Economia

Grecia. Tsipras "teatrale" all'Europarlamento

09-07-2015

 

BRUXELLES. Alexis Tsipras infiamma l'Aula di Strasburgo. All'indomani dal drammatico Eurosummit che gli ha concesso 5 giorni per evitare la bancarotta, il premier greco difende la sua linea, raccogliendo applausi, abbracci e strette di mano. Incassa il gelo di Jean Claude Juncker e i durissimi attacchi di Manfred Weber, il popolare tedesco considerato molto vicino a Angela Merkel. Tuttavia, alla fine vince la sfida della plenaria.

Una seduta attesissima, tanto che l'enorme traffico fa saltare quasi subito la connessione in streaming. "Sono felice di essere qui in Parlamento, tempio della democrazia", esordisce in completo scuro e tradizionale camicia senza cravatta. Ad accoglierlo un'Aula divisa a metà: fortissimi applausi dalle ali opposte dell'emiciclo, muto invece il centro, dove siedono il Ppe e il Pse. Tanti i cartelli a favore e contro: dai banchi della sinistra antagonista le scritte "no" e "Oxi".

Dall'altro lato, gli europarlamentari di Forza Italia e Area Popolare sventolano l'immagine di Totò che al leader di Syriza rivolge la battuta "E io pago!". Tsipras assicura subito che non vuole rompere con l'Europa, che l'austerità ha fallito e che cerca un accordo che porti la Grecia "fuori dalla crisi". Con toni pacati, chiarisce tra altri applausi che i soldi dati ad Atene "non sono mai arrivati al popolo, ma hanno salvato le banche europee e greche". Quindi ricorda che il suo obiettivo principale è la lotta alla disoccupazione, prima di annunciare la lettera di richiesta all'Esm per altri aiuti.

Parte il dibattito che rispecchia le posizioni note da tempo. Lodi dal leader della Lega: "Avete mostrato che il re è nudo, ma ora dovete andare sino in fondo", lo incita Matteo Salvini. Anche Marine Le Pen lo esorta a uscire dall'euro. Durissimo Manfred Weber: "Il referendum ha distrutto la fiducia in Europa. Il suo bilancio è catastrofico, lei non rappresenta la speranza". Critica, ma con toni molto più morbidi, Elisabetta Gardini (Fi), che lo invita a passare dalle parole ai fatti: "Cambi passo e venga qui con proposte concrete, troviamo soluzioni assieme".

Molto deciso Gianni Pittella (Pd): "Per noi socialisti l'Europa, senza la Grecia, non esiste. Anche se lei non appartiene al mio partito, noi socialisti non accetteremo mai una Grexit". Per Roberto Gualtieri (Pd), l'eventuale uscita di Atene dall'Eurozona sarebbe un colpo "non solo economico ma morale per la Ue". In sede di replica, il premier greco spara altre cartucce. Prima assicura di non avere piani segreti per la Grexit, poi annuncia l'abolizione delle baby pensioni e ricorda che chiede il taglio del debito "per poter restituire i soldi".

Ma non molla un centimetro sulla sua autonomia: "Riconosco e rispetto le regole europee, ma difendo il diritto di scelta di applicarle secondo la sovranità dei governi". E infine cita Antigone di Sofocle: "Ci sono momenti in cui il diritto assoluto dell'uomo supera le leggi umane". Gelido Jean Claude Juncker: "Senza l'interruzione dei negoziati - rimprovera a Tsipras - avremmo raggiunto un'intesa. Avevamo proposto un programma da 35 miliardi, è bene che si sappia". Donald Tusk non è da meno: "Moralità è pagare i debiti", ammonisce. Ma poi concede che l'arrivo della lettera è "un buon presagio".

La seduta si chiude tra l'ovazione generale. Nemmeno un fischio e il fotogramma simbolo della giornata: l'abbraccio tra il giovane leader e il vecchio partigiano Manolis Glezos, 93 anni. Secondo i fan di Syriza, un ideale passaggio di testimone tra chi, nel 1941, appena 19enne, si arrampicò sull'Acropoli per strappare la bandiera nazista e chi oggi si batte contro un'Europa secondo molti troppo succube della cancelliera Merkel.

 

 

Atene chiede nuovi aiuti all'Ue

 

Di Chiara De Felice

 

BRUXELLES. La strada è stretta, il tempo per percorrerla è poco, ma la Grecia può ancora farcela e i segnali arrivati lasciano ben sperare, almeno per oggi. Mentre Tsipras era impegnato a convincere i politici dell'Europarlamento delle sue buone intenzioni, il suo ministro dell'Economia faceva partire ufficialmente la richiesta di aiuti al fondo salva-Stati Esm. Richiesta accolta dopo qualche ora dal presidente dell'Eurogruppo e del board dell'Esm, Jeroen Dijsselbloem.

L'Europa vuole fare la sua parte fino in fondo e, purché si rispettino le procedure comuni sigillate nei Trattati, continuerà ad ascoltare ed assistere la Grecia fino a domenica. Anche la Bce resta sulla stessa linea, confermando la liquidità d'emergenza (Ela) alle banche, che comunque restano chiuse fino a venerdì. Ma non basta chiedere gli aiuti all'Esm - ancorché con toni molto più pacati di prima - per ottenerli.

Quello che interessa all'Eurozona è conoscere il prezzo che il Governo Tsipras è disposto a pagare per ottenere il sostegno. Un prezzo anche politico, come ha fatto capire al premier la mattinata passata al Parlamento europeo.

Il referendum non ha cambiato le carte in tavola, anzi, ha innervosito i partner che non ci stanno ad assegnare ad Atene il titolo di democrazia 'più democratica' delle altre solo perché ha consultato i cittadini su scelte che competevano al Governo. Le condizioni per ottenere gli aiuti non saranno quindi più morbide. Tsipras lo sa, e per questo già agli eurodeputati ha annunciato le prime misure: "Ci sono distorsioni del passato che devono essere superate, come la questione delle pensioni. Vogliamo abolire le pensioni baby in un Paese che si trova in una situazione disastrosa", ha spiegato Tsipras, ribadendo di voler fare le riforme, "ma vogliamo tenerci il criterio di scelta su come suddividere il peso".

La lettera arrivata ieri all'Esm è firmata dal ministro Euclid Tsakalotos e chiede un programma di assistenza finanziaria di tre anni per far fronte agli obblighi del debito e assicurare la stabilità, ma senza fare cifre degli aiuti necessari. Li farà forse in un secondo momento, e in ogni caso non è la Grecia a decidere la somma ma il direttore generale dell'Esm Klaus Regling. La lettera contiene i primi impegni, a dimostrazione della determinazione del Governo: misure su pensioni e fisco saranno varate già lunedì. Mentre la richiesta di rendere il debito più sostenibile è stata molto ammorbidita. Oggi, inoltre, i greci si sono impegnati a consegnare anche la lista dettagliata delle riforme, che sarà valutata dall'ex troika venerdì. Anche l'Eurogruppo si muove: gli sherpa dei ministri hanno esaminato la lettera greca, e dato luce verde al presidente Dijsselbloem affinché attivasse la procedura. Le prossime tappe prevedono che Commissione Ue e Bce preparino una valutazione delle necessità finanziarie di Atene, ed assieme al Fmi facciano una valutazione della sostenibilità del debito. Tutto finirà sul tavolo dell'Eurogruppo sabato, che prepara il summit di domenica. Una corsa contro il tempo, che si può vincere solo se Atene rispetterà i tempi che l'Ue le ha dettato.


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