Economia

Varoufakis si dimette

07-07-2015

Poche ore dopo aver vinto lo storico referendum, e forte del mandato dei greci che hanno detto 'No' alle ricette dell'Europa, Tsipras mette a punto la strategia con cui da oggi affronterà i colleghi e le istituzioni della zona euro a Bruxelles.

 

BRUXELLES. Poche ore dopo aver vinto lo storico referendum, e forte del mandato dei greci che hanno detto 'No' alle ricette dell'Europa, Tsipras mette a punto la strategia con cui da oggi affronterà i colleghi e le istituzioni della zona euro a Bruxelles. Prima mossa: sostituisce il troppo contestato Varoufakis con Euclid Tsakalotos, a cui aveva affidato i negoziati dopo che l'Eurogruppo 'sfiduciò' il ministro in T-shirt.

Secondo: avverte la Merkel che oggi porterà all'Eurosummit le sue proposte, compresa la richiesta di alleggerire il debito che non avrà cammino facile, perché per Berlino "non è un tema".

Merkel e Hollande decidono di tenere la porta del negoziato aperta, ricordando però a Tsipras che l'Eurozona è fatta da altre 18 democrazie, il cui parere conta quanto il suo. La sfida di Atene è anche contro il tempo: senza nuovi aiuti il 20 luglio farà default verso la Bce, e anche le sue banche rischiano il collasso per mancanza di 'cash', tanto che il Governo ne ha prolungato la chiusura almeno fino a mercoledì, nonostante la Bce abbia confermato - ma non aumentato - la liquidità d'emergenza (Ela).

La necessità di fare in fretta è sottolineata anche dal premier Matteo Renzi, secondo cui "gli incontri di domani dovranno indicare una via definitiva per risolvere questa emergenza". L'Eurozona ci proverà, nonostante lo 'shock' post voto di molti leader europei. La cancelliera tedesca e il presidente francese, dopo l'incontro all'Eliseo, hanno scelto una linea di apertura: "Aspettiamo proposte precise da parte del premier greco, la porta resta aperta", ha detto la Merkel, spiegando però che le condizioni per aprire nuovi negoziati "non ci sono ancora". E Hollande si è raccomandato affinché il premier ellenico porti proposte "serie e credibili".

Il primo tentativo di individuare una via d'uscita dallo stallo greco lo farà l'Eurogruppo convocato alle 13.

Anche i ministri hanno chiesto ad Atene di portare le nuove proposte, per capire in che direzione vadano. Il loro atteggiamento, però, non sarà diverso dalla loro ultima riunione di lunedì scorso, quando respinsero la richiesta di estensione del programma di aiuti e lo lasciarono scadere, aspettando il referendum.

Ora il voto c'è stato, ma le cancellerie e le istituzioni dell'Eurozona non sono soddisfatte del risultato e fanno pressioni sul Governo, accusandolo di aver paralizzato il Paese, congelando le riforme e impedendo la ripresa: "Il Governo greco non è stato in grado di produrre una strategia economica credibile per tornare alla crescita", ha detto il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, avvertendo Atene che "non c'è una facile via d'uscita" dalla crisi. Idea condivisa da molti ministri dell'Eurogruppo, che oggi torneranno a chiedere alla Grecia gli sforzi che finora non ha voluto fare.

Ma il nuovo responsabile delle Finanze, Tsakalotos, non si fa intimidire e durante il suo insediamento annuncia: "Non possiamo accettare una soluzione non praticabile".

Atene, che la scorsa settimana era disposta ad accettare quasi tutte le misure proposte dai creditori, rimetterà sul tavolo la questione del debito, forte del parere del Fmi - che si dice pronto a sostenere il Paese se glielo chiedesse - e della consultazione popolare.

Ma oltre alle resistenze di molti, Berlino in testa, la ristrutturazione del debito è un problema anche per la Bce, visto che "per definizione" il debito greco che detiene Francoforte "non può essere ristrutturato perché ciò costituirebbe un finanziamento monetario" di uno Stato, ha spiegato il membro del board Christian Noyer. La battaglia è ancora tutta da combattere.

 

 

Merkel e Holande: "La porta è ancora aperta"

 

Di Tullio Giannotti

 

PARIGI. Una settimana di tensione alle stelle, con il motore franco-tedesco inceppato. Poi il terremoto del no greco ha restituito un minimo di vitalità all'asse europeo che stasera si è ripresentato con un'unità di facciata. "La porta è ancora aperta", hanno detto Hollande e Merkel, il primo convinto, la seconda a denti stretti.

"Nessuna soluzione potrà essere trovata se fra Angela Merkel e Francois Hollande non c'è un dialogo profondo, vero", ha detto questa mattina il ministro delle Finanze francese, Michel Sapin. Nel lungo incontro all'Eliseo, ben oltre l'ora preventivata, e poi nella cena offerta da Hollande, i due hanno eseguito con grande disciplina l'esercizio diventato difficilissimo, quasi impossibile, negli ultimi giorni. Il presidente francese ha chiesto più volte in settimana l'apertura di un dialogo con Atene prima della consultazione popolare che avrebbe rischiato di incendiare l'eurozona.

La cancelliera tedesca si è chiusa dietro un rifiuto assoluto e la spaccatura è sembrata evidente. E' fin dal suo arrivo all'Eliseo, il 15 maggio 2012, che la Grecia è ai primi posti dell'agenda dei lavori di Hollande e dei suoi incontri con la Merkel. La sera dell'elezione, volò a Berlino e già c'era il fantasma del debito greco nell'ordine del giorno di quel primo incontro. Tre anni dopo, tutti sono scontenti del suo operato in Francia, mentre in Europa la sensazione generale è che la leader tedesca si appoggi sulla flessibilità della Francia per giustificare in casa propria - nel partito, nel governo e nell'opinione pubblica - la finora mancata espulsione della Grecia dall'eurozona. La fuga di notizie sullo spionaggio americano ha mostrato che Hollande ha insistemente cercato da un lato l'alleanza con i socialdemocratici tedeschi per ammorbidire il governo di Berlino, dall'altro l'intesa con l'Italia, prima di Monti, poi di Letta, ora di Renzi, per fare da contrappeso al rigore tedesco, insieme alla Spagna.

A Hollande, da destra e da sinistra rimproverano oggi di aver sbagliato strategia in entrambi i casi: poco decisivo l'asse sud, troppo diversi i socialisti francesi da quelli tedeschi, fra l'altro rientrati al governo nel 2013 con la grande coalizione e diventati oggi più rigorosi della Merkel nei confronti della Grecia. Hollande, dopo il referendum con il quale i greci hanno detto no alle proposte europee, ha telefonato a Tsipras: "Sono pronto ad aiutarti, ma aiutami a farlo", ha detto citato dai suoi consiglieri.

Ma la posizione solidale della Francia è nettamente minoritaria in Europa e Hollande appare isolato, anche in patria. Schiacciato fra l'escalation di gesti ostili da parte di Atene e l'intransigenza di Berlino, il presidente sembra lontano anni luce da colui che, ricevendo per primo Tsipras appena eletto, gli consigliò "vai subito dalla Merkel".

 

 

Pressing Usa per l'accordo

 

NEW YORK. Il mantra è quello che l'impatto è limitato perché l'esposizione diretta alla Grecia e' ridotta. Ma gli Stati Uniti di Barack Obama guardano con preoccupazione agli sviluppi nel Vecchio Continente, e continuano il loro pressing per un accordo, in cui tutti facciano la propria parte e in cui Atene resti nell'area euro.

Una soluzione delle differenze e un compromesso, con un pacchetto di finanziamenti e riforme che consenta alla Grecia di restare in Eurolandia, ''è nell'interesse di tutti, anche degli Stati Uniti'', afferma il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, sottolineando che dal referendum è arrivato un messaggio chiaro, ovvero che il popolo greco cerca maggiori opportunità economiche.

Un messaggio che gli Stati Uniti ritengono ''comprensibile'' date le sfide affrontate dalla Grecia negli ultimi anni.

 Il pressing americano per una soluzione è mosso anche dal timore che una gestione non ordinata della crisi greca potrebbe avere ripercussioni sull'economia europea, rallentando di fatto anche la ripresa americana di cui l'Ue è uno dei maggiori partner commerciali anche se la Grecia ha un'economia che vale quanto quella dello stato dell'Oregon.

L'attenzione degli Stati Uniti verso il caso Grecia è aumentata con il passare delle settimane, e non solo per motivi economici. Evitare una Grexit, infatti, è rilevante anche dal punto di vista geopolitico: un addio all'area euro rischia di indebolire il fronte delle sanzioni alla Russia, rafforzando allo stesso tempo il presidente russo, Vladimir Putin.

I mercati - osserva la Casa Bianca - per ora hanno reagito ''ordinatamente, con effetti contagio limitato''. Wall Street cala ma non è una reazione da 'panico', né tantomeno un nuovo temuto momento Lehman Brothers. Gli effetti immediati della crisi greca e del referendum, con la schiacciante vittoria del 'no', riguardano il dollaro che si apprezza nei confronti delle principali valute, mettendo in pericolo le esportazioni american e - se il trend dovesse continuare - e lasciando allerta la Fed. La tabella di marcia della banca centrale americana, infatti, potrebbe essere complicata proprio dalla crisi greca, che rischia di far slittare il previsto primo aumento dei tassi di interesse dal 2006.

 

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