Visti da New York

Regionali. Via alle elezioni dei veleni

31-05-2015

Il rebus astensione e il caso impresentabili, le tensioni nel Pd e la polemica sul silenzio elettorale, con Matteo Renzi accusato dalle opposizioni di averlo violato con il suo intervento al Festival dell'Economia: è una vigilia al veleno per il voto che oggi si tiene in sette Regioni italiane. Sette Regioni che, da domani, saranno un indicatore importante sia dello stato di salute del Pd sia degli stravolgimenti in atto in un centrodestra dove forte è l'ascesa della Lega. Un voto che, per il presidente del Consiglio, non comporterà tuttavia alcuna conseguenza sul governo.


 

ROMA.

"Non è un test su di me", assicura Renzi. Eppure è proprio il Pd l'indiscusso protagonista delle ultime ore pre-voto: la "black list" diramata venerdì dalla presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, che include il candidato Dem in Campania Vincenzo De Luca, ha scatenato l'ira del premier e dei renziani (mentre ieri anche l'ex capogruppo Roberto Speranza ha difeso il sindaco di Salerno), preoccupati da una sua ricaduta sul voto (a partire dalla portata dell'astensionismo) in Campania ma anche in Liguria.

Sono queste due, infatti, le "osservate speciali" delle Regionali: la prima con un candidato Pd, De Luca, sul quale pesa, oltre alla lista di Bindi, la spada di Damocle della legge Severino; la seconda teatro della prima, vera scissione a sinistra di una parte del Pd. In entrambe, la vittoria dei Dem è in bilico. In entrambe, oltre al centrodestra (Stefano Caldoro in Campania, Giovanni Toti in Liguria), i democratici devono guardarsi dalla variabile M5S. Renzi, da Trento, si dice "ottimista come sempre" ma, nel frattempo, il "caso" impresentabili impazza anche fuori dalla politica. Roberto Saviano (tra i primi a puntare il dito contro alcuni candidati a sostegno di De Luca), in un editoriale su La Repubblica definisce quello dell'Antimafia "un rimedio grottesco a scelte sbagliate" mentre il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, definisce quella degli impresentabili "una questione seria che deve essere risolta sempre meglio sul piano giuridico, legale, politico, legislativo". Mentre il segretario della Cgil, Susanna Camusso, affonda: sugli impresentabili "il tema è avere un comportamento rigoroso, che è quello che si decidono delle regole e poi si applicano".

Intanto una nuova polemica irrompe sul voto: quella sull'intervento di Renzi a Trento, con il quale, per le opposizioni, il premier ha "truffato" il silenzio elettorale. E FI e M5S salgono sulle barricate, con gli azzurri che chiedono l'intervento della procura di Trento e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Azzurri che, da domani, potrebbero vedersi di fatto superati dalla Lega di Matteo Salvini: e il leader del Carroccio, incurante del silenzio elettorale, con un "bombardamento" di tweet chiama gli elettori alle urne: chi non ci va "è complice dell'invasione di migranti in corso". E se la Lega punta alla vittoria di Luca Zaia in Veneto e il Pd sulla sua conferma alla guida di Toscana, Marche e Umbria e sul trionfo di Michele Emiliano in un Puglia teatro delle lacerazioni di FI, è in Campania e Liguria che i partiti si giocano il tutto per tutto: l'estate della politica, dentro e fuori il Parlamento, dipenderà anche dagli esiti in queste due Regioni.

 

 

Ed è bufera sulla Bindi

 

Di Cristina Ferrulli

 

ROMA. "E' chiarissimo che Rosy Bindi abbia orchestrato un agguato scientifico per farci perdere in Liguria". Il giorno dopo la bufera sull'inserimento del nome di Vincenzo De Luca nella "black list" della commissione Antimafia, tra i renziani non è sbollita la rabbia. Ma, nonostante la prudenza necessaria, la convinzione è che oggi le regionali andranno bene e "la vendetta arriverà dal risultato elettorale".

Anche perché la minoranza è tutt'altro che unita sulla scelta della presidente dell'Antimafia e ieri Roberto Speranza (nella foto Ansa a destra) si è smarcato pubblicamente difendendo il sindaco di Salerno. In un Pd già provato dalle divisioni interne, la mossa di Rosy Bindi non aiuta chi, sia nella maggioranza sia nella minoranza, sperava di riaprire una stagione di dialogo dentro il partito. E' vero che Rosy Bindi difficilmente potrà essere rimossa dalla presidenza dell'Antimafia, se mai tra i fedelissimi del premier vincesse l'ala dura che da tempo chiede a Renzi di prendere misure per arginare il "liberi tutti" durante alcune votazioni cruciali, come sull'Italicum, o iniziative "in solitaria" come quella di Bindi.

Le commissioni Bicamerali, a differenza di quelle ordinarie, non prevedono un ricambio della presidenza a metà legislatura. Né la "pasionaria" del Pd ha intenzione di lasciare il Pd e l'antimafia.

"L'indignata sono io - si sfoga - Non conosco l'uso a scopi personali o di parte delle istituzioni. Che Pd è diventato questo?". Ma, "punizioni" a parte, la vicenda incrina i rapporti di fiducia dentro il partito. "Bindi ci aveva più volte assicurato che nella lista non c'era alcun Pd", denunciano più esponenti della maggioranza del partito. Renzi, però, a quanto si apprende, avrebbe invitato tutti a tenere i nervi saldi e a lavorare pancia a terra fino alle 23 di domani per portare quante più persone a votare per il Pd. Soprattutto in Liguria dove la storia degli impresentabili e di De Luca rischia di influenzare le scelte degli elettori dem più che in Campania. E di indebolire il Pd a vantaggio dell'astensionismo e di Beppe Grillo.

D'altra parte non è un mistero che con la candidatura di Luca Pastorino, una parte della sinistra, da Sel a Civati fino a Susanna Camusso, spera di aprire una pagina nuova contro il Pd renziano. Eventuali rese dei conti si faranno solo dopo le elezioni. E soprattutto se non andranno come previsto dai vertici del Pd, che sono ottimisti.

Certo è vero che anche nella minoranza tempi e metodi di Rosy Bindi hanno creato qualche imbarazzo e disagio. E nel caso di Roberto Speranza un'aperta presa di distanza. "Conosco bene De Luca - sostiene l'ex capogruppo - e vedere il suo nome accostato all'Antimafia è in totale contraddizione con il suo impegno e con la sua storia che sono stati sempre rivolti al servizio esclusivo della comunità". Una smarcatura apprezzata ai vertici del Nazareno che avevano lavorato per una tregua pre-elettorale e che aveva portato in piazza esponenti di primo piano della minoranza, a partire da Pier Luigi Bersani, a sostegno dei candidati Pd.

 

 

Autogol di Berlusconi

Sbaglia festa e appoggia un candidato rivale

 

Di Igor Greganti

 

MILANO. Soltanto 800 metri separavano il comizio conclusivo della candidata del centrodestra dalla festa organizzata dalla lista di centrosinistra e Silvio Berlusconi (nella foto Ansa), certamente mal consigliato dai suoi collaboratori, si è confuso e ha fatto una passeggiata, durata qualche minuto, tra i giovani simpatizzanti di Pd, Sel e Scelta Civica con tanto di appello elettorale per il candidato sbagliato.

L'episodio curioso, che ha regalato qualche sorriso nelle ultime ore di campagna elettorale per le amministrative, è accaduto venerdì sera, verso le 23, alle porte di Milano, a Segrate, dove tra l'altro hanno la sede due "gioielli" di famiglia di Berlusconi, la Mondadori e Mediaset.

"Abbiamo visto arrivare un paio di auto - ha raccontato Paolo Micheli, candidato sindaco del centrosinistra e consigliere regionale - e poi è sceso Berlusconi, accompagnato dalla sua scorta, e ha iniziato a muoversi tra gli stand della festa, dove c'erano soprattutto ragazzi". Si trattava, infatti, della "Street Fest", un evento per giovani organizzato dalla lista civica"'Segrate Nostra" nella piazza principale del paese e "non c'erano bandiere o simboli di partito, solo un gazebo politico della nostra lista". Secondo il racconto di Micheli, l'ex premier ha iniziato a parlare con alcuni ragazzi, i quali intanto ne approfittavano per scattare alcune foto, e ha chiesto "come si chiamasse il candidato sindaco, loro gli hanno risposto "Paolo Micheli" e lui ha detto "‘Allora mi raccomando andate a votare, trovate un'ora domenica per votare Paolo'".

Dopo cinque minuti, però, sempre stando al racconto di Micheli, "si è reso conto che era la festa sbagliata, anche perché il candidato del centrodestra è una donna, e se ne è andato, forse anche un po' imbarazzato". Venerdì sera, infatti, nel vicino PalaSegrate era in corso anche una manifestazione di Tecla Fraschini, appoggiata da Forza Italia.

"Il Presidente voleva venire da noi per farci una sorpresa - ha spiegato sorridendo Fraschini - anche se alla fine la sorpresa l'ha fatta, ma a qualcun altro". In ogni caso, ha aggiunto la candidata sindaco, "è stato solo un disguido e niente di negativo per nessuna delle due parti in corsa per le elezioni".

Per Adriano Alessandrini, sindaco uscente del centrodestra, è stata "una serata davvero surreale, direi anche folle, comunque l'importante è che Berlusconi sia venuto a Segrate, la sua presenza porta sempre voti". Intanto, sul suo profilo Facebook Micheli ha inserito prima un commento ironico ("Dopo l'endorsement del Cavaliere posso dire che è fatta" e poi un finto messaggio audio di appoggio elettorale recitato da un imitatore dell'ex premier.

 

 

Tutte le sfide del voto di oggi

 

ROMA. Tutto pronto per l'election day di oggi, con quasi 23 milioni di elettori che saranno chiamati al voto per rinnovare sette Consigli regionali: Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Campania e Puglia. Si vota anche in 742 comuni. Questo il quadro dei candidati presidenti alle Regionali.

 

VENETO

I candidati alla presidenza del Veneto sono sette. Si va dal governatore uscente Luca Zaia (Lega) alla diretta antagonista Alessandra Moretti (Pd). Ci sono poi Flavio Tosi, staccatosi dal Carroccio, e l'indipendentista Alessio Morosin. M5S presenta Jacopo Berti mentre Forza Nuova fa scendere in campo Sebastiano Sartori. La lista civica ambientalista e solidale si affida a Laura Di Lucia Coletti.

 

TOSCANA

Sette le candidature, sostenute complessivamente da 10 liste. Enrico Rossi, governatore uscente, è sostenuto da Pd e dalla lista Popolo toscano. Claudio Borghi, candidato di Lega Nord e Fratelli d'Italia, Giacomo Giannarelli, sostenuto dal M5S, Gianni Lamioni, candidato della lista Passione Toscana, espressione di Ncd e Udc e Tommaso Fattori, candidato di Sì-Toscana a sinistra. Stefano Mugnai, candidato di Forza Italia e di LegaToscana-Più Toscana. Gabriele Chiurli, sostenuto da Democrazia Diretta.

 

LIGURIA

Raffaella Paita contro Giovanni Toti: uscirà da questa sfida il presidente della Regione Liguria. Paita è sostenuta da Pd e Liguri per Paita; Giovanni Toti da FI, Ln, FdI, Nuovo Psi, Riformisti, Ap-Liguria, Liberali. Occhi puntati sul risultato che otterrà l'ex Pd Luca Pastorino, che si è candidato in contrapposizione a Paita, e che potrebbe erodere consensi alla candidata renziana. Poi c'è Alice Salvatore, 32 anni, che corre per il M5S. Gli altri candidati sono Antonio Bruno per "Progetto Altra Liguria", Enrico Musso, per la lista civica di centrodestra "Liguria Libera"; Matteo Piccardi del Partito comunista dei lavoratori; Mirella Batini per Fratellanza donne.

 

UMBRIA

Sarà con tutta probabilità lo scontro tra la presidente uscente, Catiuscia Marini (centrosinistra), e il candidato del centro destra, il sindaco di Assisi, Claudio Ricci (con Andrea Liberati del M5S a fare da terzo incomodo), a caratterizzare lo scontro elettorale. Marini è sostenuta da 4 liste, con il suo partito, il Pd, il Psi e Sel e molti esponenti della società civile, mentre Ricci può contare sull'appoggio di 6 liste, tre delle quali civiche (con anche esponenti Udc e Ncd) e tre politiche (Fi, Ln e FdI).

 

MARCHE

Cinque i candidati presidenti. Tra loro il presidente uscente Gian Mario Spacca, in lizza per la terza volta, dopo avere rotto con il centrosinistra, questa volta sostenuto da Marche 2020 (la sua lista in cui sono confluiti anche candidati di Area Popolare) e FI; l'ex sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli, sostenuto da Pd, Uniti per le Marche e Popolari Marche-Udc. E ancora Gianni Maggi di M5S, Edoardo Mentrasti (Altre Marche-Sinistra Unita), Francesco Acquaroli con la coalizione Centrodestra Marche (Fdi-An e Lega). La candidatura di Acquaroli è stata depositata dalla leader di Fdi-An Giorgia Meloni.

 

CAMPANIA

Vincenzo De Luca (Pd, Campania in rete, De Luca presidente, Campania Libera, Insorgenza Civile e Meridionalisti democratici, Idv, Scelta e Centro Democratico, Udc, Psi, Davvero Verdi), proverà a sfidare l'attuale governatore, Stefano Caldoro (Popolari per l'Italia, Vittime della Giustizia, Movimento mai più la Terra dei fuochi, Caldoro presidente, Noi Sud, Ncd, FI e FdI). Gli atri in lizza sono Valeria Ciarambino (M5s) e Salvatore Vozza (Sinistra e Lavoro).

 

PUGLIA

Con Michele Emiliano (8 liste di centrosinistra) ci sono gli uscenti del Pd Mario Loizzo, Giovanni Giannini, Filippo Caracciolo e Ruggiero Mennea. Con la lista civica "Emiliano sindaco di Puglia" sono candidati l'ex prefetto di Bari Antonio Nunziante, il presidente uscente del Consiglio regionale Onofrio Introna e l'assessore uscente al Bilancio Leonardo Di Gioia. Nella lista "La Puglia con Emiliano" è capolista l'ex pm Desirèe Digeronimo. Centrodestra diviso: con Francesco Schittulli c'è l'ex deputato Pinuccio Gallo oltre ai fittiani Stefano Miniello, Ignazio Zullo, consigliere uscente di Forza Italia e il senatore Pietro Liuzzi. Altre quattro liste di centrodestra sostengono Adriana Poli Bortone con 8 consiglieri regionali uscenti candidati nella lista di FI.

 

VENEZIA

Altra sfida importante, ma a livello comunale, sarà quella che riguarderà il comune di Venezia, commissariato dopo l'arresto di Giorgio Orsoni a giugno del 2014 per lo scandalo Mose. La lista dei candidati comprende: Gian Angelo Bellati (Lega e civiche), Mario d'Elia (Movimento per l'autonomia), Francesca Zaccariotto (ex presidente provincia Venezia uscita da Lega con civica "Veneziadomani"), Camilla Seibezzi (Civica "Noi la città"), Felice Casson, vincitore delle primarie del centrosinistra (sua civica, Pd, Psi e altre aree sinistra e centro), Luigi Brugnaro (sua Civica, Fi, Area Popolare al altre civiche), Davide Scano (M5s), Giampietro Pizzo ("Veneziacambia"), Alessandro Busetto (Pcdl).

 

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