Economia

Istat. Il lavoro non decolla

06-08-2015

 

ROMA. I segnali positivi c'erano e restano. Ma, complice anche un contesto internazionale complesso, ancora la ripresa non decolla, anche se ormai è scontata l'uscita dalla recessione. A 'certificare' una "ripresa moderata" è l'Istat nella consueta nota mensile sull'andamento dell'economia italiana, nella quale, ancora una volta, si evidenzia che il 'tallone d'Achille' dell'Italia rimane il mercato del lavoro che stenta a ripartire.

A pochi giorni dalle, molto attese, stime del Pil per il secondo trimestre (che saranno diffuse il 14 agosto) l'Istat non dà indicazioni di una potenziale 'forchettà della misura della crescita, ma sottolinea che il "ritmo" è "moderato" e che l'indicatore anticipatore dell'andamento dell'economia "segna a maggio una modesta diminuzione confermando il rallentamento degli ultimi mesi".

E questo perché accanto a una domanda interna che si fa più robusta e al settore manufatturiero che offre "segnali positivi", restano invece al palo le costruzioni, che più hanno risentito della crisi, e l'occupazione, che da inizio anno mostra livelli "sostanzialmente stazionari".

L'aumento dei posti vacanti, spiega l'Istat, non si è infatti ancora "concretizzato in una crescita dell'occupazione". E ulteriori "ostacoli alla ripresa" potrebbero essere rappresentati, peraltro, dalla "riduzione della produttività e del contributo del capitale per ora lavorata".

C'è ancora, insomma, molto da fare perché l'attività industriale torni a ritmi sostenuti, come mostrano anche i dati di luglio sulla produzione: a giugno si è registrato infatti un nuovo calo, sia rispetto al mese precedente (dell'1,1%), sia rispetto allo scorso anno (dello 0,3%). Ciononostante, nel primo semestre il segno resta positivo, con un aumento dello 0,4% rispetto al 2014.

Il calo di giugno segue il risultato da record di maggio (+0,9% sul mese e +3,1% sull'anno) ed è imputabile, secondo gli statistici, in parte agli effetti del ponte del 2 giugno. La flessione mensile è estesa a tutti raggruppamenti di industrie. Solo l'auto, certifica l'Istat, ha avuto un semestre da record, con la produzione che aumenta del 44,2% e una crescita sui sei mesi migliore dall'inizio delle serie storiche nel 1990.

E mentre il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, vede la ripresa senza lavoro come una delle "tante contraddizioni dell'esecutivo", i dati non brillanti, certo, non entusiasmano il governo, ma al ministero dell'Economia continua a prevalere la fiducia sulla possibilità di portare a casa buoni risultati, soprattutto grazie agli effetti delle riforme che non hanno subito alcuna battuta di arresto, come ha ribadito nei giorni scorsi il ministro Pier Carlo Padoan, e che hanno bisogno di tempo per dispiegarsi.

Pur con l'andamento oscillante dei dati, si osserva infatti al Tesoro, la tendenza resta in linea con le stime dell'esecutivo - quel +0,7% dettato dalla cautela e che di certo resta a portata di mano - e con il lavoro che si sta portando avanti per rimettere il Paese in un sentiero di crescita stabile e robusta.

Una voce di ottimismo arriva intanto proprio dal mondo industriale: il centro studi di Confindustria, infatti, stima un incremento della produzione industriale dello 0,6% in luglio, e vede nei mesi estivi una "tendenza all'attività che si preannuncia più favorevole", con un aumento degli ordinativi sostenuti sia dalla domanda interna che da quella estera.

 

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