Cultura

Festival di Venezia. Il cinema si racconta

11-08-2015

 

ROMA. L'amore per il cinema, la passione per le immagini in movimento, è essa stessa ‘classica' al pari di un film capolavoro. Una vita per il cinema, come quella che Valerio Ruiz racconta in Dietro gli occhiali bianchi, dove si nasconde da sempre Lina Wertmuller è nella sua essenza non dissimile dal gruppo di fan della star di Bollywood che si riuniscono in preghiera perché l'ultimo film abbia successo al botteghino.

E' l'amore per il cinema appunto il filo conduttore della sezione di documentari che completano la sezione di Venezia Classici alla Mostra del cinema di Venezia (2-12 settembre). Nella selezione dove ci si aspetta di trovare spezzoni d'epoca, che infatti ci sono, compaiono opere che non penseresti di trovare tra i classici.

C'è il documentario di Pietra Brettkelly A FLICKERING TRUTH che racconta l'incredibile storia di tre sognatori che tra la polvere da decenni lottano per restaurare migliaia di ore di cinema afgano dalle origini ad oggi proteggendole dalle tante furie belliche di quella parte di mondo. E' prodotto dal Tribeca Institute con il Gucci Fund per i documentari.

E' davvero originale FOR THE LOVE OF A MAN di Rinky Kalsy, il film che esplora il fenomeno dei fan che seguono la superstar di Bollywood Rajinikanth. Finanziato in parte con le donazioni on line, il documentario esamina l'industria cinematografica indiana sotto un altro punto di vista, quello dei fans degli attori in un sistema di star superconcorrenziale. Le loro storie, che sono di passione, quasi devozione (e infatti pregano) risultano alla fine ben più interessanti di quelle delle loro icone.

Alain Mazars in JACQUES TOURNEUR LE MEDIUM racconta il regista che ha firmato oltre 70 film soprattutto horror, tra cui classici come Ho camminato con uno zombie e Il bacio della pantera, mentre Yves Montmayeur in THE 1000 EYES OF DR MADDIN prova ad entrare nella misteriosa personalità di Guy Maddin, esplora il regista canadese autodidatta che firma opere di culto per i cinefili, fatte di trame surreali, misteriose, bizzarre.

HELMUT BERGER, ACTOR di Andreas Horvath è un viaggio alla ricerca della personalità di quello che è stato uno degli uomini più belli del mondo, il protagonista di Ludwing, il compagno di Luchino Visconti, un attore che spesso ha lottato con il suo passato e con un presente tra varie dipendenze.

In MIFUNE: THE LAST SAMURAI di Steven Okazaki c'è il racconto dell'attore mito del cinema giapponese, il preferito di Akira Kurosawa di cui interpretò 16 film tra cui Cane Randagio, I sette samurai, Rashomon, La sfida del samurai. L'idea è di far conoscere Toshiro Mifune ai giovani che proprio non sanno cosa ha rappresentato quell'attore (e quel regista) nell'universo allora popolato solo da superstar ‘bianche', famoso nel mondo come lo sono stati dopo Bruce Lee e Antonio Banderas ai nostri tempi.

Nel cartellone dei documentari sul cinema trovano spazio anche due opere italiane.

In DIETRO GLI OCCHIALI BIANCHI, il giovane Valerio Ruiz ha fatto raccontare a Lina Wertmuller (nella foto), 87 anni, 50 anni e più del suo cinema, popolare, divertente, amatissimo anche in America dove è stata la prima donna regista candidata all'Oscar (era per Pasqualino Settebellezze), regista di buon umore come ama definirsi, una Giamburrasca (non a caso lo portò lei in tv con Rita Pavone) piena di aneddoti da raccontare.

Simone Isola in ALFREDO BINI, OSPITE INATTESO, descrive un personaggio che ha fatto la storia del cinema italiano, storico produttore di Pier Paolo Pasolini, una personalità libera, coraggiosa. Non è un documentario classico biografico ma una storia quasi gialla accaduta a Montalto di Castro nel 2001 quando di fronte al Motel Magic di Giuseppe Simonelli giunge un anziano signore, Bini. Il suo è un passato glorioso, aveva fatto esordire PPP nel 1960 con "Accattone" e prodotto tutti i film sino a "Edipo re", ma il suo presente è di grave difficoltà economica. Giuseppe decide di ospitare Bini, e di lì a poco nasce un rapporto del tutto speciale, come tra padre e figlio. Attraverso testimonianze e materiale di repertorio viene così ripercorsa una vita per il cinema, dai successi degli anni Sessanta alla crisi degli ultimi anni.

 

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