Economia

Grecia. Draghi: "Con Grexit in terra incognita"

15-06-2015

 

BRUXELLES. Con l'ennesimo fallimento dei negoziati durante il fine settimana e il teso scambio di accuse da Bruxelles ad Atene, la possibilità sempre più concreta di una ‘Grexit' ha di nuovo affossato i mercati. Immediato l'altolà del presidente della Bce Mario Draghi: un default di Atene porterebbe l'Europa "in terra incognita". Serve uno sforzo di tutti per arrivare a "un accordo forte e completo", ma "la palla", ha tenuto a sottolineare, "sta nel campo della Grecia". Il monito di Draghi è arrivato chiaro e deciso davanti all'Europarlamento: se anche dopo le ultime riforme del sistema finanziario ci sono ora strumenti per gestire la situazione nel breve di una ‘Grexit', "nel medio lungo periodo quali sarebbero le conseguenze per l'Ue? Questo non siamo in grado di prevederlo" ed "entreremmo in terra incognita".

A Milano la Borsa ha infatti chiuso a -2,40%, con i bancari ancora più giù, e il ritorno dello spread sopra i 150 punti. E nel caso in cui non si dovesse arrivare a un accordo con Atene, secondo la Sueddeutsche Zeitung on line, i paesi dell'euro metterebbero a punto un piano di emergenza con un controllo dei flussi capitali a partire dal weekend.

In Grecia oggi "la situazione è drammatica", ha riconosciuto il numero uno dell'Eurotower, ma questa "non è responsabilità degli altri paesi dell'Eurozona o delle istituzioni europee", ha controbattuto, snocciolando tutti gli aiuti Ue-Bce-Fmi ricevuti da Atene. Da qui l'appello "a tutti gli attori" a "fare l'ultimo miglio" per arrivare a un "accordo forte e complessivo con la Grecia, che produca crescita, sia socialmente equo e finanziariamente sostenibile". E Berlino ha di nuovo assicurato di volere mantenere la Grecia nell'eurozona.

La tensione tra le istituzioni e il governo greco è però ormai alle stelle, e ha portato la Commissione, di solito ‘politically correct', ad accusare Atene di diffondere "informazioni fuorvianti". E ad illustrare punto per punto la proposta dei creditori: "sostanziale" taglio degli obiettivi dell'avanzo primario (scesi a 1% nel 2015, 2% nel 2016 e 3,5% nel 2018), una riforma del sistema pensionistico con una riduzione della spesa dell'1% del pil l'anno e Iva al 23% ma con alcune eccezioni sino al 6% per alcuni beni per le famiglie. Atene, da parte sua, hanno tenuto a far sapere fonti Ue vicine ai negoziati, ha sistematicamente presentato in ritardo le sue proposte, consistenti in un foglio con una tabella Xcel con cifre generiche e già bocciate lo scorso lunedì dal commissario agli affari economici Pierre Moscovici.

Domenica a fine pomeriggio, dove da due giorni aspettavano i negoziatori di Esm, Bce e Fmi, i greci si sono ripresentati ancora al Berlaymont con lo stesso foglio, con una differenza di 200 milioni di euro. E tagli alla spesa pensionistica per 71 milioni, pari allo 0,04% del pil. Un atteggiamento o forse una tattica negoziale che non è piaciuta a Bruxelles che lo ha ritenuto "dilettantesco".

"Siamo sempre disponibili a negoziare", ha fatto sapere il portavoce del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, "deluso" dal fallimento delle discussioni. Serve per questo, ha sottolineato Draghi, una "decisione politica". Prima resa dei conti prevista, giovedì a Lussemburgo all'Eurogruppo. E poi, se non si arriverà a niente di fatto prima, al vertice Ue del 25-26 giugno. Il 30 giugno scatta infatti l'ora X: scade il programma Ue e il rimborso dei prestiti al Fmi. "Atene - ha sottolineato Draghi - ha dato la sua parola che pagherà".

 

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