosa. La Samp pare partire a spron battuto: all'8' dopo una manovra complessa tra Muriel e De Silvestri Okaka non riesce a incrociare e andare a rete.

I blucerchiati sono in pressing e schiacciano il Cesena. Al 10' Okaka va su Agliardi che rischia il guaio ma rimedia. A seguire Eder serve Eto'o che finta, spiazza i difensori e serve Palombo che tira un gran sganassone, ma Agliardi c'è. Il cesena tira fuori la testa con Rodriguez al 20' che si libera di Silvestre e calcia col destro, blocca Viviano. Ancora uno slalom speciale di di Eto'o tra i paletti cesenati: il camerunense tenta un sinistro a giro e serve Muriel che è troppo sbilanciato indietro e va i bianco. 24' pt è il turno di Okaka: tiro cross per Eder che si libera di Perico, gira di destro a giocare sul palo più lontano, fuori. E da qui in poi le azioni della Samp sono sempre inconcludenti: con Mesbah che si sovrappone a Eder, con Okaka che sbaglia troppo, con Muriel che invece di concludere si gingilla con il pallone.

Il Cesena qualche volta ci prova: al 30' Giorgi verticalizza per Rodriguez che si coordina e di prima intenzione cerca di beffare Viviano che in due tempi ripara. Ancora gli uomini di Di Carlo, sempre in contropiede innescato da Brienza: al 32' Mudingayi tenta di affondare nulla di fatto. Al 42' un retropassaggio sbagliato deella difesa cesenate innesca Eder che si decentra calcia di esterno destro a rientrare ma colpisce male e la palla finisce alta sulla traversa. Al 44' riparte il Cesena, e Brienza si divora una splendida possibilità.

Nel secondo tempo Mihajlovic furioso ma non mostra ripensamenti e l'avvio è blando, la Samp è stanca e il Cesena si fa aggressivo. Ci prova Eto'o marcato di Brienza, giravolta per concludere con il destro, a filo del secondo palo. Poco dopo un sospetto rigore su Eder non concesso da Giacomelli inietta quella dose di nervosismo che trasforma la partita da un noioso ping pong a una brutta gara. 'Trottola' De Silvestri, uno dei migliori quanto a generosità, ci prova, Eto'o ancora tenta di beffare Agliardi, ma la Samp non è mai incisiva.

Di Carlo immette linfa vitale con Defrel al posto del bravo Rodriguez. Lenta e prevedibile la formazione di casa deve stare attenta alle reazioni del Cesena che ci prova ancora con Zé Eduardo che ha rilevato Mudingayi. Di Carlo sa che un pareggio pesa nel calcolo salvezza e cerca di fronteggiare la situazione mentre Mihajlovic si convince che Muriel è in giornata no e manda in campo Correa. Inutile il forcing finale della Sampdoria: al 37' un lob di Eto'o per De Silvestri che stoppa di petto e carica il destro a incrociare il diagonale si spegne sul fondo. In una manciata di secondi il Cesena potrebbe beffare la Samp ma Viviano salva la baracca e lo 0-0 rallenta la corsa Samp verso l'Europa.

 

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