Cultura

La grande amarezza. L'Italia resta a mani vuote al Festival di Cannes

24-05-2015

 

CANNES. La commozione sincera di Vincent Lindon al primo premio importante della sua vita, l'inno alla libertà dei cineasti della ragazza della Novelle Vague Agnes Varda, le lacrime del giovane colombiano Acevedo per la Camera d'oro, la confusione felice di Jacques Audiard Palma d'oro meritata con Dheepan e la carrellata vintage sulla storia del festival di Cannes in cui dentro ci sono tutti da Fellini a Virna Lisi, da Pedro Almodovar all'occupazione del Palais nel '68: ecco cosa resta della cerimonia di chiusura del 68/mo festival di Cannes ieri sera, a parte la grande amarezza per l'Italia uscita a mani vuote.

Doveva essere una notte magica, secondo le nostre migliori intenzioni e le attese sin da prima del festival con addirittura tre film in concorso come non si vedeva da 20 anni, è stata la notte della grande disillusione. Vedere salire sul palco gli italiani, non ce ne vogliano Valeria Golino e Valeria Bruni Tedeschi, ma solo in qualità di madrine dei premi altrui è sembrata in qualche momento persino una beffa.

Ma tant'è, il Palmares e la serata hanno preso un'altra piega. La cerimonia di chiusura è tradizionalmente il momento della festa del cinema, quest'anno è sembrata ancora più calda e emozionante.

"Bisogna fare molti sogni per ricevere questo premio" ha detto Vincent Lindon, palma per il migliore attore per La Loi du Marchè di Stephane Brizè, che era davvero tanto commosso da rompere ogni protocollo baciando uno a uno i giurati, incurante anche della bocca rossa stampata sul collo della camicia bianca.

"Aver fatto questo film è un atto politico, e bisogna ringraziare Brizè di aver dato forma a questi fantasmi e a questa storia", ha proseguito l'attore riferendosi alla storia tragicamente attuale di un esodato di mezz'età . Il vincitore della Palma d'oro Jacques Audiard abbastanza confuso ha detto "sentivo che sarebbe accaduto qualcosa" e tra i ringraziamenti di rito oltre ai Coen ha voluto citare Michael Haneke.

Libertà, anticonformismo, non convenzionalità sono state le parole più usate, riflesso peraltro del Palmares. Le ha dette Emmanuelle Bercot, protagonista di Mon Roi di Maiwenne, vincitrice della Palma come attrice ex aequo con Rooney Mara, giovane lesbo amante di Cate Blanchett in Carol di Todd Haynes, ma soprattutto le ha dette Agnes Varda, la mattatrice di questa serata, simbolo vivente del cinema libero. La cineasta, 87 anni e la solita magnifica capigliatura a caschetto bicolore, ha raccontato la sua prima volta a Cannes, nel '50 quando riuscì a far vedere a 40 persone in un hotel il suo primo film, "e ora sono qui davanti a tutti voi. Prima di me questa Palma d'onore l'hanno avuta Clint Eastwood, Bernardo Bertolucci, Woody Allen. Io sono una donna, francese, e i miei film non hanno mai incassato", ha detto Agnes Varda esortando "i giovani cineasti a fare un cinema libero, originale, che sia di finzione o documentario".

Infine, con accanto Jane Birkin che diresse in vari film e che le è amica da 40 anni, si è commossa pensando al marito Jacques Demy. La serata ha avuto momenti d'intrattenimento vero e proprio, in uno l'attore del Racconto dei Racconti John C. Reilly ha persino cantato e ballato tanto per scaldare l'atmosfera ma le emozioni quelle sincere dei premiati hanno oscurato tutto, facendo dimenticare persino l'abito con le frange di Laetitia Casta.

 

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