Economia

La Grecia affonda i mercati

30-06-2015

Di fronte al crollo delle Borse e al rischio che dal referendum di domenica venga un sonoro 'No' all'offerta dei creditori, quindi un 'No' all'Europa, i vertici europei scendono in campo e, per la prima volta nella storia, si schierano contro l'indicazione elettorale di un Governo democratico.

 

BRUXELLES. Di fronte al crollo delle Borse e al rischio che dal referendum di domenica venga un sonoro 'No' all'offerta dei creditori, quindi un 'No' all'Europa, i vertici europei scendono in campo e, per la prima volta nella storia, si schierano contro l'indicazione elettorale di un Governo democratico.

L'appello è accorato: "Greci, votate sì a qualunque quesito vi venga posto", ha detto il presidente della Commissione Jean Claude Juncker, seguito da quello del Parlamento Martin Schulz. Anche Merkel, Hollande e Renzi inviano un messaggio al popolo greco, ricordandogli la grande responsabilità che porta. "Il referendum greco non sarà un derby tra la Commissione europea e Tsipras, ma un derby dell'euro contro la dracma", lo definisce Renzi.

Intanto il Parlamento Ue chiede un summit Ue straordinario per affrontare la situazione inedita ma la Merkel spiega che per ora non ne vede motivo. La tensione scatenata dalla scelta del Governo ellenico di abbandonare le trattative e convocare il referendum, si riflette pesantemente sulle Borse europee, che bruciano in un solo giorno 287 miliardi, e sullo spread italiano, salito a 159 con rendimenti del decennale a 2,38%.

Nonostante la Bce sia pronta ad usare tutti i suoi strumenti, dal Qe all'OMT, per calmare i mercati, la situazione non potrà che peggiorare oggi, quando Atene non rimborserà la rata da 1,7 miliardi al Fmi, avviandosi a grandi passi verso il default. Tecnicamente, sarà solo 'in arretrato' per il Fondo. Ma a mezzanotte scadrà il programma di aiuti Ue-Bce-Fmi, e dal 1 luglio non avrà più un ombrello finanziario a proteggerla.

Comunque vada il referendum, se vuole evitare la bancarotta dovrà tornare al tavolo dei negoziati, per un prestito ponte o per un terzo pacchetto di aiuti che al momento, però, sono ipotesi altamente improbabili vista la difficoltà a negoziare dimostrata finora. "Se fallisce l'euro fallisce l'Europa", ha detto la Merkel, convinta che l'Ue "deve essere in grado di trovare un compromesso di fronte ad ogni sfida". Anche Obama, che ha telefonato alla cancelliera e ad Hollande, continua a fare pressione per un accordo. Invito arrivato anche dal premier cinese Li Kequiang durante la sua visita a Bruxelles. Ma, per ora, non c'è nemmeno un'ipotesi di trattativa. Semmai dopo il referendum, sembra indicare la Merkel.

Atene ha abbandonato "unilateralmente" il tavolo, lo ricorda Juncker, dicendosi "tradito" perché non sono stati riconosciuti gli sforzi che lui stesso e il presidente Dijsselbloem hanno fatto in queste settimane per raggiungere un accordo buono per tutti. Il lussemburghese ha convocato una conferenza stampa proprio per "fare chiarezza", temendo che ai greci venga raccontata solo una parte, distorta, della verità.

Punto primo: "Non ci sono tagli alle retribuzioni, non era un'opzione mai messa sul tavolo, e nessun taglio alle pensioni, abbiamo proposto solo di modernizzare la griglia salariale del settore pubblico", ha spiegato.

Secondo: "Nel nostro piano non c'era stupida austerità", ma misure che non avrebbero avuto un impatto sul cittadino medio come i tagli alla difesa "che ritengo molto opportuni", e la rimozione di trattamenti di favore, come quelli verso gli armatori ("ho dovuto fare il lavoro del Governo greco, nonostante sia una misura di buon senso"). E terzo: l'offerta prevedeva anche "misure sul debito dall'autunno". Questa è quella che la Merkel ha definito "generosa offerta". Ma Juncker non vuole assegnare colpe, e ricorda che "non si tratta di giocare una partita di poker: qui o si perde o si vince tutti assieme".

 

 

Renzi: le riforme mettono al riparo l'Italia

 

Di Serenella Mattera

 

ROMA. La porta resta fino all'ultimo aperta. Nel momento più difficile, con in gioco la permanenza stessa della Grecia nell'euro, l'Italia è pronta a dare una mano ad Atene. Ma Atene non può non accettare di fare quelle riforme che negli ultimi anni altri Paesi hanno fatto. Riforme che adesso li rendono più forti. È questo il ragionamento dei renziani, all'inizio di una settimana decisiva per il destino della stessa Ue.

Matteo Renzi per ora sceglie di tacere, al contrario di altri leader europei non prende apertamente posizione per il sì al referendum greco. Anche se con un tweet ricorda qual è la vera posta in gioco: non un "derby" tra la commissione Ue e Tsipras, non una partita tra burocrazie e governi, ma la scelta "tra l'euro e la dracma".

Per tutto il giorno proseguono i contatti, mai interrotti, con le cancellerie europee.

Renzi, che è al lavoro a Palazzo Chigi, sceglie di non convocare 'gabinetti di guerrà. L'argomento Grecia sarà probabilmente affrontato dal governo domani pomeriggio, in un Consiglio dei ministri convocato per quell'assestamento di bilancio che è un atto dovuto al 30 giugno. Poi mercoledì il premier sarà a pranzo da Angela Merkel, a Berlino. Un appuntamento in programma da tempo, che sarà preceduto da un intervento in università sul tema 'Europa, ritorno al futuro', e che consoliderà un rapporto con la Cancelliera che, pur nella dialettica tra austerità e flessibilità, Renzi è riuscito a non fare mai inclinare.

Proprio quel rapporto diventa il bersaglio della minoranza Pd, nel nome della Grecia: basta "subalternità" ai "diktat" della Cancelliera, dice Roberto Speranza. "Non si devono spezzare le reni ad Atene ma riprendere subito le trattative", afferma Pier Luigi Bersani. E Gianni Cuperlo invita l'Italia a tenere aperto il dialogo. Ma quel dialogo, replicano i renziani, il governo italiano non ha intenzione di romperlo.

In quel solco si inserisce anche l'iniziativa di Gianni Pittella, che da capogruppo Pse si fa 'pontiere' e chiede un Eurosummit straordinario. Ma il presupposto della trattativa, spiegano dal Nazareno, non possono che essere le riforme, quelle riforme che l'Italia come altri Paesi hanno già fatto e che la proposta della commissione Ue mette sul tavolo della trattativa greca in modo del tutto ragionevole.

La sinistra Pd dice no ai "diktat" sulle pensioni? "Se non sbaglio la riforma Fornero - replica un deputato renziano - Bersani a suo tempo l'ha votata...". Le riforme restano la stella polare, ribadisce ai parlamentari a lui vicino Renzi, anche per il nostro Paese. È grazie alle riforme già realizzate se l'Italia ora "non corre pericoli".

Lo dimostra, sottolineano i renziani, la tenuta dello spread in un giorno difficilissimo sui mercati. Le riforme sono state avviate, i conti sono in ordine e c'è lo scudo della Bce: l'Italia è pronta, sottolinea il ministro Pier Carlo Padoan, ad affrontare la crisi greca.

Ma proprio per questo Renzi sulle riforme non ha intenzione di rallentare. In settimana dovrebbe arrivare l'accelerazione in commissione al Senato, con l'avvio, forse già giovedì, dell'esame della riforma costituzionale. Alla Camera, dopo il decreto pensioni, si vareranno riforma della scuola, della P.a. e del processo penale.

A Palazzo Madama proseguiranno il cammino della riforma della Rai e la legge sulle unioni civili. E poi partirà il lavoro sulle infrastrutture: Renzi ha convocato tutti i parlamentari dem al Nazareno, lunedì 6 luglio, per aprire il dossier, dopo che l'Italia ha ottenuto un "risultato senza precedenti" sui fondi europei per i progetti ferroviari transfrontalieri.

 

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